Il signor Rossi e la fusione fredda (scusate il termine e… senza offesa per il signor Rossi)

di Roberto Germano

Nessun esperimento è riproducibile se uno lo fa con sufficiente incompetenza.
E. Del Giudice

Molti miei amici mi sono diventati ostili, con molti nemici ho stretto legami di amicizia, ma gli indifferenti mi sono rimasti fedeli.
S.J. Lec

Le prime osservazioni telescopiche del cielo furono indistinte, indeterminate, contraddittorie e in conflitto con ciò che chiunque poteva vedere a occhio nudo.
P.K. Feyerabend

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Questa immagine può dare un’idea delle dimensioni tipiche dei reattori sperimentali con cui si cerca invano da mezzo secolo di raggiungere la fusione calda. Un generatore sperimentale e fusione fredda ha dimensioni notevolmente ridotte. (si veda R. Germano, Fusione Fredda, moderna storia di inquisizione e d’alchimia, Bibliopolis, 2000, 2003).

Sig. Rossi: «Emilio, è vera questa storia che tu credi alla fusione fredda?!!».

Emilio: «Ma, in che senso, credo? Non stiamo mica parlando di una questione di fede religiosa…».

Bruno: «Sono curiosissimo dei fatti che ci puoi mostrare. Fatti sperimentali».

Sig. Rossi: «Ma dai, Bruno… Se lo sanno tutti, anche i bambini, che si è trattato di un errore scientifico… Una bufala!! Anzi, la più grande bufala del XX secolo!!».

Emilio: «A parte il termine “bufala” che dovrebbe far pensare alla mozzarella… ma, rimanendo in ambito gastronomico, ciò che tu dici è la stessa cosa che potrebbe pensare mia moglie della maionese…».

Sig. Rossi: «Cosa?!! La maionese??!!»

Emilio: «Sì, hai capito bene: la maionese. Non è mai riuscita a farla, pur provandoci molte volte; e alla fine finisce per comprarla già confezionata. Ma, non per questo è così frustrata da arrivare a negarne l’esistenza».

Bruno: «Che vuoi dire? Scusa…»

Emilio: «Parlavo della situazione attuale degli studi sulla fusione fredda. Dopo tanti anni di esperimenti – da quando nel 1989 i due chimici Martin Fleischmann e Stanley Pons ne annunciarono l’esistenza – ora il fenomeno è perfettamente riproducibile; purché si rispettino certi parametri, ovviamente. Nessun esperimento è riproducibile se uno lo fa con sufficiente incompetenza. Non basta accendere una fiammifero sotto una pentola d’acqua per portarla all’ebollizione, ma bisogna che la fiamma sia abbastanza grande e che aspettiamo abbastanza tempo. Se usassimo un fiammifero, rimarremmo sempre convinti che non è vero che l’acqua può bollire».

Sig. Rossi: «Lo sapevo… Ti chiediamo dei fatti sperimentali su una cosa eclatante: una presunta fusione nucleare in una cella elettrolitica e tu cominci con le storielle per bambini! Siamo abbastanza grandi per poter capire, non credi?».

Bruno: «Effettivamente, Emilio… Dacci dei fatti e dei numeri!»

Emilio: «Innanzitutto, permettetemi di farvi un preambolo su ciò di cui stiamo provando a parlare. Il fenomeno della cosiddetta fusione fredda in che consiste? Procuriamoci un filo di Palladio. Scelgo il Palladio perché assorbe benissimo l’idrogeno. Nel filo di Palladio, tramite un procedimento elettrolitico, immetto del Deuterio – che è l’isotopo pesante dell’Idrogeno (nell’idrogeno normale il nucleo è costituito da un solo protone, mentre nel Deuterio il nucleo è costituito da un protone e da un neutrone). Ora, se io riesco a far entrare nella matrice metallica “abbastanza” Deuterio, la fusione fredda avviene».

Bruno: «”Abbastanza” che vuol dire?»

Emilio: «Abbiamo previsto teoricamente e verificato sperimentalmente che “abbastanza” significa questo: la concentrazione di Deuterio deve superare una certa soglia di densità, non facile da ottenere in condizioni ordinarie, corrispondente al fatto che il numero di nuclei di Deuterio deve essere maggiore del numero di nuclei di Palladio. Cioè: la soglia critica di caricamento è uguale a x = (numero di atomi di deuterio / numero di atomi di palladio)³. In tal caso e solo in tal caso il fenomeno avviene».

Sig. Rossi: «Cioè? Cosa avverrebbe, in pratica?».

