Le fantasie psicopatiche delle streghe

di Paolo Aldo Rossi

Comincia una serie di interventi del professor Paolo Aldo Rossi (Ordinario di Storia del Pensiero Scientifico presso l’Università di Genova, Direttore scientifico di Airesis) volti a delineare una storia critica della stregoneria e dell’inquisizione. I diversi interventi saranno volti ad evidenziare le diverse radici – religiose, giuridiche, sociali, economiche – che porteranno all’evoluzione storica del fenomeno stregoneria ed alla sua sanguinosissima repressione. Una stagione della follia, quella della repressione e del massacro delle streghe, che costituisce una tra le più oscure pagine all’interno della storia della civiltà occidentale.

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La maga Circe, dipinto di D. Dossi (1489 circa). La sopravvivenza, soprattutto nelle campagne, di riti e leggende pagane a sfondo magico contribuì a formare il fenomeno della caccia ossessiva ai presunti seguaci di Satana.

Fra le componenti fondamentali della stregoneria europea emergono alcuni fatti universalmente accettati come definitori dell’ambito oggettuale della medesima, ossia il patto satanico, i malefici operati a danno dei singoli e della collettività, le riunioni sabbatiche ed infine il volo notturno. Le ultime due caratteristiche compaiono in maniera omogenea ed uniforme in tutte le confessioni di tutti i processi europei per stregoneria. (Almeno a noi personalmente non risultano dei controesempi); questo è un fatto che deve farci riflettere. Il mito del Sabba e del volo notturno, infatti, va addebitato o alla fantasia degli inquisitori che 10 avrebbero comunicato alle imputate oppure deve essere in qualche modo inserito in un contesto esplicativo che tenga conto degli aspetti più propriamente medico-psichiatrici del fenomeno, oltre che delle caratteristiche di cultura materiale e spirituale, che analizzeremo in seguito.

A nessuno dei coevi del periodo persecutorio, siano essi stati difensori o detrattori della realtà della stregoneria, e mai venuto in mente di affermare che il volo notturno fosse una menzogna intenzionale della strega, né tantomeno una invenzione dei giudici torturatori. Piuttosto essi si sono sforzati di dimostrare rispettivamente e in che modo questo fosse possibile, oppure che l’ esperienza del volo era riconducibile alla sfera onirica e/o psicopatologica. Con un buon senso che a molti dei nostri studiosi contemporanei manca, tutti costoro tengono conto del fatto che la totalità delle accusate pur mostrando, a volte, disaccordo su altri punti del rito e del culto diabolico, non mette mai in discussione la realtà dei convegni a cui esse si recano per via aerea.

L’unico punto di discordanza è semmai quello se al Sabba ci si reca “in somnis” oppure “corporaliter”, o per meglio dire se ci si va solo con l’anima o anche col corpo. La questione è subito risolta: basta vegliare tutta la notte una strega, e se questa al mattino dichiara di essersi recata al Sabba allora vuol dire che vi si è recata solo “in spirito” (i più radicali detrattori e difensori della realtà del Sabba prendono posizioni meno sfumate). Wier[1] dichiara che il volo e il Sabba sono soltanto sogni, mentre il Bodin[2] e il Boguet[3] affermano che nel letto è rimasto solo un fantasma del corpo, a ciò composto da Satana medesimo per confondere il marito o i familiari della strega).

Al di là della polemica che vede contrapposto l’ambiente inquisitoriale, che crede in un Sabba reale, ai pochissimi scettici dell’epoca, che oppongono al Sabba tangibile una esperienza onirica e fantastica, valla pena di ascoltare le parole stesse delle streghe, le quali ammettono decisamente di recarsi al convegno satanico “lassando a casa il corpo”, oppure percepiscono l’andare in sogno come qualcosa di reale, una sorta di sonnambulismo in cui il corpo è comunque avvertito come presente. (Non è un caso che per gli autori del Malleus Maleficarum[4] il sonnambulismo è assimilato ad altre manifestazioni diaboliche quali le trasformazioni sostanziali, il volo, l’ossessione ecc.).

In ogni caso i punti su cui non v’è alcun disaccordo nei referti delle streghe sono i seguenti: tutte ammettono di recarsi al Sabba in volo, di utilizzare a tal scopo unguenti adatti alla bisogna, di cadere in una sorta di catalessi e di risvegliarsi nel luogo del convegno dove provano tutte una serie di esperienze o disagevoli o addirittura dolorose, dove avvertono le sensazioni amplificate ed infine dove tutto viene percepito in uno stato di disordine e di confusione.

