Michael Maier e l’Atalanta Fugiens

di Stefania Quattrone

quattrone_maier_01“Enigmatico” medico di derivazione paracelsana, Conte Palatino, alchimista, promotore di riforme, Maier fu uno tra i principali teorici della dottrina Rosa – Croce. La sua fama è indissolubilmente legata ad uno dei più celebri libri di “emblemi” della storia, l’Atalanta Fugiens, opera apparentemente bizzarra nella quale la musica ed altri elementi “artistici” formano un tutt’uno con l’esposizione ermetica.

Per analizzare l’enigmatica figura di Michael Maier e il significato dell’Atalanta Fugiens, il suo più singolare e fortunato libro, bisognerebbe prima inquadrare, sia pure brevemente, lo sfondo culturale ermetico dell’ epoca, espressione di quella tradizione del “pansofismo rinascimentale” – ossia di quella ricerca di un “sapere enciclopedico” riguardante l’intera Realtà che faceva capo alla corte praghese di Rodolfo II. E quanto facciamo in un riquadro a parte, rimandando il lettore desideroso di ulteriori approfondimenti sull’ermetismo rinascimentale agli studi di F. Yates citati in bibliografia.

Michael Maier nasce nel 1568 a Rindsberg, nell’Holstein, da una famiglia di origine protestante o forse anche ebraica. Nel corso della sua vita, comunque, Maier si dichiarerà profondamente cristiano. Dopo aver compiuto i suoi studi in medicina, ne11596, si laurea a Basilea dove ancora circolano le teorie fIlosofiche del “mago-medico” Paracelso; nell’anno successivo si laurea in filosofia a Rostock. Nell’anno 1608 viene chiamato dall’imperatore alchimista Rodolfo II[1] a Praga, per ricoprire la carica di medico di Corte.

A questa dignità professionale se ne aggiungono in seguito delle altre; infatti la sua inclinazione intellettualistica e allo stesso tempo “empirista”, nonché il suo prediligere tutto ciò che è “arcano” ed “esoterico”, stimolano notevolmente l’attenzione di Rodolfo, appassionato fautore delle “scienze occulte”, soprattutto negli ultimi anni di vita, tanto che Maier viene insignito del titolo di Conte palatino e nominato segretario privato dell’imperatore. Durante i quattro anni precedenti la morte di Rodolfo II, Maier ha modo di assorbire la singolare atmosfera della Corte, attraverso la quale nei tempi passati transitarono famose personalità, come, ad esempio, John Dee, Tycho Brahe e Keplero. Benché quelle presenze non siano ormai che un ricordo, l’ambiente della Corte rodolfina è ancora permeato dalle loro “teorie”, essendo rimasto così idealmente immutato.

Dopo la morte di Rodolfo II, Maier lascia Praga, intorno al 1612, per viaggiare attraverso l’Europa. Visita più volte l’Inghilterra, dove entra certamente in contatto con i più importanti esponenti del “neoplatonismo” alchemico, tra i quali c’è il celebre filosofo rosacrociano Robert Fludd[2], autore di quella Utriusque Cosmi Historia, o Storia dei due Mondi (del “Macrocosmo” e del Microcosmo”) dove è espressa, e quindi presentata con estrema chiarezza, la filosofia basata sul disegno armonico del “Cosmo” e le armonie corrispondenti nell'”Uomo”. La Utriusque Cosmi viene pubblicata con splendide immagini a Oppenheim dall’editore Jean Theodore de Bry nel 1617, 1618 e 1619. Nello stesso luogo e nello stesso periodo Maier pubblica il De Circulo Physico Quadrato, opera che si avvicina indubbiamente alle concezioni fluddiane, nonché la famosa Atalanta Fugiens, importante libro di “emblemi” in cui l’alchimia spirituale è realizzata in modo insolito. Tornato in Germania, Maier diventa medico di Corte di Maurizio d’Hesse, Langravio d’Assia, entrando così in stretti rapporti con la cerchia dell’elettore palatino, profondamente legato al misticismo alchemico dei Rosa-Croce, dei quali Maier diventa indubbiamente uno dei portavoce I ufficiali. Sorpreso a Magdeburgo dalla guerra dei Trent’anni, Maier scompare nel 1622 senza lasciare alcuna traccia. La produzione letteraria di Maier oltre ad essere copiosa, secondo la nota tendenza “enciclopedica” del periodo, presenta scritti di notevole interesse, soprattutto per le profonde “teorie” di alto livello “filsofico-ermetico” in essi contenute, ed utili ai fini di una maggiore comprensione di quella “tradizione alchemica” tipica e fondamentale espressione del “neo- platonismo” protestante dell’età barocca. Infatti, dal 1614 escono a Oppenheim, presso i de Bry, ed a Strasburgo, presso la tipografia di Luca Jennis, strettamente collegata alla casa de Bry, le numerose opere di Maier, secondo un ritmo tale da avvalorare l’ipotesi che alcune siano risalenti ad un tempo precedente ed in seguito pubblicate.

