Il Malleus maleficarum

di Paolo Aldo Rossi

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Miniatura del XV sec. raffigurante i tormenti infernali.

Con la bolla Summis desiderantes Affectibus, promulgata il 5 dicembre 1484, papa Innocenzo VIII autorizza di domenicani Heinrich Institor e Jakob Sprenger a ricercare e quindi “punire, incarcerare e correggere” le persone resesi colpevoli di stregoneria. Nell’inverno del 1486-87, i due inquisitori danno alle stampe “Il Martello delle Streghe”, che spiega le ragioni teoretiche e le procedure da adottare nella caccia alle streghe. Il successo è enorme, e per due secoli il Malleus diviene il punto di riferimento sull’argomento.

Innocenzo, vescovo, servo dei servi di Dio a perpetua memoria. Desiderando di tutto cuore che …. ogni eretica pravità sia espulsa dai confini della cristianità.

Il 5 dicembre 1484, nel primo anno del suo pontificato, Innocenzo VIII promulgava la bolla Summis desiderantes affectibus, nella quale, dopo aver esternato la sua “grande afflizione” per il continuo espandersi delle pratiche magico-demoniache, specie in Germania, si meraviglia che questo scandalo possa continuare nonostante che:

I nostri diletti figli Enrico Institoris, nelle suddette regioni della Germania in cui si trovano comprese anche le province, città, terre, diocesi ed altri simili domini, e Giacomo Sprenger nelle regioni del Reno, entrambi domenicani e professori di teologia, siano stati nominati inquisitori dell’eretica pravità con lettere apostoliche ancora vigenti.

Ma il fatto più incomprensibile per il papa è che

alcuni chierici e laici di quelle parti, presumendo di sapere al di là di quella che sarebbe la loro competenza, non si vergognano di sostenere ostinatamente che, siccome nelle lettere di incarico inquisitoriale non erano state espressamente nominate quelle province, città, vescovadi, terre ed altri luoghi, persone e delitti predetti, tutto ciò non rientra nella sfera di competenza dei sunnominati inquisitori e che pertanto non è lecito a questi di esercitare il loro ufficio … per cui ne consegue che nelle stesse province, città, vescovadi, terre e luoghi, tali eccessi e delitti restano impuniti, non senza evidente danno per le anime e pericolo per la loro eterna salvezza.

Di conseguenza:

Volendo rimuovere ogni genere di impedimenti per i quali si potrebbe in qualunque modo ostacolare l’espletamento dell’ufficio degli inquisitori, e provvedere, come ci impone il nostro incarico, con opportuni rimedi che il flagello dell’eretica pravità non diffonda i suoi veleni a danno degli innocenti… affinché non accada che le province, città vescovadi, terre e gli altri luoghi della Germania siano privati del debito ufficio dell’Inquisizione, stabiliamo con la presente, in virtù dell’autorità apostolica, che sia consentito agli Inquisitori summenzionati [Sprenger e Kramer] di esercitare l’ufficio inquisitoriale su quelle terre, che possano procedere alla correzione, incarcerazione e punizione di quelle persone per gli eccessi e i crimini predetti, in tutto e per tutto…

ed infine per rendere la cosa ancor più sicura, il papa affida al vescovo di Strasburgo il compito di garantire che in suoi inquisitori non siano molestati da nessuna persona di qualunque rango o condizione sociale e qualora ciò dovesse accadere l’autorità ecclesiastica deve procedere alla scomunica, alla rigida applicazione delle pene canoniche e, se è il caso, ricorrere al braccio secolare. Mai un papa era stato più esplicito. La Grande Caccia poteva quindi incominciare anche se mancava ancora un copione preciso. È vero che i tanti manuali inquisitoriali pubblicati nei primi decenni del secolo già contenevano, almeno implicitamente, tutti gli elementi necessari, ma, come s’è visto, lasciavano ancor troppo spazio alla personale interpretazione del giudice, non precisavano adeguatamente il campo di intervento e fondamentalmente consentivano l’intervento giudiziario solo contro coloro che operavano in ambito magico-stregonico, ma non ancora contro coloro che, in accordo con la tradizione canonica, reputavano illusoria la stregoneria e addirittura contro chi si esimeva dal denunciarla.