Emilio: «Ciò che avviene è questo: ogni volta che si raggiunge tale soglia, contemporaneamente viene emessa una quantità di calore assolutamente non prevista, in quantità da 10 a 20 volte l’incertezza sperimentale».

Bruno: «Non mi dire che da questo deduci che si tratta di fusione nucleare! Anche io talvolta emetto una quantità di calore non prevista…».

Emilio: «Certo che no. La misura non lascia dubbi che si tratta di una fusione nucleare perché in corrispondenza di quella soglia di densità e dell’emissione di calore, si sviluppa sempre nella cella elettrolitica una quantità di Elio 4 molto superiore al fondo naturale (100 volte maggiore del fondo)»

Sig. Rossi: «E perché si dovrebbe trattare proprio di fusione nucleare, scusa?».

Emilio: «Perché un nucleo di Elio è formato da due protoni e due neutroni. Ciò indica che il processo che produce l’energia che viene misurata è questo: due nuclei di Deuterio si fondono e danno luogo all’Elio».

Bruno: «Si, ma l’Elio è un gas così leggero e sfuggente… Come sei così sicuro che non si tratti di Elio atmosferico?».

Emilio: «Vedi…. Il livello di Elio misurato prima del raggiungimento della soglia critica e dopo lo spegnimento della corrente elettrolitica sono assolutamente uguali tra di loro, e hanno valori tipici del fondo naturale. Solo quando superiamo la soglia individuata, invece, si misura sempre una produzione di Elio circa 100 volte superiore al fondo naturale!!».

Sig. Rossi: «E come mai voi siete così bravi a superare quando volete la soglia critica? Non hai detto che è difficile da ottenere?».

Emilio: «In effetti abbiamo impiegato degli anni per capirlo. Ma tale soglia si raggiunge ormai quando vogliamo grazie ad un effetto fisico teoricamente previsto da Giuliano Preparata, e che noi abbiamo appunto battezzato “effetto Preparata”: Se il catodo ha una resistenza elettrica abbastanza grande (motivo per cui parlavo di un filo sottile di Palladio), quando il Deuterio intrappolato supera una soglia di densità (grazie al solo metodo elettrolitico) l’applicazione di una differenza di potenziale ai capi del catodo facilita moltissimo l’ingresso di nuovo Deuterio nel Palladio (fino al 40%¸50%) e ciò permette di raggiungere sempre quella famosa soglia critica».

Bruno: «Accidenti! Ma allora perché questa cosa non si sa in giro?».

Emilio: « Questi risultati sono stati in parte comunicati al 9° congresso internazionale sulla fusione fredda, che si è svolto a Pechino nel Maggio 2002, e poi abbiamo scritto un articolo completo su tutti i risultati e l’abbiamo inviato ad alcune riviste internazionali».

Bruno: «Bene!! Quindi tra poco se ne parlerà dovunque…».

Emilio: « Non credo proprio. Lo sai che dalla “prestigiosa rivista internazionale” Nature hanno detto che sull’argomento non intendono pubblicare nulla di favorevole, ma solo gli articoli contrari?».

Sig. Rossi: «E perché mai? Ci sarà una ragione, no?».

Emilio: «Sì, la ragione è questa: “Noi siamo una rivista privata e quindi pubblichiamo quello che ci pare”. Così, in pratica, dissero nel ’90… Il guaio, però, è che esistono organi pubblici, come ad esempio quelli italiani, che usano l’impact factor delle riviste – cioè l’indice di importanza, diciamo così, delle riviste scientifiche, che viene assegnato secondo certe metodiche – per stabilire l’importanza degli articoli. Nature ha il massimo impact factor nel mondo: 27, mentre il Giornale della Società Italiana di Fisica: 0.2; cioè, ci vogliono 135 articoli sul Giornale della Società Italiana di Fisica per pareggiare un articolo su Nature! Questo vuol dire che le opinioni della redazione di Nature sono la legge in base a cui lo Stato italiano assegna i fondi per la ricerca…».

Bruno: «Ma non esiste solo Nature… L’avrete inviato ad altre riviste, no?»

Emilio: «L’autorevole rivista americana Science ci ha risposto che, ahimè, non aveva spazio per ospitare il nostro articolo, perché evidentemente la pubblicazione della varie stupidaggini sull’ingegneria genetica non lasciava alcun buco disponibile; in ogni caso con questo piccolo sfoggio di ipocrisia l’editore di Science si è risparmiato di esprimere qualsiasi giudizio nel merito».

Bruno: «Non vi sarete arresi alla prima difficoltà?!»