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L’editore e stampatore “rosicruciano” Johannes Theodorus de Bry (1561-1623).

Alla Corte di Praga soggiornarono oltre al Maier, altri numerosi ed eccelsi alchimisti, fra i quali Ruland, Croll, Khunrath[3] e Dee[4]. La loro attenzione non era soltanto rivolta alla rigenerazione dei “metalli” mediante l’uso della “pietra filosofale” bensì il loro interesse principale era la rinascita “morale” e “spirituale” dell’umanità. Così l’alchimia poteva essere espressa con un “simbolo” o con un “segno” allusivo, anzi il messaggio mistico dell’alchimista poté essere svelato interamente per mezzo di un simbolismo concreto, come si può vedere nelle opere di Michael Maier o nel Viridarium Chymicum di Daniel Stoltzius von Stolzenberg, tardo esponente della Praga rodolfina. È importante sottolineare che tutta la mentalità occultistica, intesa nel suo senso più lato, appartiene senza dubbio al concetto di “cosmologia” presente in Europa sul finire del Rinascimento.

L’età di Rodolfo accettava ancora l’esistenza di un “ordine globale”, infatti l'”umanesimo” e l'”arte” che fiorirono a Corte furono indubbiamente l’espressione, ossia la rivelazione, di questo importante edificio “intellettuale” che quell’età aveva avuto in eredità dal passato. L'”enciclopedismo”, ossia quel “sapere universale” caratteristica tipica della Corte di Praga al tempo di Rodolfo, svolse un ruolo fondamentale per il pensiero filosofico del “medico-alchimista” Michael Maier, certamente considerato, in base soprattutto ai suoi numerosi scritti, il più “inventivo” ed il più “peculiare” degli alchimisti.

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L’emblema XXXII dell’Atalanta Fugiens di M. Maier: “Come il corallo cresce sott’acqua e indurisce all’aria, così, è per la pietra”. Sullo sfondo chiari riferimenti alla città di Heidelberg.

La sua produzione letteraria presenta infatti opere di profondo interesse principalmente ai fini di una maggiore comprensione della “tradizione-alchemica” dell’era barocca. Così tutte le sue opere, a partire dalla prima Arcana Arcanissima, del 1614, fino alla Septimana Philosophica o al Cantilenae intellectuales de Phoenice redivivo, entrambe del 1620, presentano una particolare forma di “misticismo” per lo più a carattere “neoplatonico”, espresso con immagini simboliche intese, alla maniera dei “Mitografi” del Rinascimento[5], come una rilettura in chiave sia ermetica che alchemica del mito e della leggenda, favorendone i caratteri “egizi”. La stessa Atalanta Fugiens propone l’uso della “simbologia-alchemica” come sostegno di un “Movimento” sia religioso che spirituale derivante dal “neoplatonismo” ermetico, ossia una “nuova religione” segreta, simile indubbiamente a quella di Giordano Bruno[6].