Dichiarare che queste esperienze sono il prodotto della tortura ci semplificherebbe parecchio la vita, ma il fatto che sia il Sabba che il volo notturno fanno parte di una mitologia arcaica, che vengono descritti con assoluta uniformità e concordanza in tutte le confessioni (sia spontanee che no), che già sin dal periodo altomedievale si discuteva se fossero menzogne o sogni (“innumera multitudo hac falsa opinione decepta”; oppure “daemonum illusionibus et fantasmatibus seductae”, si legge nel Canon Episcopi)[5] ci costringe a tentare una strada più complessa. Al riguardo sono possibili due diverse ipotesi.

La prima, che molte streghe, essendo epilettiche o isteriche, potessero durante i momenti di crisi perdere i sensi, vivere esperienze di sdoppiamento schizoide, cadere nel delirio tipico dell’istero-epilessia o in forme stuporose della schizofrenia catatonica. La seconda che, data per certa e abituale la pratica dell’unzione prima del volo, si può ipotizzare una tossicomania per l’uso ripetuto di farmaci psicoanalettici o psicodislettici (la maggior parte delle “erbe delle streghe” contengono alcaloidi adatti a provocare i fenomeni in questione).

Queste ipotesi non si escludono a vicenda e neppure escludono i referti ottenuti tramite l’interrogatorio con tortura. Tuttavia devono essere soppesate con una certa attenzione.

Riguardo alla prima ipotesi, va subito detto che non è possibile ridurre l’intero universo di queste manifestazioni all’ambito della patologia, non foss’altro che per motivi statistici: un numero così elevato di malati di mente ci obbliga ad “invertire” le linee di demarcazione fra la salute e la malattia, facendo della malattia mentale una sorta di “stato normale” dell’epoca. Inoltre le allucinazioni, anziché situarsi nella sfera individuale e privata, posseggono una consistenza culturale di tipo collettivo (e, come sappiamo, non è del tutto rigoroso parlare di “inconscio e nevrosi collettive”). Infine bisogna cercare di andare cauti nell’attribuire alla psicopatologia l’intera responsabilità delle forme “strane” della religiosità popolare o di aspetti del misticismo deviato. (Il termine “suggestione” abusato dalla medicina del secolo scorso, ben lungi dallo spiegare qualcosa ha, al contrario, necessità di essere lui medesimo spiegato) .

Ben diversa è la situazione quando si considerano la grande epidemia epilettica che dal 1350 in poi prende il nome popolare di “ballo di S. Vito” e la “grande histèrie” del XVI secolo, la quale si manifestava, tra l’altro con deliri convulsivi e perdite della coscienza. Questi sono “fatti” che non possono venir frettolosamente liquidati come “fantasie della psicoanalisi”, ma afferiscono ad una ben precisa condizione “igienica” dell’Europa dal XV al XVII secolo, così come le malattie scrofolose, le carenze ematiche, la peste, la lebbra e la sifilide.

Oltretutto già nella stessa epoca persecutoria vien fatta l’ipotesi che le streghe siano affette da “malattie mentali”, anche se per la maggioranza di coloro che enunciarono tale tesi non fa alcuna distinzione fra il crimine del pazzo e quello del sano di mente. Nonostante il delirio fosse riconosciuto come manifestazione patologica, la sua causa era collocata non in ambito medico, ma in ambito etico; d’altra parte ciò non deve assolutamente meravigliarci se si pensa che in tutto l’arco di tempo che Va dalla riforma medica vesaliana alla rivoluzione harveiano-malpighiana, i problemi neuro-psichiatrici vengono accuratamente evitati, in quanto sono fatti afferire alla morale e alla psicologia razionale.

Gli stessi Autori del Malleus Maleficarum dedicano un numero non indifferente di pagine alla discussione del tema del delirio e delle fantasie. AI riguardo Gregory Zilboorg nel suo Medical Men and the Witch during the Renaissance ricava dalla lettura del Malleus in chiave psichiatrica la convinzione che “esso potrebbe, con qualche piccolo ritocco editoriale, servire da eccellente manuale di” psichiatria clinica descrittiva del XV secolo: basterebbe sostituire alla parola strega la parola paziente ed eliminare il demonio.