Tale mancanza fu subito ovviata con la pubblicazione del Malleus Maleficarum, un biennio dopo la legittimazione del compito persecutorio, ottenuta con la Bolla innocenziana, proprio da parte dei due “dilettissimi figli”: Jakob Sprenger e Heinrich Kramer (Institor).

Il primo, nato a Rheinenfelden intorno al 1436, era entrato nel convento domenicano di Basileia e quindi aveva studiato teologia a Colonia, dove iniziò una carriera ascendente che l’avrebbe portato da priore ( 1472) a provinciale per la Germania dell’Ordine di San Domenico (dal 1488 al 1495). Inquisitore nelle diocesi di Colonia, Treviri e Magonza sotto il pontificato di Sisto IV, la carica gli fu estesa, in seguito da Innocenzo VII per tutta la Renania.

Il secondo, nato a Schlettstadt intorno al 1430, a differenza del confratello Sprenger, il quale aveva una ben diversa spiritualità e anche altri interessi, essendosi dedicato con zelo alla riforma dell’ordine e all’introduzione in Germania del Culto del Rosario, Heinrich von Kramer fu sostanzialmente un autentico maniaco dell’ortodossia e del lealismo verso Roma che, ossessionato dal terrore delle streghe, si dedicò con ogni mezzo al loro sterminio sistematico. Personaggio di assai dubbia moralità, viene coinvolto in faccende di estorsione nei confronti di una vedova e di furto verso due suoi confratelli, ma riesce a cavarsela. A causa della sua inimmaginabile ferocia solleva l’indignazione del vescovo Geog Glosser di Bressanone, presso il quale svolgeva il suo compito inquisitoriale, sicché questi gli toglie di mano cinquanta donne da lui incolpate di stregoneria e lo caccia dalla diocesi, ma grazie ai “servigi” resi all’intrigo pontificio poté continuare a godere di un potere talmente ampio da terrorizzare le massime autorità politiche e religiose del suo ordine e del suo paese. Fu lui a brigare perché Innocenzo VIII gli concedesse illimitati poteri e Sprenger gli servì egregiamente da copertura filosofica e di ufficialità religiosa. Lo stesso libro, nonostante gli avvertimenti del tipo “siamo in due a scrivere”, frequentemente lascia scorrere un io che denota come l’estensore vero fosse il von Kramer che peraltro aveva già riempito l’Europa di libelli antiereticali e, dopo la morte del collega (1495), continuerà con i vari “Contra errores adversus eucharistiam extortos”, ,”Adversus errores A. Rossetti de plenaria potestate pontificis ac monarchiae” , “Sancte Romane Ecclesiae fidei defensionis clippeus adversus waldensium et pickardorum heresim”.

Per poter infatti agire in maniera del tutto indisturbata, ed evitare incidenti di percorso come quello con il vescovo di Brixen, Institor ha bisogno che il copione stilato con il MalIeus Maleficarum, sia garantito dall’ auctoritas e quindi, oltre alla Bolla pontificia, egli ottiene anche una patente regale e l’Approbatio della Facoltà teologica. Per quest’ultima gli è indispensabile la mediazione di Sprenger, Superiore provinciale dell’Ordine, riformatore della Regola e dei costumi, stimato quale teologo e guida spirituale. Con l’aiuto di questi ottiene l’Aprobazio, ossia autorizzazione accademica per pubblicare l’opera da parte della Facoltà di Teologia dell’Università di Colonia (dove il suo coautore era vescovo, inquisitore e professore di teologia). La cosa però non fu per nulla facile ed infatti, per vincere le esitazioni della Facoltà, von Kramer fa pervenire ai membri della commissione una lettera intimidatoria in cui si allega l’approvazione imperiale del 6 novembre del 1496 di Massimiliano I d’Austria, re dei romani e quindi simula una riunione di facoltà, mai avvenuta, dalla quale esce con la delibera desiderata. Di fronte ad un tale intrigo e ad un’opera che recava la duplice autorizzazione del pontefice e dell’imperatore, non restava ai teologi di colonia che l’adesione entusiastica. Ed infatti il 19 maggio del 1497 la più importante Facoltà europea di teologia, quella a cui il papa aveva affidato il compito di censurare le opere a stampa, si riunì, questa volta per davvero, e non solo approvò il Malleus Maleficarum, ma giudicò essenziale la persecuzione contro le streghe.