Quindi possiamo concludere questo viaggio “mentale”, che ci ha condotto a ritroso nei secoli alla ricerca di peculiari eventi storici, asserendo che la figura dell'”homo-faber” Michael Maier non costituisce un fenomeno isolato, ma bensì è l’erede spirituale di una tradizione antichissima risalente agli Hieroglyphica di Horapollo[7]. Infatti con l’Atalanta Fugiens, che come abbiamo già detto va senza dubbio considerato uno dei più celebri libri di emblemi della storia, vera e propria raccolta di immagini alchemiche e commenti filosofici, Maier si colloca in maniera molto originale nel quadro dei “neoplatonici” postrinascimentali, distaccandosi decisamente, per il suo uso alchemico degli emblemi per precisi fini filosofici alla maniera dei “geroglifici”, dalla tradizione dell'”emblematica-pittografica” da lui stesso criticata nella Premessa dell’Atalanta Fugiens[8].

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Il Tempio della Musica di Robert Fludd. Si notino, tra i vari elementi che costituiscono questo edificio “simbolico”, i diversi riferimenti alla figura di Apollo ed alla tradizione pitagorica; la parte terminale della torre più alta individua il senso dell’udito (da Utrisque cosmi historia di Robert Fludd).

L’Atalanta Fugiens rappresenta un unicum nella storia dell’alchimia in quanto si può considerare il solo testo noto dove le arti “grafiche”, “poetiche” e “musicali” risultino strettamente legate alla trattazione ermetica vera e propria. Tanta esplicazione “estetica” si connette così sicuramente agli ideali filosofici rosacrociani, come abbiamo inizialmente sottolineato, ossia di un’arte che da un lato sia considerata come mezzo educativo e dall’ altro richiami aspetti “metafisici” ben precisi, il tutto pervaso dal mistero del “magisterio-alchimistico” .

Non bisogna dimenticare che molti esponenti dell’entourage di Rodolfo II si dedicarono a stabilire dei nessi tra “meccanica” e “musica”. In questo periodo, infatti, ebbe grande valore una compiuta “teoria metafisica” contenuta nel Harmonces Mundi, opera pubblicata da Keplero nel 1619; questa “teoria” sulla “musica” fu ripresa in modo interessante dagli alchimisti, che la considerarono atta a creare quell’atmosfera propizia occorrente per operare le “trasmutazioni” dei metalli.

Maier, seguendo anche le “teorie” degli alchimisti medievali, che denominavano il loro “magisterio” Arte della Musica, divenne uno degli esempi più importanti di questa connessione musica-alchimia. Nella Atalanta Fugiens già il titolo sottolinea le valenze musicali del testo, anche se a prima vista esso non è che un riferimento al mito di Atalanta, che qui riassumiamo brevemente. Atalanta, figlia di Scheneo, re di Sciro, aveva un’ agilità così grande da essere imbattibile nella corsa. Restia a maritarsi alle insistenze del padre accettò di prendere come sposo il pretendente che fosse riuscito a batterla in una gara di corsa, ma ponendo come condizione che gli sconfitti fossero messi a morte.

Parecchi si cimentarono nell’impresa, fallendo, finche Ippomene riuscì a spuntarla grazie ad uno stratagemma suggeritogli da Venere: durante la gara lasciò cadere in terra tre mele d’oro e Atalanta si fermò a raccoglierle, sciupando tanto tempo prezioso da perdere la corsa. Il titolo della Atalanta Fugiens allude quindi alla storia di Atalanta che “fugge”, mito che per gli ermetisti aveva significato particolare[9], ma al tempo stesso è un’ allusione alla parte “musicale” del testo, basata su quella forma musicale chiamata appunto “fuga” (elaborazione contrappuntistica di uno o più temi). Più precisamente Maier usa “canoni musicalì” a “tre voci” ricorrenti in cinquanta “fughe” che accompagnano altrettanti emblemi; le une e gli altri costituiscono un insieme permeato di un complesso simbolismo.