Non bisogna stupirsi che i demoni – si legge, infatti, nel Malleus Maleficarum – abbiano tali poteri, quando anche un difetto naturale può portare allo stesso risultato, come si dimostra nel caso degli eccitati e dei melanconici, nei maniaci ed in alcuni alcolizzati …infatti gli eccitati credono di vedere cose prodigiose, come bestie ed altri orrori, quando in realtà non vedono nulla”.

Ammesso questo bisogna chiedersi se mai i Nostri si siano posti la domanda del perché i malati mentali siano tali? Certamente! Essi, infatti rispondono togliendoci ogni dubbio:

…a volte l’uso della ragione è completamente reso impossibile; e questo stato può essere esemplificato da certe persone come gli anormali, i pazzi e gli ubriachi. Non fa perciò meraviglia che i demoni possano, col permesso di Dio, incatenare la loro ragione e difatti si dice che tali uomini farneticano perché i loro sensi sono stati sottratti dal demonio.

Sia come sia, essi ci avvertono che gli stregoni, anche se sono riconoscibili come malati di mente, non vanno giustificati, dato che la loro malattia è opera del demonio cui il soggetto in esame ha dato motivo e possibilità di agire:

il demonio non può entrare in alcun modo nella mente e nel corpo dell’uomo, né ha il potere di penetrare i suoi pensieri se questo non s’è prima spogliato di tutti i pensieri santi, ed è del tutto cieco e privato di contemplazione spirituale” (ossia, detto in altre parole, quando è in peccato mortale)

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La notte di Valpurga, incisione di A. Dürer (1471-1528).

Non c’è da scandalizzarsi per questo, anzi bisognerebbe superare l’astioso puerile disprezzo che ancor caratterizza parte della storiografia “laica e liberale” nei confronti della religione cattolica (responsabile secondo costoro, di buona parte delle ombre che gravano sulla nostra storia passata) e cercare di capire le ragioni effettive che hanno indotto a certe prese di posizione della Chiesa. Nel caso presente va detto che davvero le streghe (o quantomeno la maggior parte di queste) erano eretiche, miscredenti e sacrileghe, solo che alla luce delle nostre attuali conoscenze parleremmo piuttosto di “paranoia mistica” , di “psicosi schizofrenica” e di “nevrosi coatta” tutte cose che, ovviamente, afferiscono più alla psicopatologia che all’etica. Specie il caso della “nevrosi coatta” è riconoscibilissima nella pratica delle streghe di dileggiare la religione, di vilipendere i Sacramenti, di bestemmiare le cose più sacre. È caratteristica tipologica di questo genere di nevrotico (come ben sanno gli odierni psichiatri) di rispondere alla repressione con la bestemmia, con la farsa del rito religioso, con il sacrilegio fatto di nascosto e con tutta una serie di pulsioni emozionali contro le imposizioni. L’abitudine delle streghe di schernire il nome di Dio o di vilipendere l’Ostia consacrata, di rispondere alla Messa con formule blasfeme e di dileggiare i riti sacri fa pensare, data la costanza e l’uniformità di tale atteggiamento, ad una sintomatologia di tal genere.

Per quanto riguarda, invece, la “paranoia mistica” e la “psicosi schizofrenica”, non è difficile riconoscere nelle “sacerdotesse di Satana” lo sdoppiamento psicotico, le fantasie cannibaliche, la ninfomania e il delirio del possesso. Quando queste “devianze” si estendono in senso collettivo, allora si normalizzano in forme di liturgie e mitologie eretiche, credenze eterodosse, congreghe di minoranze anticonformiste. Oltre agli aspetti psichiatrici della stregoneria andrebbero presi in esame anche gli aspetti più propriamente psicoanalitici, ma purtroppo questo è un terreno minato, denso di pericoli per lo storico che voglia improvvisarsi cultore di una disciplina che, oltretutto, resta ancora campo di battaglia di avverse e irriducibili fazioni. Sia come sia, anche se ci si accontenta di muoversi a livello di storia della psichiatria e della medicina, si possono rilevare nelle tante demonologie dell’epoca, così come dai verbali dei processi, esempi e descrizioni “cliniche” di non poche psicopatologie di origine, presumibilmente, sessuale. Il Malleus Maleficarum, così come la Demonomanie del Bodin, il Discours execrable del Boguet, il Tableau de l’inconstance des mauvais anges del De L’Ancre[6], il Disquisitionum magicarum libri sex di Del Rio[7], sono altrettante miniere d’oro per leggere in chiave “psicopatologica” le “devianze” delle streghe e le “nevrosi” degli inquisitori.