Fu un colpo davvero magistrale questo in cui si ottenne non soltanto il nihil obstat, ma addirittura la condanna contro chiunque avesse sollevato qualsivoglia ostacolo.

L’opera si apre infatti con una indicativa domanda retorica

È possibile dire che l’affermare l’esistenza delle streghe sia così autenticamente cattolico che il dichiarare ostinatamente il contrario sia del tutto eretico?

La risposta è scontata, se non altro perché la si poteva trovare già stampata sul frontespizio del libro:

Haeresis est maxima opera maleficarum non credere

ossia “La massima delle eresie è quella di non credere nella stregoneria”.

Comunque, per onorare compiutamente il titolo dell’opera gli Autori demoliscono a colpi di maglio (che in realtà è questo il loro raffinato strumento teoretico) tutte le opinioni contrarie, reinterpretano a loro esclusivo beneficio i testi canonici, si appoggiano su citazioni, opportunamente scelte e private del contesto, dei Dottori e dei Padri, riscoprono brani biblici cristianamente inquietanti e forzano addirittura le parole del Vangelo e degli Atti degli Apostoli, ed infine, per far salvi anche i diritti della “ragione”, si avventurano in argomentazioni filosofiche capziose e spesso risibili.

Nonostante, però, la sua estrema debolezza sia a livello ermeneutico che teoretico, l’opera avrà, dal 1486 al 1669, ben trentaquattro edizioni con tiratura di circa trentacinquemilacopie stampate (la prima è quella di Strasburgo, presso J. Pruss, del 1486, seguita subito nello stesso anno da Speier a Lione, quindi le principali: Strasburgo 1488, Magonza 1488, Speier, 1487-89-90-92, Colonia 1494, Norimberga 1494-96, Parigi 1510-17-19, Lione 1515-84-96-1620-29-69, Colonia 1520, Venezia 1576, Francoforte 1582-88-1600: un successo editoriale senza precedenti!

Inoltre, per circa un secolo non comparirà alcun anti-Malleus capace di risultare se non proprio vincente, almeno convincente, mentre saranno edite alcune centinaia (a noi personalmente ne risultano circa trecento, sia anonimi che firmati) di lavori a stampa costruiti nel solco e secondo la tradizione del Malleus Maleficarum.

Le notissime ed acerrime battaglie combattute dalla cultura dell’epoca contro il dogmatismo della scolastica deteriore risparmiarono con somma cura questo vero e proprio insulto alla ragione. A tale problema non ci pare che gli storici abbiano ancora, non si dice dato una risposta accettabile, ma addirittura prestata la dovuta attenzione.

La Questio Prima della Prima Pars del Malleus Maleficarum è, a nostro avviso, estremamente illuminante per comprendere il cambiamento di clima culturale e le ragioni che hanno permesso l’ assimilazione di diritto fra eresia e stregoneria.

Alla più forte delle ragioni filosofiche contro la realtà dei poteri vantati dalle streghe, e cioè quella che afferma che nessun artificio può indurre in natura delle modificazioni sostanziali, si risponde che il diavolo, previo permesso divino, può dare alla strega tale potere.

Ora, chi si oppone a questo argomento è chiaramente eretico, come è facile vedere dal seguente ragionamento: le Scritture affermano che il diavolo opera nel mondo, la filosofia ci insegna che un puro spirito deve ricorrere ad un opportuno intermediario per poter agire sulla materia, quindi chi non crede che esistono tali intermediari non crede neppure nel diavolo; ma chi non crede nella presenza dell’ Angelo ribelle in questo mondo, rifiuta una parte delle Scritture; di conseguenza costui, non accettando uno degli argomenti della Fede cattolica, è un infedele.

