Un mondo da esplorare. Miracoli, magia, parapsicologia di fronte alla scienza

di Giuseppe Del Re

L’uomo ha davvero esplorato tutta la complessa realtà con cui si deve confrontare? Esiste “un’altra dimensione”, un altro tipo di materia diversa da quella che è oggetto della scienza? Miracoli, magia e parapsicologia, pur nelle loro innegabili ingenuità, aprono prospettive affascinanti verso questi diversi aspetti della realtà che sfuggono ai normali sondaggi. Dietro la strenua difesa dell’inviolabilità delle leggi della scienza – che pure ammette di non conoscere tutto – potrebbe celarsi in realtà una preclusione ideologica contro ciò che apre a dimensioni diverse da quella prettamente materiale.

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Sant’Antonio resuscita un bambino, dal Polittico di Sant’Antonio di Piero della Francesca (Galleria Nazionale dell’Umbria).

In molti articoli pubblicati su Airesis si è parlato di magia e paranormale. È importante affermare la libertà della ricerca, combattere preclusioni la cui radice è ideologica e non razionale, riconoscere che l’uomo è posto di fronte a un mondo da esplorare la cui complessità e le cui leggi sono ancora in gran parte sconosciute. È importante anche, però, evitare gli estremi di certi rivoluzionari, che, per migliorare la situazione distruggono indiscriminatamente ciò che vi è di cattivo e ciò che vi è di buono, aprendo la strada a un periodo di disordine e di ingiustizie che fa innumerevoli vittime. Per aiutare il lettore a fare il punto, qui ci proponiamo di riassumere i pro e i contro dell’intera questione, cominciando col dire che cosa si può intendere per miracoli, magia, fenomeni paranormali oggi, alla luce degli indiscutibili progressi della riflessione scientifica e filosofica.

Miracoli

Cominciamo con i miracoli, riguardo ai quali è utile sgombrare il terreno da una serie di equivoci che confondono le idee di chi crede e di chi non ci crede. Al di fuori della dimensione religiosa cristiana, per miracolo tutti intendiamo un evento con due caratteristiche: è eccezionale ed è inspiegabile secondo le ordinarie leggi di natura. Dire dunque in un certo caso che si ha a che fare con un miracolo implica una valutazione di ciò che è possibile secondo le leggi di natura e della probabilità che uno possegga il know-how necessario per servirsene.

La fantascienza illustra bene la cosa: mentre noi discutiamo sui famosi miracoli della “moltiplicazione dei pani”, la fantascienza inventa la macchina duplicatrice di materia, che fa delle perfette “fotocopie” non solo di ciò che è scritto ma di un intero oggetto.

Così, un fatto eccezionale che sfida nientemeno che la legge della conservazione della massa e dell’energia diventa un fatto ordinario.

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Miracoli di San Nicola di Bari, di Ambrogio Lorenzetti

Questo è il modo moderno di “smontare” un miracolo; il modo antico era ancora più semplice. Quando udivano i primi Cristiani parlare dei miracoli di Gesù, i rappresentanti di quella che oggi si potrebbe chiamare “la cultura del pensiero debole” non si meravigliavano: si trattava evidentemente di un mago orientale bravissimo.

Quello che non sanno molti moderni per i quali la vita .religiosa o è un fatto patologico o è un fatto sociale è che i Cristiani non trovavano affatto irritante questa reazione. Negli stessi Vangeli si ammette ogni tanto, per esempio, che a scacciare gli spiriti non fosse solo Gesù. Quell’uomo concreto che era San Paolo, dice pari pari che

se non c’è stata la Resurrezione la nostra fede è vana,

rinunciando implicitamente a far leva sui miracoli.