Emilio: «Certo che no. Ci siamo rivolti allo European Journal of Physics che ci ha replicato con due giudizi di altrettanti referees. Uno riteneva impossibile il raggiungimento di una temperatura di 1500 gradi centigradi (infatti, in una occasione alcune parti del catodo si erano fuse) all’interno dell’acqua della cella; evidentemente i vulcani sottomarini per il nostro “esperto” sono una truffa, esattamente come la fusione fredda!».

Bruno: «Per non parlare delle saldature subacquee… Ma come è possibile che uno scienziato possa essere così sprovveduto?! …E l’altro referee? Spero sia stato più ragionevole!».

Emilio: «Non direi… Infatti, l’altro referee si stupiva che noi fossimo in grado di misurare la resistenza elettrica di un conduttore ai cui capi ci fosse una differenza di potenziale…».

Bruno: «Ma dai!! Spero che tu stia scherzando!!».

Emilio: «Niente affatto!! Comunque abbiamo insistito, mandando l’articolo al Journal of Physics».

Sig. Rossi: «Non vorrai continuare a raccontarci che anche in questo caso siete stati vittime di una qualche persecuzione?».

Emilio: «Assolutamente no! Certo è che in quest’ultimo caso, il Journal of Physics ci ha risposto con poche righe abbastanza incomprensibili, da cui si capiva soltanto che, contrariamente alla comune opinione, la calorimetria non è una scienza…».

Bruno: «Ma… Visto il successo degli esperimenti, comunque all’ENEA vi avranno incoraggiato a continuare, no?».

Emilio: «Non proprio… Carlo Rubbia, il nostro Nobel che, inizialmente scettico, negli ultimi tempi si era invece convinto a supportare questi esperimenti, quale presidente dell’ENEA, è ora tornato al silenzio; come se nulla fosse accaduto…».

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Il testo di Roberto Germano sulla fusione fredda edito dalla Bibliopolis e giunto ormai alla seconda edizione.

Sig. Rossi: «Ma insomma! Se tutta questa storia della fusione fredda fosse vera, non ci sarebbero già delle applicazioni?! Dopo 15 anni…».

Bruno: «In effetti, ho sentito dire che in ambito militare si crede che delle applicazioni ci potrebbero essere… o esserci già state, in correlazione ai proiettili all’uranio impoverito…».

Sig. Rossi: «Eh, sì!! Adesso finiamo nella spy story!!! Ma finiamola una buona volta con queste visioni cospirative!! Sicuramente tra un po’ mi verrete a parlare del Grande Vecchio…».

Emilio: «Beh, devo ammettere che in tutti i congressi sulla fusione fredda ci sono sempre dei rappresentanti delle forze armate degli Stati Uniti… Ma, forse soltanto perché i militari americani sono persone interessate alla scienza…».

Bruno: «Mah… Certo che la situazione è proprio strana. Nessuno ne sa niente, dopo 15 anni!! I militari interessati… Tutti convintissimi che sia un errore scientifico. E pur senza avere alcuna informazione tecnica… Credo che il fenomeno della fusione fredda non sarà accettato fino a che non si venderanno degli scaldabagni a fusione fredda!!».

Emilio: «Pare proprio che delle aziende ci stiano già lavorando…».

Bruno: A pensarci bene, forse anche allora ci saranno dei problemi. Sì… già li vedo… Gli stessi che ora dicono che non ci può esserci alcun fenomeno nucleare, diranno poi che si tratta di qualcosa di pericolosissimo che non si può tenere in casa…. Perché? Perché è nucleare!!!».

Sig. Rossi: «Non è vero!! Io aspetto proprio con ansia questo scaldabagno… Con quello che pago di metano!!!».

Emilio: «Fai bene ad essere ansioso, e anche i tuoi discendenti dovrebbero esserlo: per avere 10 kW di potenza per una durata di 500 anni, ti basterà un grammo di Palladio e un litro di acqua pesante…».

Bruno: «Eh sì!! Ma chissà quanto costano questi “ingredienti”!!».

Emilio: «Te la cavi con 300 Euro…».

Ci scusiamo per l’interruzione.
La trasmissione sarà ripresa il più presto possibile


Bibliografia

  • R. Germano, Fusione Fredda. Moderna storia d’inquisizione e d’alchimia, Bibliopolis (2000, Seconda ediz.: 2003).
  • R. Germano, Fusione fredda: una moderna storia di inquisizione, in “Scienza e Democrazia”, a cura di Marco Mamone Capria, Liguori Editore (2003), 259-275.

Articolo pubblicato per la prima volta sulla rivista Antropos & Iatria. Rivista italiana di Studi e ricerche sulle Medicine Antropologiche e di Storia delle Medicine, anno VIII, n. 2, pp. 89-91, riprodotto per gentile concessione dell’autore. Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata con qualsiasi mezzo.

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