Ma ritorniamo al nostro problema, che è in definitiva di carattere medico più che psicologico.

Su un ben diverso piano infatti, può essere condotta l’indagine quando siano stati accertati gli agenti patogeni delle varie forme di malattia mentale rilevabili nella fenomenologia dell’evento stregoneria. Certamente a forme, come le già ricordate nevrosi coatte e paranoie mistiche, bisogna rivolgersi tenendo costantemente d’occhio tutta una serie di condizioni culturali di ordine politico e sociale, ma quando si entra nel campo dell’isteria, dell’epilessia, delle nevrosi depressive, dei deliri ossessivi, dell’alcolismo, delle tare demenziali ereditarie, delle neuropatie ad eziologia tossica (alimentare e farmacologica) , allora la consistenza stessa del fenomeno si impone con forza propria in termini squisitamente psichiatrici.

Tutte queste forme della malattia mentale sono perfettamente riconosciute dagli stessi Autori del Malleus, solo che vengono dichiarate effetti dell’eresia e non loro causa.

In un solo caso essi danno l’impressione di credere il contrario:

… un oggetto materiale può causare nel corpo umano una predisposizione che lo rende suscettibile alle operazioni demoniache. Ad esempio secondo il parere di alcuni medici la mania predispone fortemente gli uomini alla demenza e conseguentemente all’ossessione demoniaca: perciò se in un caso simile, l’agente passivo che induce la predisposizione viene rimosso, ne seguirà che l’afflizione attiva provocata dal demonio sarà guarita.

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Una strega rende osceno omaggio al diavolo nel corso del sabba (dal Compendium maleficarum di Francesco Maria Guaccio, Milano 1626).

Impressione la nostra che svanisce di colpo, qualche riga dopo, allorché si legge che il rimedio adatto a rimuovere l’agente passivo altro non è che un adeguato esorcismo. D’altra parte non c’è da farsene meraviglia in quanto qualche pagina prima, nel discutere se è lecito amministrare i Sacramenti agli indemoniati, i Nostri avevano già chiaramente avvertito che, date certe particolari condizioni (che non staremo a ricordare), la cosa è lecita

per i battezzati che sono tormentati nel corpo da immondi spiriti, così come verso gli altri dementi.

Eccitati, melanconici, maniaci, alcolizzati, sadici e masochisti, ninfomani e frigide, isteriche, epilettici, nevrotici e psicotici d’ogni genere; schizofrenici e paranoici, e financo i sonnambuli, i lunatici e i mitomani si trovano tutti descritti con dovizia di particolari nel più famoso dei manuali di stregoneria. A quadri clinici descritti con rara perizia di osservatori corrisponde, però, la solita diagnosi: possessione diabolica e quasi sempre l’estrema cura: il rogo. Moltissimi i sani di mente coinvolti nella persecuzione da denunce e confessioni di folli. Essi sono sicuramente la maggioranza dei perseguitati, ma quando un meccanismo come quello della caccia alle streghe è innescato, allora i confini fra il sano e il malato si abbattono. Dai verbali dei processi non è molto difficile riconoscere gli uni dagli altri: il mitomane racconta spontaneamente ogni sorta di assurdità e trova sempre chi è disposto a credergli, il nevrotico, affetto da isteria di conversione, dà segni tali di sopportare la tortura {anestesia isterica) che l’inquisitore non può che chiamare in causa la protezione di Satana, allo stesso modo la sors silentii {il sortilegio per cui l’imputata si rifugiava in un irremovibile mutismo) è riconoscibile, secondo Zilboorg, nelle forme stuporose della schizofrenia catatonica; lo psicotico alterna, durante l’interrogatorio e la detenzione, periodi di depressione, delirio e allucinazione {in moltissimi casi confessano che Satana è li alloro fianco per consigliarli); lo psicotico paranoide dapprima accusa alcune persone di avergli gettato il malocchio o addirittura di averlo stregato, in seguito o mantiene il delirio di persecuzione o lo trasforma in mania di grandezza {e allora si autoaccusa di essere il più eminente degli stregoni).