Questo perché l’unico “miracolo” che non rientra neppure negli schemi della magia è appunto la Resurrezione, La ragione è la chiave nascosta di un film che circolò alcuni anni fa, L’inchiesta, in cui si narra di un funzionario romano inviato a controllare la storia della morte di Gesù. Il film finisce in modo apparentemente incomprensibile: il “sistema” pretende che Gesù non sia morto, e che i discepoli lo abbiano nascosto; ma l’integerrimo funzionario, svolta tutta l’inchiesta, conclude che “Gesù è veramente morto“, e paga senza reagire, come se si fosse convertito, il prezzo di questa scoperta, quando viene ucciso in un incidente organizzato dal sistema per impedire che la notizia giunga a Roma. Perché è così importante che Gesù sia veramente morto? Perché centinaia di persone possano testimoniare di averlo visto vivo dopo la sepoltura, Ora, un semplice mortale può essere mago quanto vuole, ma non può ridarsi la vita da solo quando è morto.

Questa è la logica di San Paolo, ed è per questo che l’idea di un “Gesù Mago” non preoccupava minimamente i primi Cristiani. Questo, del resto, vale anche oggi: per il credente, all’infuori della Resurrezione, i miracoli di Cristo non sono importanti perché sono fatti straordinari, ma perché sono segni”, hanno cioè un preciso significato in un preciso contesto di fede. Questo di solito non è chiaro a chi osserva il Cristianesimo dall’esterno o lo pratica solo nella sua dimensione di culto esteriore, perché una tale persona per definizione non ” ha esperienza personale di vita interiore. Per i non credenti, i miracoli di Cristo divennero un problema quando la magia fu completamente bandita (a partire dal ‘700, perché il Seicento è il secolo di Don Ferrante!), e nacque il razionalismo, trasformatosi poi nel determinismo. Per quest’ultimo il miracolo è impossibile, perché la natura è la realtà ultima, e non ammette eccezioni. Di questa linea di pensiero il massimo rappresentante fu forse il francese E. Renan, il quale cercò di “smontare” i miracoli di Cristo senza cadere nella faziosità o nella fantascienza, scrivendo una Vita di Gesù che è peraltro un capolavoro letterario. In conclusione, per colui che non è entrato nella visione del mondo su cui si fonda la spiritualità cristiana, i miracoli o sono opere di magia, o, se sono legati in qualche modo al soprannaturale, vanno posti in relazione con la metapsichica e lo spiritismo; cosicché, fuori del contesto religioso, essi rientrano negli altri due argomenti che vogliamo discutere qui. A differenza della capacità di operare miracoli, la magia vuol essere un corpus di conoscenze, un know-how che in linea di principio ogni essere umano dovrebbe poter acquisire e utilizzare per dominare il mondo che 1o circonda. In questo senso, essa non dovrebbe differire dalla scienza; la differenza sta piuttosto nelle “regole del gioco”, ed è su queste che deve vertere il giudizio. Esiste una magia che è pura conoscenza empirica di azioni ed effetti i quali, una volta conosciuti, rientrano perfettamente nell’ambito della scienza ordinaria. Ad essa appartengono veleni e farmaci di cui si servono stregoni e sciamani, condendoli con formule atte a impressionare il pubblico. La vera magia, invece, per quanto è dato di capire, presuppone leggi e caratteristiche della natura che la scienza ordinaria ignora o nega. Tra queste prendiamo in considerazione le tre più note: la legge della similitudine, la legge delle coincidenze, l’azione a distanza. La legge dell’analogia si illustra meglio di tutto con un esempio, che sceglieremo modernissimo per sottolineare il contrasto con la scienza ordinaria. Prendo una sfera di cristallo e dipingo su di essa il meglio possibile la mappa della Luna. Poi prendo un modellino di veicolo spaziale, e lo pongo sul cratere di Eratostene. Infine, con una serie di parole e azioni rituali, dichiaro che la sfera è realmente la Luna e il modellino è realmente un veicolo spaziale. Ed ecco il fatto magico: l’astronomo che sta osservando in quel momento il vero cratere di Eratostene da una stazione spaziale con strumenti abbastanza potenti vede allora il veicolo spaziale apparire nel cratere, e, per esempio, comincia a riceverne i segnali.