Gli emblemi presenti nell’Atalanta Fugiens vanno considerati indubbiamente i più belli della “tradizione ermetica”, e sono da attribuire quasi sicuramente al famoso Matthaus Merian[10], abile incisore svizzero, genero del già ricordato de Bry. Infatti, le incisioni del Merian non solo si riconoscono per quella particolare e caratteristica fluidità di segno che le differenziano notevolmente dalle altre di questo stesso periodo, ma anche grazie agli evidenti riferimenti alla città di Heìdelberg, nonché al Palatinato. A questo proposito è bene ricordare che Merìan aveva abilmente illustrato la città di Heidelberg nel celebre Hortus Palatinus di Salomon de Caus[11], nonché nell’Emblematum Ethico-Politicorum Centuria di Zincgref[12].

Che si tratti di un libro di “Emblemi Chimici” riguardanti i segreti della “Natura” è annunciato già nel peculiarissimo frontespizio dell’Atalanta Fugiens, dove appunto Maier scrive:

Atalanta Fugiens, hoc est Emblèmata Nova ne Secretis Naturae Chymica, Accommodata partim oculis et intellectui, figuris cupro incisis, adjectisque sententiis, Epigrammatis et notis, partim auribus et recreationi animi plus minus 50 Fugis Musicalibus trium Vocum, quarum duae ad unam simplicem melodiam distichis canendis peraptam, correspondeant, non absq,. singulari jucunditate videnda, legenda, meditanda, intelligenda, dijudicanda, canenda et audienda[13].

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Il Monte Elicon come come sede delle nove Muse e delle Sette Arti Liberali. Si osservi il vecchio incoronato attorniato dalle Muse, che personificano l’ideale di purezza ed armonia, nonché l’Albero della Vita e la doppia fontana, tipici elementi del simbolismo alchemico. (da Nicola D’Antonio Degli Agli, 1480, Bibl. Ap. Vat., cod. Urbinate Latino 899, foglio 110 verso).

Questo “Frontespizio è indubbiamente significativo e quindi tipico per le caratteristiche particolari che lo compongono, tanto da risultare l’emblema per eccellenza di tutti gli emblemi contenuti nell’Atalanta Fugiens.

L”alchimia” e la “musica” sono protagoniste anche di un’altra opera di Maier: l’Examen Fucorum Pseudo-Chymicorum Dectorum, pubblicata a Francoforte nel 1617. In questo scritto l’autore espone la sua particolare visione) in base alla quale la scienza alchemica è da considerarsi come un compendio di numerose conoscenze che viene ad appoggiarsi, secondo le note concezioni classiche, a tutte le “Arti Liberali”. Così l’aspetto “neoplatonico” del “discorso” di Maier è ribadito quando, appunto, l’autore dichiara che il “sapiente” alchimista non soltanto deve essere profondamente edotto di tutte le arti) tra le quali la “musica” e la “scienza medica”, ma soprattutto deve aver raggiunto quella perfezione interiore necessaria al compimento della sua “ars-regia”, Del resto queste concezioni del pensiero rosacrociano, ossia lo studio dell’alchimia spirituale e del suo significato religioso, non solo trasparivano già nella famosa opera di John Dee Monas Hieroglyphica (1564), ma erano anche presenti nelle “teorie” filosofiche di Lutero.

È infatti all’inizio di questo XVII secolo che l’influenza ermetica raggiunge il suo apice e l’attesa renovatio, di cui tanto parlano i “manifesti rosacrociani” della Fama e della Confessio, si propone sostanzialmente di comporre una ricongiunzione degli aspetti sia “spirituali” che “scientifici” dell’ umano operare, svelando così quella identità fondamentale tra interno), ed “esterno”, Quest’idea secondo la quale nell’alchimia confluisce il senso di tutto il lavoro umano, o meglio, che nella sua essenza l'”ars-regia” sia un’ esaltazione dell'”homo-faber”, è espressa in maniera esemplare nell’Atalanta Fugiens, dove appunto Maier dice:

…Ricevi dunque in un solo libro quattro specie di cose: composizioni allusive, poetiche, allegoriche, emblemi nel venereo rame incisi e di venerea grazia adorni, verità chimiche secretissime che l’intelligenza tua sonderà, infine musiche delle più rare: fa buon uso di ciò che t’è qui dato. Se l’uso sarà più intellettuale che materiale, un dì ne trarrai maggior profitto, Ma se primi opereranno i sensi, ricorda: passar dai sensi all’intelligenza non è facile come traversar una porta. Niente, dicesi, è nell’intelletto che non fu in un senso, e l’intelligenza umana nata a questa vita pare una tavola rasa su cui nulla fu ancora scritto, ma dove tutto può scriversi coi sensi, com’essi fossero uno stilo. E si dice pure volgarmente: Non si brama ciò che si ignora…[14]

Il sogno del “medico-umanista” Michael Maier di realizzare un mondo “ideale” come quello descritto da Johann Valentin Andreae nella sua “utopistica” città di Christianopolis, permea l’intera composizione dell’Atalanta Fugiens. Ma il concetto maieriano di una conoscenza “tout-court”, prendendo forma nel momento in cui stava per nascere il moderno pensiero scientifico, rappresentato da personalità quali Francis Bacon e Isaac Newton, era perciò fatalmente destinato a dissolversi, anche se gradualmente.

E nonostante si cominci ad avvertire nell’Atalanta Fugiens la difficile situazione storica del momento, nelle sue pagine troviamo gli ultimi echi di una atmosfera che conclude un ciclo “ideale” di pensiero filosofico: pochi anni dopo, infatti, la guerra dei Trent’anni distruggerà ogni speranza di rinnovamento.

La “teoria” maieriana di una “utopia” intellettuale comprendente una totale perfezione “cosmica” rappresenta un caso unico nella storia dell’alchimia; ed è una teoria ancor oggi verificabile assecondando le intenzioni del “philosophus-alchimista” Michael Maier che sono quelle di condurre il lettore all’interno di una storia ad episodi, partendo dal “Frontespizio” dell’opera e seguendo un percorso “ideale” fino al suo interno, dove appunto ogni singola figura contenuta negli emblemi, accompagnata da un “brano musicale”, corrisponde ad uno scopo ben preciso: “parlare” un suo proprio codice segreto “simbolico-mitico-ermetico” a chi vuole avventurarsi come noi, nella sua esplorazione.

Il sogno Rosa-Croce nell’Europa del ‘600

Nell’Europa del XVI e XVII secolo la “tradizione ermetica” acquistò una notevole importanza ed influenza grazie al peculiare apporto di personaggi come John Dee, Heinrich Khunrat e Michael Maier, e, nonostante avesse convinti oppositori, tra i quali va ricordato il dotto Isaac Casaubon (1559-1614) che fu il primo della sua epoca a mettere in dubbio la leggenda dell’autenticità e della venerabile antichità degli scritti attribuiti a Hermes Trismegisto.

In questo clima, nei primi anni del XBII secolo, si sviluppò la corrente filosofica del Rosa-Croce, originata, secondo la tradizione da due fondamentali nonché anonimi manifesti: la Fama Fraternitas e la Confessio Fraternitas, pubblicati a Kassel per la prima volta rispettivamente nel 1614 e nel 1615.

Singolarmente legati alla tradizione alchemica, elemento basilare del neoplatonismo dell’età barocca, i Rosa-Croce hanno come portavoce ufficiale della loro “dottrina” Johann Valentin Andreae. Il loro scopo è quello di promuovere un programma riformista, sollecitando anche la generosità nei confronti del prossimo ed il soccorso gratuito dei poveri.