Solo i “normali” {difficile era rimanerlo per tanto dopo l’arresto) negano coscientemente ogni addebito, entrano a testa alta in prigione, certi di potersi presto scagionare, convinti che sia loro accaduto un increscioso incidente, insistono nell’autodifesa, chiamano a giuramento la Madonna e i Santi, esibiscono prove della loro estraneità ai fatti di cui sono accusati, alla fine cedono alla tortura, ma scesi dal cavalletto ritentano subito la difesa e ritrattano la confessione. In definitiva si comportano da “innocenti “. Certo la maggior parte di loro non è accusata a torto: essi sono implicati in riti superstiziosi, procurano aborti, dispensano erbe medicamentose e veleni, praticano la divinazione, procurano talismani e offrono la loro arte sia a chi vuole ottenere amore, sia a chi vuole placare l’odio; ma si stupiscono di essere accusati di infamie e delitti inconcepibili.

Uno di questi casi, trattato dal Boguet, quello di Françoise Secretain, una mendicante di Coirière che sbarcava il lunario come guaritrice, fornitrice d’erbe e di talismani, impressionò tanto il medico del Duca di Clèves, J. Wier, da indurlo a scrivere quello che è stato definito il primo manuale di psichiatria e cioè il De praestigis demonum. Questa donna, morta, presumibilmente di infarto, in carcere, dopo aver resistito in ogni modo alle accuse; mentre la sua compagna, Rolande de Vemois, confessava le più incredibili nefandezze, induce il Wier a rovesciare la posizione tradizionale della Cultura dei suoi tempi nei confronti della relazione follia-eresia. Per la prima volta ci sentiremo dire:

L’oggetto di questo mio libro è anche medico, in quanto dimostro che le malattie attribuite alle streghe provengono da cause naturali … che il Diavolo si insinua nella loro fantasia, desta o addormentata, in varie forme ed apparizioni spettrali muovendo i loro umori e i loro spiriti vitali … mentre le loro menti sono ferite, turbate e sconvolte da fantasmi e apparizioni in cervelli già istupiditi dalla melanconia e dai suoi vapori … cosicché esse osano giurare sulla vita che hanno visto o fatto cose che non sono mai accadute in natura.

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Il diavolo si impadronisce dell’anima di una donna di poca fede (incisione del 1517).

Gli inquisitori Spenger ed Institor arrivarono ad affermare che il termine “…femina viene da fe e minus, perché essa sempre ha ed è capace di conservare minore fede”.
È il 1563, il periodo dell’inizio della più terribile delle ondate persecutorie e l’opera del medico tedesco, che chiedeva cure cliniche al posto dei roghi, sarà bandita come la più perniciosa delle astuzie sataniche. Mentre il calvinista Daneau e il cattolico Bodin riuscivano a rovinare la carriera e la reputazione di Wier, la sua opera faceva proseliti ed inseriva nella cultura europea il dubbio che la stregoneria altro non fosse che il frutto della fantasia malata di individui: “bisognosi – a detta di Pietro d’Abano, Agostino Nifo e Michel de Montaigne – più dell’elleboro che del fuoco”. Al più attivo dei seguaci di Wier, quel Regjnald Scot che meritò in risposta al suo scetticismo nientemeno che un’opera polemica firmata dal suo Sovrano, Giacomo VI di Scozia[8], si oppose anche il reverendo Perkins il quale accampò, tra tante insulsaggini, una ragione intelligente

Contro l’opinione che le streghe “fossero delle vecchie dal cervello debole”, obiettò che se fosse vero che queste sono delle psicopatiche, allora ognuna di esse avrebbe una sua personale allucinazione, mentre si rileva, da tutti i processi, una singolare uniformità di prassi e di teoria demonologica.

L’unica risposta a questa obiezione (come già abbiamo premesso all’inizio) è quella di complementare l’ipotesi della follia con quella della tortura e dell’uso delle droghe allucinogene, e, in altre parole, di giustificare l’omogeneità delle descrizioni del sabba volo notturno attribuendole in parte a ragioni di ordine culturale – il mito contadino della fertilità) , giuridiche (la stereotipia dei procedimenti inquisitori), dottrinario (la mitologia cristiana dell’angelo ribelle), psicologico (l’endemicità di alcuni disturbi mentali ad origine psicogena oppure organica e farmacologica: l’uso ripetuto di erbe “medicinali” contenenti alcaloidi ad effetto psico-dislettico o psicoanalettico).