Le obiezioni a questo tipo di possibile esperimento sono presto dette. Si può concedere senza difficoltà l’esistenza di analogie nell’universo. Per esempio, tutta la meccanica quantistica si fonda in ultima analisi sull’analogia fra i fenomeni a livello atomico e le oscillazioni di un pendolo. Tuttavia, si tratta di analogie matematiche e di modelli ideali che non pretendono di essere fisicamente intercambiabili con la realtà che descrivono. Inoltre, la scienza non intende per analogia una semplice somiglianza, ma una corrispondenza di rappresentazione matematica e di comportamenti. Per utilizzare poi l’analogia intesa come similitudine di apparenza al fine di operare sulla realtà la magia aggiunge un altro ingrediente: un’azione a distanza mediata da un operatore umano. L’analogia o somiglianza è una condizione necessaria perché il veicolo compaia nel cratere; ma non diviene operativa se io, mago o stregone, non dichiaro con opportune formule il passaggio dalla somiglianza all’identità. A questo punto, chiaramente, il mago non si limita a far leva su leggi di natura rifiutate dalla scienza ma della stessa stoffa dei principi di essa; egli non opera con una catena di cause ed effetti del tipo che si osserva in azione anche quando l’uomo fa solo da spettatore, ma ricorre a forze – coscienti o no che siano – che solo l’uomo può evocare con opportuni rituali. Si vede qui che la tesi secondo cui la magia è la scienza degli animisti ha solide ragioni. La legge delle coincidenze è più lineare, anche perché, come nel caso dell’astrologia, essa non viene usata per operare sulla realtà, ma solo per conoscerla. Un certo giorno di un certo anno, il pianeta Venere sorge all’orizzonte alle sei e trentanove della sera, e la sua comparsa coincide con la presenza del rosso Marte nello stesso angolo del cielo. Questa particolare configurazione del cielo rappresenta anche un momento particolare delle cose umane, che un esperto potrebbe precisare. In effetti, gli astrologi faranno una serie di illazioni, dicendo per esempio che la congiunzione di Marte e di Venere significa che le passioni più violente si congiungono a determinare una crisi nella storia dell’umanità. Si potranno riconoscere in quello che dicono molte ipotesi fantasiose, come l’identificazione di Marte con la violenza e di Venere con la libido in base ai nomi dati loro dagli Antichi; tuttavia, la tesi sottintesa è importante: ogni particolare evento in una parte dell’universo corrisponde a un cambiamento di tutto l’universo, e vi sono relazioni misteriose ma reali fra il moto di un astro e ciò che avviene sulla Terra non perché l’uno causa l’altro, ma perché tutti appartengono a quella che Charles Williams e Thomas Eliot chiamavano “la Grande Danza”.

Immagina che tutto ciò che esiste – scrive Williams – prenda parte nel movimento di una grande danza: tutto, gli elettroni, ciò che cresce e ciò che marcisce, ciò che sembra vivo e ciò che non sembra vivo, uomini e bestie, alberi e pietre, tutto ciò che cambia, e non vi è nulla nell’universo che non cambi. Quel cambiamento è ciò che noi conosciamo della danza immortale; la legge nella natura delle cose è il ritmo della danza, perché una cosa cambia rapidamente e una lentamente, perché c’è apparenza di evento casuale e alterazione incalcolabile, perché gli uomini odiano e hanno fame, e città che sono state in piedi per secoli cadono in una settimana, perché girano la ruota più piccola e il pianeta più maestoso, perché il sangue scorre e il cervello muove gli arti, perché il tuo corpo è in equilibrio sulle caviglie e i monti dell’Himalaya sono radicati nella terra – veloce o lento, misurabile o non misurabile, non c’è assolutamente nulla nell’universo che non sia la danza.

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Anania, cristiano di Damasco, rende la vista a San Paolo cieco. Dopo questo miracolo San Paolo fu battezzato dallo stesso Anania.