Soprattutto i Rosa-Croce si servono dell’alchimia per accrescere la loro conoscenza e purezza interiore, usandola come “Ars-Regia” delle metamorfosi psichiche. Così il movimento rosacrociano, attribuendo un ruolo fondamentale all’Uomo nell’Universo, secondo le teorie neoplatoniche rinascimentali, che schiusero indubbiamente il cammino all'”Uomo”, ormai in grado di operare mediante il suo sapere scientifico, promosse un vasto programma di ricerche e di riforme in campo scientifico e soprattutto medico.

Idealmente legato ai “manifesti rosacruciani” è un singolare romanzo scritto in tedesco e pubblicato a Strasburgo nel 1616 con il titolo Chymische Hochzeit, ovvero Le nozze chimiche di Christian Rosenkreutz, opera ricca di simbolismo alchimistico, in cui il tema del “matrimonio” è usato come emblema di processi alchemici e che va attribuita indubbiamente a Johan Valentin Andreae.

La pubblicazione dei due “manifesti rosacrociani” e quella del romanzo alchimistico le Nozze Chimiche suscitarono, a causa dei risvolti altamente riformisti presenti in essi, una diffusa eccitazione culturale nell’Europa dell’epoca. Infatti la “riforma generale delle cose divine ed umane” auspicata dai Rosa-Croce, rappresentò senza dubbio un bisogno profondamente sentito e da tempo nascosto. Il sentimento rosacrociano, oltre a risentire delle non placate agitazioni delle lotte religiose, presenta anche i fervori di quel rinnovamento culturale e di pensiero che gli studi neoplatonici, cabalistici ed ermetici avevano condotto dal tardo Rinascimento in poi. Questa bramata renovatio sembrava espressa nel tangibile simbolo del matrimonio della principessa Elisabetta, figlia di Giacomo L con Federico V, elettore palatino del Reno, celebrato nell’anno 1613.

Attorno ai due sposi gravitava tutto il fervore antiasburgico, riaccesosi nei paesi tedeschi dopo la morte dell’imperatore Rodolfo II avvenuta nel 1612, che rappresentò un momento di crisi nell’atmosfera tesa dell’Europa del periodo. Ma ombre oscure – come osserva F. Yates – incombevano sugli splendori di quelle nozze, e questi giovani innocenti, Federico ed Elisabetta, si sarebbero trovati entro pochi anni nel centro del ciclone.

E infatti il breve ed illuminato regno della giovane coppia fu stroncato dalla guerra nata proprio per l’accettazione da parte di Federico del vacante trono di Boemia, e con esso si esaurirono gli effimeri fasti del fervore rosacrociano. Priva di guida e confusa l’Europa precipitò nella guerra dei Trent’anni, provocata nel 1620 dagli effetti della battaglia della Montagna Bianca, nei dintorni di Praga nel corso della quale le forze di Federico furono completamente sgominate. La battaglia rappresentò dunque un avvenimento decisivo nella storia europea, Praga fu devastata totalmente, la Chiesa boema del tutto soppressa; il castello di Heidelberg, ricco di singolari meraviglie “magico-scientiliche”, e l’Università di Heidelberg, importante centro della cultura protestante, subirono una trasformazione completa negli anni seguenti, Comunque, durante il suo breve regno Federico V favorì in ogni modo nel Palatinato i prodotti di quella nascente renovatio di pensiero inaugurata dai due noti “manifesti rosacrociani“, e senza dubbio alle sue “idee” si deve attribuire l’intensa attività dell’editore palatino Jean Theodore de Bry, che negli anni immediatamente precedenti allo scoppio della terribile guerra dei Trent’anni pubblicò un ingente numero di peculiari testi in qualche modo connessi alle nuove “teorie”.

Accanto a Valentin Andreae, Michael Maier e Robert Fludd sono da considerare anch’essi gli esponenti più importanti della filosofia rosacrociana, in quanto contribuirono notevolmente, con una serie di opere, non solo a diffondere ulteriormente ma anche e soprattutto a sostenere il “mito” rosacrociano, che da quel momento cominciò ad assumere le caratteristiche di un vero e proprio movimento culturale fondato su un ricco corpus di scritti.

(S.Q.)