Se aggiungiamo a queste caratteristiche della fenomenologia della mentalità magico-diabolica le ragioni di ordine ambientale (l’habitat geografico, etnico e antropologico); socioeconomico e politico, legate al problema della genesi della stregoneria, allora potremo approssimarci in modo, a nostro avviso, abbastanza soddisfacente, a quella costruzione,di un universo d’oggetti della teoria storiografica sulla stregoneria che, tenteremo, nel corso dei prossimi interventi, di mettere in cantiere.


Note

[1] Giovanni Weyer o Wier (1515-1588), medico renano, allievo dell’occultista Cornelio Agrippa. Nei suoi scritti, tra cui il De praestigiis daemonum (1563) sostenne che i crimini imputati alle streghe erano immaginari e che tali donne, invece di essere imprigionate, torturate e bruciate, dovevano essere affidate alle cure di un buon medico.

[2] Jean Bodin (1529 o 1530- 1596), professore di diritto romano. Portatore di un’ideologia preilluministica della tolleranza. Bodin pubblicò nel 1580 il trattato De la Demonomania des sorciers, nel quale, rovesciando incredibilmente le proprie posizioni tolleranti, sostenne la legittimità di un implacabile persecuzione delle streghe, codificandone metodi disumani.

[3] Henry Boguet, giudice in Borgogna, scrisse il Discours des sorciers (1601) per offrire ai tribunali, sulla base della propria esperienza, una serie di consigli per rendere più spedite le procedure contro le streghe.

[4] Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe): manuale per la caccia alle streghe, scritto dai due inquisitori tedeschi Jakob Sprenger (1436 ca.-1495) e Heinrich Institoris (1430 ca.-1505 ca.); È composto di tre parti: la prima dimostra l’esistenza delle streghe; la seconda espone, spesso in forma aneddotica, i poteri delle streghe e i possibili rimedi per contrastarli; la terza tratta la procedura da seguire nei processi per stregoneria.

[5] Canon Epircopi: breve istruzione, destinata ai vescovi, sull’atteggiamento da assumere nei confronti dell’antica credenza nella “società di Diana (corteo di donne che durante la notte vola al seguito di Diana). Il Canon, che risale probabilmente al IX sec., nega la reale possibilità di tale volo notturno, ritenendolo pura illusione. Nei secoli successivi, quando il volo notturno fu attribuito alle streghe quale mezzo per recarsi al Sabba, i “difensori” delle streghe tentarono invano di poggiare le proprie tesi sull’autorità dell’antico documento canonico

[6] Pierre de Lancre, consigliere del Parlamento di Bordeaux. Unitamente al suo collega Jean d’Espagnet, il 18 febbraio 1609 fu incaricato da Enrico IV di ripulire la zona del Labourd dai pericoli causati da streghe e stregoni. I processi da lui istruiti accesero centinaia di roghi e fecero scrivere: “I giudici sono talmente prevenuti che assai spesso spopolano regioni intere, sotto pretesto di purificarle e ripulirle da queste diffuse infezioni, arrivando a bruciare quattrocento persone alla volta”.

[7] Martin Del Rio (1522-1608), gesuita belga, latinista di grande fama, fu autore del Disquisitionum magicarum libri sex, il prontuario inquisitoriale più usato nel XVIII sec. (venti edizioni sino al 1755). L’attenzione di Del Rio è rivolta soprattutto al tema dell’unione sessuale tra demoni e streghe, del quale si teorizzano i dettagli più morbosi. Per le sue tesi allucinanti, Del Rio fu ribattezzato dagli avversari “Martin Delirio”.

[8] Giacomo VI di Scozia, poi divenuto Giacomo I d’Inghilterra (1566-1625) pubblicò nel 1604 il trattato Demonologia, costruito in forma di dialogo tra due personaggi, Filomato ed Epistemone, che dibattono le questioni inerenti la magia e la stregoneria.


Articolo pubblicato sulla rivista Abstracta n. 19 – ottobre 1987, pp. 34-41, riprodotto per gentile concessione dell’autore, che ne detiene i diritti. Riproduzione vietata con qualsiasi mezzo.

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