Non v’è dubbio che alla base di questa visione ci sia la grande visione biblica della creazione come “Gloria di Dio”, secondo cui l’universo è un tutto appunto perché è opera di un’unica Mente; ma qui esso è sviluppato in senso diacronico, cioè come movimento nel tempo. Curiosamente, la meccanica quantistica e soprattutto il problema della non località hanno fatto sì che l’unità dell’universo non trovi difficoltà nella scienza attuale. La difficoltà nasce quando cessa l’umiltà che deve avere chi cerca la verità. La scienza dichiara di non essere in grado di individuare e tanto meno di controllare la Grande Danza nel suo insieme; pertanto, sapere che qualunque evento nell’universo influisce su tutti gli altri rimane fuori dell’ambito operativo; lo scienziato deve piuttosto adottare il criterio di Mach, e postulare che, rispetto alla regione di spazio-tempo in cui egli fa i suoi esperimenti, il resto dell’universo abbia un effetto medio costante. Può ben darsi che alcune coincidenze siano più significative e si possano interpretare: ma secondo quali criteri? Non certo affidandosi al primo ciarlatano dotato del giusto carisma. Sull’aspetto dell’azione a distanza abbiamo detto qualcosa già prima: esso, che era presente nella scienza newtoniana, è scomparso dalla scienza moderna ad opera di Maxwell e di Einstein, per rifare capolino in modo ancora misterioso con il problema già ricordato della non-località. Nell’ambito della magia, parrebbe che esso sia essenziale (anche se vi sono certamente operazioni magiche che avvengono per contatto), ma è sempre legato all’operatore umano. Perciò, la possibilità di una magia finisce per essere condizionata dalla possibilità del paranormale sia al livello operativo della legge della somiglianza, sia a quello interpretativo della legge delle coincidenze. Veniamo dunque al punto più importante di tutto il contenzioso in esame.

Parapsicologia

Tutti sanno quale sia l’idea – guida delle ricerche sul paranormale: l’ipotesi che la mente dell’uomo (comunque la si definisca) sia in grado di agire direttamente – e non solo per il tramite degli arti – sul mondo materiale. Quest’ipotesi ha un supporto concreto nell’osservazione quotidiana delle correnti di simpatia e antipatia che si creano fra gli esseri umani ed anche fra uomini e animali; in strane coincidenze di sogni o premonizioni avveratesi; in uno spiritismo nel quale, per quanti imbroglioni si siano smascherati, sembra restare un nucleo di verità. Fermo restando che anche questo è un campo fertilissimo per i ciarlatani, vi sono dunque elementi che suggeriscono certe possibilità. I dubbi, però, sono giustificati anche da parte di chi non ha preclusioni ideologiche. Dopo tutto, la scienza è riuscita a risolvere in modo efficace e. ciò che la parapsichica vorrebbe fare ma non è riuscita a fare: invece dell’ESP – la telepatia – abbiamo la telefonia; invece della proiezione a distanza, abbiamo la trasmissione televisiva; invece della levitazione, abbiamo i deltaplani; invece della psicocinesi abbiamo dispositivi robot capaci di lavorare come vogliamo anche su Marte. Sembrerebbe dunque che la natura non proibisca certe realizzazioni, ma voglia che esse siano fondate sull’uso di mezzi materiali, su prolungamenti, per così dire, dei nostri arti. Questa è un’obiezione forte, ma aperta. Ve n’è un’altra, molto più dura e totalmente chiusa, che proviene soprattutto dai materialisti. Per capirla, pensiamo alle conseguenze logiche dell’ammissione che il paranormale sia una possibilità reale. Essa dichiara che esiste un quid immateriale in grado di agire direttamente sulla materia; e lascia aperta perciò la possibilità che esista un mondo extranaturale, il regno degli spiriti, dei demoni, dei morti, che ha le stesse possibilità. Dà legittimità, per così dire, a quell’animismo cui abbiamo accennato a proposito della legge della similitudine. Ora, per i materialisti, la materia è la realtà ultima; pertanto questa intrusione dell’immateriale li disturba moltissimo, al punto che non vogliono neppure ammetterlo come ipotesi di lavoro. Come tutti sanno, la posizione della Chiesa cattolica è diversa. La Chiesa crede nella ragione, e pertanto non può non credere nella scienza: lo stesso processo a Galileo non sarebbe mai avvenuto se non si fosse ammesso che la ricerca scientifica rientri nell’ambito stesso della cultura cattolica. Tuttavia, la Chiesa ammette l’esistenza di puri spiriti; tant’è che essa non rifiuta la possibilità che nello spiritismo vi sia qualcosa di vero, anche se ammonisce che si tratta di manifestazioni diaboliche. Si combinano così, nella questione del paranormale, due aspetti sottilmente legati: la possibilità che la mente influisca direttamente sulla materia e l’esistenza di un mondo non aperto ai nostri sensi – almeno in circostanze normali – e in cui valgono leggi diverse dalle nostre. L’ovvia conclusione sembra essere che anche il paranormale come la magia, se hanno qualcosa di valido, siano una manifestazione di poteri della mente che riflettono la sua appartenenza a un mondo del tutto diverso dal nostro, che è poi il mondo in cui abitano fantasmi, demoni, angeli. Questo certamente contrasta con ogni pretesa scientifica, perché la scienza opera con meccanismi per dir così automatici, I controllabili passo passo e interni al nostro mondo materiale. Invece qui usciamo dall’ambito della materia che opera sulla materia; anzi, se torniamo alla magia propriamente detta, ogni operazione seria dovrebbe passare per creature di quel mondo, che hanno accettato in qualche modo a prestarsi ai voleri del mago – come vuole l’occultismo. Ma davvero non vi è possibilità di principio di trattare come scientifiche ricerche che mettono in gioco possibili contatti fra mondi diversi, adombrata dalla magia e dai fenomeni paranormali? È poi davvero così strana l’idea di questo secondo mondo?