 


Note

[1] Sulla figura di Rodolfo II, considerato dall’intimo amico del pittore Spranger “il più grande mecenate delle arti esistente al mondo, nonché Imperatore Romano”, si veda l’opera di R.J Evans, Rodolfo II d’Asburgo. L’enigma di un imperatore, Bologna 1984.

[2] Robert Fludd (1574-1673) nato nel villaggio di Bearstead, nel Kent, “medicinae doctor oxoniensis”, come lui stesso scrive nel frontespizio delle sue opere, è un importante filosofo rosacrociano il cui atteggiamento si ricollega indubbiamente al pensiero neoplatonico ficiniano ed al Corpus Hermeticum. Nel 1592 entra nel John’s College di Oxford dove studia arte ed in particolare teoria musicale, interessandosi contemporaneamente allo studio delle scienze occulte. Nelle sue opere, piene di riferimenti simbolici, sono spesso frequenti i richiami all'”armonia musicale”; in esse il misticismo ermetico ed i criteri cosmologici si uniscono a studi fonici per attuare quella “armonia delle sfere celesti” tanto amata dalla tradizione neoplatonica.

[3] Enrico Khunrath (1560-1605) di Lipsia, “amante fedele della teosofia e dottore nell’una e l’altra medicina”, come egli stesso si nomina, così sapiente cabalista che profondo alchimista, pubblicò nel 1600 circa una mirabile sintesi della scienza occulta che intitolò Amphiteatrum Sapientiae Aeternae. Questa sintesi comprende due parti: una mistica, rivelava, attraverso una interpretazione esoterica, le verità nascoste sotto le cattive traduzioni pubblicate fino ad allora nel Libro della Saggezza; l’altra, geroglifica, esponeva per mezzo di figure simboliche i misteri dell’ascensione dell’anima sulla scala del sapere, ed insegnava la ricerca della “via”, le origini della vita, la sublime grandezza della verità ed anche la sua meravigliosa semplicità. Si veda E. Khunrath, Anfiteatro della Saggezza Eterna, a cura di Papus, Marc Haven e Stanislao de Guata, Roma 1973.

[4] John Dee (1527-1608) per quanto noto come alchimista e occultista, fu anche u matematico di considerevole importanza, interessato a studi matematici di ogni genere ed alla utilizzazione della matematica nel campo delle scienze applicate. Egli stesso fu uno scienziato pratico, un inventore; tra le sue attività in questo campo si ricorda la costruzione di un granchio volante per una rappresentazione teatrale studentesca.

[5] Tra i principali storici della tradizione litografica troviamo il cartaginese Marziano Capella, contemporaneo di Microbio, autore della famosa: De nuptiis Philologiae et Mercurii, opera notevolmente diffusa durante l’età del Rinascimento per i suoi caratteri essenzialmente allegorici. Infatti si tratta di un racconto delle Nozze tra Filologia e Mercurio in chiave allegorica, che sintetizza effettivamente molte delle conoscenze ermetiche e neoplatoniche del periodo, unite a spunti orfici ed al schemi pitagorici, con una fondamentale descrizione figurativa degli Dei partecipanti al Convivio, nonché delle sette “Arti Liberali“. A questo proposito ricordiamo che, nell’ambito della letteratura dell’età dell’Umanesimo, intorno alla prima metà del cinquecento, si inseriscono le singolari opere a sfondo mitologico di Lilio Gregorio, Girali, Natale Conti e Vincenzo Cartari.

[6] È importante sottolineare che l’emblema XLII contenuto nell’Atalanta Fugiens, e considerato indubbiamente uno dei più singolari, mostra un filosofo con la sua lanterna che segue attentamente le orme lasciate dalla Natura. L’emblema, come osserva la Yates, ricorda in qualche modo la prefazione dedicata da Giordano Bruno a Rodolfo II, durante il suoi soggiorno a Praga nel 1588, del suo Articuli adversos Mathematicos (F.A. Yates, Giordano Bruno e la Tradizione Ermetica, pp. 340-343). Infatti ne ripete il tema preferito, cioè che si debbono studiare le vestigia e le orme lasciate dalla Natura evitandole contese delle sette religiose e volgendosi alla Natura, che grida ovunque per essere ascoltata. Maier, nonostante fosse un luterano devoto, potrebbe aver avuto qualche idea del genere quando, in quegli anni di feroci controversie religiose, alla vigilia dello scoppio della guerra dei Trent’anni, chiarì i suoi atteggiamenti religiosi e filosofici attraverso il simbolismo alchimistico.