Conclusione:

E poiché l’infedeltà del battezzato è detta eresia, costoro vengono riprovati come eretici.

All’inizio della questio si trova, infatti, detto che:

…qui occorre impugnare tre errori eretici, respinti i quali si manifesterà la verità… c’è chi ha tentato di affermare che nel mondo non esiste la stregoneria se non nell’opinione di uomini che attribuiscono a quella gli effetti occulti della natura. Altri ammettono che gli stregoni esistono, ma affermano che questi possano solo immaginare con la fantasia di concorrere agli effetti della stregoneria. Una terza categoria sostiene che gli effetti di stregoneria siano del tutto fantastici e immaginari, anche se il diavolo concorre realmente… questi errori puzzano di eresia e sono contrari a una sana comprensione del Canone e lo si dimostra soprattutto attraverso la legge divina come pure attraverso la legge ecclesiastica e civile.

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La caccia alle streghe scatenata definitivamente dal Malleus durò a lungo, sia pure con modalità ed intensità diverse secondo le epoche e le regioni. Qui vediamo uno dei più celebri roghi del ‘600, quello in cui fu bruciato nel 1634 Urbano Grandier, protagonista innocente delle vicende legate alla cosiddetta possessione di Loudun.

Il primo degli errori lo abbiamo appena visto; e, sia detto per inciso, l’argomento di Sprenger e Kramer è la prima, sia pur inconsapevole, affermazione di un principio che si rivelerà in seguito fertilissimo: ossia che il baratro aperto fra natura e arte dalla filosofia classica può, a certe condizioni, essere valicato. Per il momento è solo la strega che, aiutata dal Principe di questo mondo, può effettuare delle modificazioni sostanziali nell’ambito del naturale o, in altre parole, a lei soltanto è possibile violare il vecchio tabù del naturale che diceva: “Nulla ars imitari solertiam naturae potest”. In seguito sarà lo scienziato, licenziato Satana, ad arrogarsi un identico potere.

Gli altri due errori – continuano i Nostri – pur non negando l’esistenza dei demoni e la loro naturale potenza, tuttavia sono in disaccordo a proposito dell’ effetto di stregoneria e della stessa strega, in quanto l’uno ammette che la strega collabori realmente all’effetto, benché questo non sia vero, ma fantastico. Il secondo, invece, ammette la realtà dell’effetto nella vittima, ma ritiene che la strega, collabori solo in modo fantastico.

Queste sono, in fin dei conti, le posizioni che avevamo già trovato nella cultura medievale: la prima diceva che l’intenzione della strega è malvagia, ma le sue pratiche superstiziose non sortiscono effetti nocivi; la seconda dichiarava che la strega si vanta di opere malvage e si arroga poteri che in realtà sono di Satana.

Proprio in virtù di queste due ragioni il Medioevo ha potuto tenere correttamente distinti, sul piano giuridico, l’intenzione di compiere un delitto (consapevole o mitomaniaca) dalla sua reale esecuzione, le quali colpe, pur equivalendosi sul piano morale, non possono venir identificate su quello legale.

In ogni caso, per gli autori del Malleus,

questi due errori puzzano di eresia e sono contrari ad una sana comprensione del Canone e lo si dimostra innanzitutto attraverso la legge divina come pure attraverso le leggi ecclesiastiche e civili.

Risparmiamo al lettore gli spericolati equilibrismi mentali per poter pervenire ad una “sana comprensione del Canone”, Sembrerebbe, infatti, impossibile far dire a quel brano che è eretico chi non crede nella realtà della stregoneria, eppure i due domenicani ci riescono. In prima battuta essi avvertono che “prese alla lettera” le parole del canone sono contrarie alla Scrittura, ma dato che non è possibile che proprio la Chiesa possa aver commesso un errore di tale fatta, bisogna trascurare il contenuto letterale del testo per poterne cogliere l’autentico significato. Di conseguenza si avventurano in una serie di fantasiose interpretazioni, di argomentazioni sofistiche e di equilibrismi retorici così rozzi che un qualsiasi studente di logica sarebbe riuscito agevolmente a vanificare.