Un compromesso possibile

Tutto si può ridurre a un problema filosofico. In questo caso l’alternativa filosofica è semplice: la materia che conosciamo è davvero tutta la realtà? Oppure vi è un mondo in cui c’è una materia di altro genere, che obbedisce a leggi diverse da quelle che conosciamo? Possiamo adottare una tesi a prima vista fantastica, ma non assurda. Il nostro mondo è come una proiezione di un supermondo molto più complesso, a molte dimensioni. Il mondo che cade sotto i nostri sensi non è che la dimensione materiale di un mondo che ha anche una dimensione non percepibile dai sensi ordinari, dimensione che chiameremo semplicemente “l’altra dimensione”. Questa è presente appunto come un’invisibile trama di fondo nel mondo dei sensi, così come quest’ultimo è presente come un’ombra nella dimensione invisibile, che dall’interno appare solida e visibile quanto lo è per noi il nostro mondo. Le leggi che governano l’altra dimensione sono diverse da quelle della scienza: esse sono la legge della Grande Danza, e la legge della similitudine intesa nel senso della geometria frattale – che ogni catena di eventi nel cosmo ha una sua precisa controparte nel microcosmo di cui è centro ogni essere umano; e viceversa. Per cui l’esempio del veicolo sulla Luna che abbiamo fatto poco fa è inaccettabile non nel principio ma nella realizzazione; se veramente conoscesse il segreto di quella corrispondenza, io, uomo qualsiasi, potrei fare quel- la serie di azioni che ha come necessaria controparte la comparsa del veicolo su Marte. Resta da vedere se un’ipotesi del genere, tanto interessante per i ciarlatani, sia suscettibile di una qualche verifica rigorosa. Forse no. Ma anche così, non si può non incoraggiare una seria ricerca sull’argomento. Tanto più che esso tocca il problema più importante della speculazione umana: “chi è l’uomo? qual è il suo destino cosmico?”. Anche se lo scientismo lo nega, l’uomo è una creatura che ha una dimensione spirituale, che è protesa su un mondo che non è il mondo sensibile. Quando non persegue l’evasione cristiana dalla prigione dell’Io, cerca quella dimensione con la gnosi pseudo-razionalista, con l’astrologia, o addirittura con la droga. Perciò, se è giusto rifiutare discorsi fantasiosi che si prestano solo alla speculazione economica, non si può impedire a chi lavora “in spirito di verità” di riflettere seriamente sulla questione. E non dimentichiamo che essa non tocca solo la magia e le operazioni diaboliche, ma la mistica più alta.


Articolo pubblicato per la prima volta sulla rivista Abstracta n. 49 – giugno 1990, riprodotto per gentile concessione dell’autore. Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata con qualsiasi mezzo.

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