[7] Manoscritto greco recuperato dal religioso fiorentino Cristoforo del Buondelmonti, che conteneva la descrizione e l’interpretazione simbolica di circa duecento immagini tratte da geroglifici e quindi destinato a costituire per lungo tempo l’opera basilare di confronto per lo studioso di questa particolare forma di linguaggio. A parte la notevole diffusione di copie manoscritte, ne esistono un gran numero di edizioni a stampa risalenti ai primi decenni del Cinquecento. Si veda F. Sbordone, Hori Apollinis Niliaci, Napoli 1940.

[8] M. Maier, Atalanta Fugiens, Oppenheim 1617, si veda Praefatio ad Lectorem, pp. 6 e seg.

[9] Vedi A.G. Pernety, Dizionario Mito-Ermetico, Genova 1979.

[10] Matthaus Merian (1593-1650) incise numerose opere in questo periodo, tra le quali sicuramente, sebbene le incisioni non siano firmate, le stupende illustrazioni del singolare testo enigmatico di Maier citato. Si veda Thieme-Becker, vol. XXIV, 1930, pp. 413-414.

[11] Alle dipendenze del principe Enrico, fratello della principessa Elisabetta, vi era Salomon De Caus, un protestante francese, architetto di giardini estremamente brillante e in genere idraulico. Fra le opere pubblicate di S. De Caus ricordiamo Les raisons des forces mouvantes, Francoforte 1615. Ispirato da Vitruvio, questo libro contiene molti passi importanti sull’idraulica e sulla meccanica.

[12] Il libro di emblemi di Zincgref, con gli emblemi del castello di Heidelberg e del suo Lene, fu pubblicato da De Bry a Oppenheim nel 1619, con una dedica all’elettore palatino in cui Zincgref lo ringrazia per l’aiuto e la protezione accordatagli. Infatti gli “emblemi etico-politici” di Zincgref rappresentano una dichiarazione di sostegno morale e politico all’elettore palatino.

[13] “Atalanta Fugiens, ovvero Nuovi Emblemi Chimici sui Segreti della Natura, adatta in parte agli occhi e all’intelletto attraverso immagini incise su rame con annesse sentenze, epigrammi e note, in parte al piacere dell’udito e alla ricreazione dell’animo attraverso circa 50 fughe musicali a tre voci, delle quali due corrispondono ad una semplice melodia adatta ad accompagnare dei distici cantati, non senza un singolar diletto nel vedere, nel leggere, nel meditare, nel capire, nel giudicare, nel cantare, nell’ascoltare” (traduzione libera). Si osservi a questo proposito come Maier, sintetizzando in sette specifiche fasi il percorso “ermetico” che “l’attento lettore” deve idealmente perseguire, si riferisce fin dal frontespizio dell’Atalanta Fugiens ai sette gradi del magistero alchimistico. Si noti inoltre come Maier in questo frontespizio, così come in altre sue esposizioni, tende ad usare il termine di “scienza chimica” al posto di scienza “alchemica”.

[14] Cfr. M. Maier, Atalanta Fugiens, a cura di Bruno Cerchio, Roma 1984, p. 28.


Bibliografia

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  • F. Sbordone, Hori Apollinis Niliaci, Napoli 1940.

Articolo pubblicato per la prima volta sulla rivista Abstracta n. 17 – luglio/agosto 1987, pp. 40-49, riprodotto per gentile concessione dell’autore. Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata con qualsiasi mezzo.

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