Il triste è che nessuno si è provato a confutarle, neppure i coevi maestri di logica, retorica e dialettica che già si stavano abituando a convivere con le tecniche del pensiero disciplinato.

D’altra parte che dire del silenzio degli umanisti riguardo alle allegre etimologie di Kramer? Uno degli argomenti più persuasivi del Malleus, almeno secondo il parere degli Autori, è quello che si fonda sull’etimologia di “Maleficii” per costruire l’accusa di eresia. “Maleficiendo” vuol dire “male de fide sentiendo”, ossia “avere cattive opinioni in materia di fede”; ora la traduzione latina del volgare “stregoni” è proprio malefici, ossia coloro che provocano tali cattive opinioni. Infatti:

Mentre tutte le semplici eresie accondiscendono all’errore per la difficoltà del credere, ma senza alcun patto tacito o esplicito con i diavoli … al contrario questa eresia del provocare stregonerie e malefici che addirittura, come già dimostrato, prende il nome da maleficere, ossia dall’aver cattive opinioni intorno alla fede, raggiunge il sommo grado della malizia.

Inoltre, il diavolo (che poi significa diabolus, ossia colui che fa due bocconi di anima e corpo) si serve della strega proprio perché, essendo femmina (da Fe-minus o colei che ha minor fede) è più portata all’eresia. Interpretato quindi rettamente il canone e dimostrata etimologicamente l’ eresia, vediamo quali sono le leggi umane e divine per cui si evidenzia che è eretico non credere nella stregoneria. In primo luogo, bisogna avvertire che:

Secondo il diritto è ritenuto eretico chiunque erri nell’esposizione delle Sacre Scritture e chiunque, in materia di fede, sia di parere diverso da quello della Chiesa romana.

Ora, la Chiesa si è appena pronunciata sulla stregoneria con la Bolla di Papa Innocenzo VIII; S. Agostino, S. Tommaso, nonché la maggior parte dei Dottori della Chiesa, hanno ammesso il fatto che Satana operi in questo mondo (ovviamente, con l’aiuto intermediario della strega); inoltre, le Scritture recitano chiaramente, in più parti, che la stregoneria è passibile di pena capitale.

Come è possibile dunque opporsi a tanta autorità, se non per il fatto che si è dalla parte di Satana? E con quest’ultimo finissimo argomento che si tappa la bocca a qualsiasi avversario tanto sprovveduto e sconsiderato da voler discutere.

Stregone non è solo chi è parte operativa nella congiura satanica, ma anche colui che non crede nella congiura. Rispolverata, quindi, l’antica ingiunzione della legge mosaica: “Non permetterete che vivano gli stregoni” (Exodus, 22,17), se ne fa la parola d’ordine del cacciatore di streghe, la terribile consegna che comporta, per chi non la faccia rispettare o la esegua con negligenza, la stessa pena dei rei di stregoneria.

Il cammino è definitivamente compiuto e le posizioni altomedievali sono completamente rovesciate: contro S. Bonifacio si dichiara che è del tutto cristiano affermare la realtà della stregoneria; contro il Canon Episcopi si sostiene che l’eretico non è solo chi fa parte della congiura satanica, ma anche chi la nega; ed infine, contro la Capitulatio de partibus Saxoniae si commina la pena di morte anche a coloro che hanno cercato di strappare al rogo i rei di stregoneria.

Da questo momento in poi, non essendovi più alcun freno ne dottrinale, ne morale, ne filosofico e neppure giuridico, il massacro può iniziare indisturbato.

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La tortura di un gruppo di ebrei accusati di eresia (xilografia del 1475). La stregoneria fu assimilata al reato di eresia per farla entrare nell’ambito della competenza specifica dell’inquisizione.


 

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