Massimo Marra

Saggista

massimo marraNapoli, 1965. Saggista, esperto di discipline esoteriche occidentali e storia dell’esoterismo, ha approfondito particolarmente la rinascita occultista francese a cavallo tra XIX e XX secolo e la storia e l’ermeneutica delle correnti esoteriche occidentali contemporanee. Nel contempo si è occupato di storia ed ermeneutica dell’ alchimia e dell’ermetismo tra rinascimento e barocco. A partire dal 1996, suoi saggi sono ospitati in diverse opere collettive e testate. Dal 2004 al 2008 è stato il direttore editoriale del trimestrale Atrium – Studi Metafisici ed Umanistici di Trento. Nel 2000 ha pubblicato Il pulicinella filosofo chimico: uomini e idee dell’alchimia a Napoli nel periodo del Viceregno (Mimesis, 2000), nel 2003 ha curato la ristampa del classico di Giovanni Carbonelli, Sulle fonti storiche della chimica e dell’alchimia in Italia (La Finestra, 2003). Nel 2007, insieme ad Andrea De Pascalis, ha curato il volume collettivo Alchimia (Mimesis, 2007). Ha prodotto il primo studio critico sulla figura e l’opera dell’esoterista francese Schwaller de Lubicz, R. A. Schwaller de Lubicz: la politica, l’esoterismo, l’egittologia (Mimesis, 2008). Dal 2001 collabora alla redazione della rivista di medicine antropologiche e storia della scienza Anthropos & Iatria (Genova). Con P. A. Rossi, Ida Li Vigni ed Andrea De Pascalis, ha varato nel 2001 il progetto web non-profit di divulgazione culturale Airesis. Sempre insieme a P. A. Rossi dirige la collana “I Quaderni di Airesis” dell’editrice Mimesis, dedicata ai rapporti tra l’uomo e il sacro. Nell’ottobre 2008 ha diretto il 1° Congresso Nazionale di studi Alchemici (Castello di Pavone, Ivrea), e, nel 2009, ne ha curato la pubblicazione degli atti (AA.VV., Il Fuoco che non brucia: studi sull’alchimia, Mimesis 2009). Recentemente un suo intervento (“Un libro serrato con sette sigilli sigillato”: il simbolismo ermetico del “Fiore de’ Fiori ” di Giovanni di Vasconia), è stato pubblicato all’interno del volume collettivo Sulle Ali del Sogno, a cura di P. A. Rossi, Ida Li Vigni ed Emanuela Miconi (Mimesis 2009), atti del convegno sul Sogno tenutosi nel 2007 all’Università di Genova. Vive e lavora a Napoli.

Gli articoli di Massimo Marra su airesis.net:


Nella sezione Ars regia:


marra_pietrabelzuar_00La pietra, il belzuar e la polvere

Il sogno della trasmutazione del piombo in oro attraverso la pietra filosofale, la guarigione da tutte le malattie per mezzo dell’elisir di lunga vita, non furono sempre le metafore simboliche del raggiungimento della realizzazione spirituale …

marra_amantisilfidi_00Gli amanti delle silfidi

I tozzi nani e gli aerei elfi tolkienani dalle saettanti frecce, recentemente riportati alla ribalta dal cinema, sono parenti stretti di diverse entità elementali – ovvero variamente legate ai quattro elementi – che, partendo da quell’immenso serbatoio …

untitledLa tradizione alchemica a Napoli. Medioevo e Rinascimento

Di questa corrente carsica e di difficile percezione, terra di confine tra investigazione scientifica e simbolismo ermetico, tra certezza sperimentale e rivelazione esoterica, non sappiamo molto: quando si pensa all’alchimia a Napoli, ad esempio …

Magia e alchimia nella Napoli del ‘600

E’ in ambiente medico e naturalistico che chi volesse ritrovare le tracce più evidenti dell’alchimia napoletana potrebbe rinvenire i materiali più abbondanti ed interessanti. In realtà, l’interesse per l’indagine naturalistica, lo sviluppo della spagiria …


Nella sezione Therapeutìké:


marra_teriaca_00La vipera e l’oppio. La Teriaca di Andromaco a Napoli tra XVI e XVIII secolo

Tra tutti i pesci della tradizione napoletana, il più sfortunato è senz’altro ‘O Guarracino, attore forse non protagonista di gustose zuppe di pesce, ma attore senz’altro protagonista in una delle tarantelle più popolari della tradizione napoletana…

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I libri di Massimo Marra:


AA VV, Come si legge un testo di alchimia e astrologia medica


Virtuosa-Mente, 2017, pp. 184

alchimiaCampo minato quello di leggere e interpretare un testo antico o classico di astrologia ed alchimia senza cadere nella tentazione di lasciarsi affascinare dai simboli e dalle allegorie che esso contiene. Se è vero che molti di questi testi rispondono alla volontà degli autori di difendere la loro disciplina dalla curiosità dei non-iniziati, è altrettanto innegabile che certe immagini, allegorie e simboli sono l’espressione di una forma mentis a cui il lettore moderno deve accostarsi con un paziente lavoro di riflessione e di rispetto a quel mondo. Gli Autori del presente libro hanno appunto cercato di fare questo, ognuno nell’ambito delle proprie competenze, senza avere la pretesa di fornire chiavi universali di interpretazione, ma solo di suggerire approcci conoscitivi che il lettore potrà approfondire. Adele Maiello, Il linguaggio degli alchimisti – Paolo Aldo Rossi, La “scienza della trasformazione”: chokhmat ha-tzeruf oppure physikà kaì mystikà – Lucia Bellizia Tetrábiblos – Libro III, cap. 13 – Maura Sonia Barillari, Delle infermità e delle malattie La ‘biblioteca’ di uno speziale: leggere il ms. Ashburnham 105 della Biblioteca Laurenziana di Firenze – Ida Li Vigni, Teorie e credenze mediche al tempo di Cecco d’AscoliMassimo Marra, Dealbate Latonam et rumpite libros: come si legge un libro di alchimia – Alessio A. Miglietta, Praxis, 1693. L’addio di Newton all’alchimia – Davide Arecco, Nato sotto Saturno: Johannes De Monte-Snyder e la iatrochimica europea (1665) – Walter G Sannita, C. G. Jung, l’alchimia e la chimica industriale.

La scheda completa

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Jean-Albert Belin, Le avventure del filosofo sconosciuto


Edizioni Mediterranee, 2016, pp. 277

marra1Abate benedettino in odore di alchimia, poi autorevole vescovo della diocesi di Bellay, autore tanto di opere teologiche e pastorali di chiara ispirazione controriformista quanto di operette apologetiche sulla Grande Opera, sulla medicina magnetica e sulla talismanica, introdotto a corte e stimato dallo stesso Luigi XIV, di Jean-Albert Belin (1610-1677) ci rimangono pochi e disorganici dati biografici. La sua opera più famosa, di cui diamo qui la prima traduzione italiana, “Les Aventures du Philosophe Inconnu en la recherche et l’invention de la Pierre Philosophale” (1646), è divisa in due parti: la prima narra, con una vena non priva di spunti satirici e umoristici, le strampalate avventure di un giovane cercatore dei segreti dei filosofi e dei suoi strani incontri con una varia sequela di imbroglioni e soffiatori; la seconda si sviluppa invece sull’apparizione di una bellissima ninfa iniziatrice che allatta teneramente lo sfinito alchimista e che, attraverso trois discours auxquels tout le secret de la Pierre Philosophale est enseigné, lo conduce alla conoscenza. In appendice diamo anche la prima edizione italiana de l’Apologie du Grand Oeuvre (1659), l’operetta che forse meglio di ogni altra rende conto dell’ideologia alchemica di Jean-Albert Belin, in cui Crisopea e Cristianesimo si fondono divenendo l’una il riflesso dell’altro, in un’analogia e omologia profonde tra la rigenerazione microcosmica propiziata dal Lapis e la salvazione universale mediata dal Cristo.

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R.A. Schwaller De Lubicz. La politica, l’esoterismo, l’egittologia


Mimesis, 2008, pp. 364

marra2Chimico, allievo di Matisse, teosofo, amico e maestro di poeti e artisti del calibro di O. V. de Lubicz Milosz, agitatore politico e sociale protagonista di falansteri e progetti utopistici di matrice socialista, alchimista e occultista coinvolto nella formazione della leggenda di Fulcanelli, studioso di geometria pitagorica e simbolica, teorico di una filosofia erotica dell’eccesso, studioso di egittologia e maestro di un gruppo di egittologi eretici e spiritualisti, riferimento indiscusso di una corrente di studiosi di simbolismo intorno alla quale vediamo avvicendarsi personaggi del calibro di René Alleau, Marie Madeleine Davy, Matila Ghyka, il poeta sufi Mounir Hafez… Frutto maturo di suggestioni culturali ed esoteriche complesse che vanno dalla teosofia al socialismo fourierista, dalla magia sexualis della Hermetic Brotherhood of Luxor alla sinarchia di Sant-Yves d’Alveydre, passando per coloriture di volta in volta corporativiste e libertarie, un tale personaggio è forse il crocevia più indicato per illustrare, attraverso l’analisi della sua complessa vicenda spirituale, le tensioni e le influenze che agivano all’interno di un’intera generazione di esoteristi, intellettuali ed artisti francesi ed europei, nati all’ombra della prima, grande crisi del positivismo.

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Il Pulcinella filosofo chimico di Severino Scipione


Mimesis, 2000, pp. 184

marra3L’alchimia napoletana del seicento ha una ricca storia che vede la penetrazione e l’affermazione del meccanicismo cartesiano, con la progressiva dissoluzione dell’impianto culturale magico-ermetico rinascimentale. In questo periodo, a partire dalla magia e dall’alchimia dellaportiana, attraverso la progressiva separazione dell’indagine scientifico-naturalistica degli aspetti simbolici ed esoterici dell’Arte, si assiste alla trasformazione della scienza alchemica in pura scienza esoterica e spirituale, funzionale all’espressione di un simbolismo che più nulla ha a che vedere con alcuna investigazione di laboratorio. Al saggio storico introduttivo segue la presentazione di una serie di testi e documentazioni iconografiche dell’alchimia seicentesca di ambiente napoletano. Il Pulcinella filosofo chimico (1681), opera del nobile napoletano Severino Scipione, è un dialogo tra Pulcinella e Graziano di Bologna, stavolta presentato come alchimista, in cui le due maschere dissertano ampiamente presentando i principi dell’arte alchemica del Severino. Viene poi presentato il dialogo Anagrammico dell’Alchimista di Gennaro Grosso (1650) poeta napoletano di ispirazione marinista.

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