Quale eresia?

di Raniero Orioli

orioli_qualeresia_01

Miniatura riferita a Deuteronomio, da un antico esemplare di codice cristiano: la “Bibbia di San Paolo fuori le mura” (870 circa).

Patarini, bogomili, catari, dolciniani, beghini, fraticelli, ussiti… Accogliendo le richieste di tanti lettori, inizia una serie di articoli che esplorerà sistematicamente il mondo delle eresie medievali. In questo primo intervento, premessa indispensabile, si imposta il problema e si fa cenno alle prime grandi eresie che sconvolsero il nascente mondo cristiano.

Eresia così dicesi dal greco “scelta”, cioè ognuno sceglie ciò “che gli par essere migliore”.

Così scriveva, a cavallo tra VI e VII secolo, il vescovo di Siviglia Isidoro; e Raoul Manselli, forse il nostro più grande esperto di movimenti ereticali, poteva giustamente chiosare:

Se airesis è scelta, ebbene l’eresia sarà allora la coscienza di questa scelta.

Ed eresia è quindi una libera adesione ad un credo comportamentale, etico, spirituale, che necessariamente si contrappone a qualcosa di altrettanto categorico definito e definitivo da cui si distingue e dal quale riceve la connotazione negativa che la parola indubbiamente oggi – ma non solo oggi – implica. Perché è certo che anche se la scelta comporta coraggio, un coraggio che non indietreggia ne svilisce neppure di fronte alla morte e alla morte violenta, ciò che resta è la connotazione negativa che comunemente accompagna questo termine.

Abbiamo dunque da una parte un monolite pieno di certezze, dogmatico e che si ritiene depositario della verità, esauriente ed esaustivo (e lo possiamo chiamare chiesa, sistema tolemaico, partito, ortodossia), dall’altro invece il singolo – che può farsi gruppo o folla o movimento – che pur accogliendo il sistema, operando e restando all’interno di esso, ne intacca le certezze, il dogmatismo, quando non addirittura le basi.

Già da questa definizione si evince la necessità di delimitare i termini del nostro approccio, che non pretende certo di ripercorrere la storia di una parola, la storia cioè di tutte le eresie, siano esse di tipo religioso o politico o scientifico. Questo significherebbe rincorrere la fortuna di un termine non sempre usato a proposito. Non si intende ingrossare la già fitta schiera dei tuttologi, infausta progenie dei giorni nostri, per cui è opportuno chiarire che l’eresia di cui si intende parlare sarà quella con chiare connotazioni religiose. Ma non solo.

Questo non basta a delimitare il campo. Eresie religiose e politico-religiose – e di non poco momento – sono riscontrabili nel mondo islamico e in quello orientale, mondi che solo marginalmente saranno sfiorati se non per la parte che possono aver avuto venendo a contatto con l’Occidente cristiano. Ma ancora non basta.

L’eresia di cui si parlerà sarà quella medievale, anche se inevitabilmente qualche cenno si dovrà pur fare alle eresie dei primi secoli, se non altro per porsi la domanda se abbia una ragion d’essere parlare di continuità o meno tra II e III e XI-XII secolo.

Ma c’è ancora un’altra ragione – soltanto apparentemente banale – che obbliga lo studioso che non voglia bluffare con il proprio lettore, a delimitare sia dal punto di vista cronologico sia da quello contenutistico il discorso; ed è il fatto che storia dell’eresia e storia del Cristianesimo vanno di pari passo, così come non c’è quasi periodo in cui ad un papa non si sia contrapposto un antipapa. Riassumere duemila anni di storia in pochi articoli sarebbe un atto a dir poco presuntuoso.

La scelta s’impone dunque e quella che qui si opera è mirata.

Ripercorrere la storia dell’eresia medievale significa cercare di cogliere la progressiva trasformazione o il farsi in parallelo di una eresia che da “teologica”, tesa cioè a dibattere temi cristologici, liturgici ecc” quale quella dei primi secoli, si fa mistica, popolare, animata da istanze etiche strettamente connesse con la realtà sociale; significa registrare una variazione quantitativa oltre che qualitativa a livello di partecipazione; significa necessariamente ricercarne le cause anche al di fuori dello stretto ambito religioso per invadere il sociale, il politico, l’economico. E significa anche tracciare la storia della “reazione”, di come cioè il “sistema” si sia difeso, di quali strumenti si sia servito; si tratta, tra l’altro, di parlare della nascita e dello svilupparsi dell’Inquisizione, che non è stata sempre uguale a se stessa ne uguale a quell’immagine terrorifica che ancora regna nel subconscio comune. Si tratta di vedere che significato avesse la scomunica, l’ essere cioè escluso dalla vita ecclesiale e comunitaria, con tutte le conseguenze politiche ed economiche che un tal provvedimento comportava necessariamente in un contesto sociale che pur non essendo ierocratico, trovava tuttavia potere civile e potere religioso spesso schierati dalla stessa parte.

orioli_qualeresia_02

Foglio miniato con scene dai vangeli, da uno dei più antichi codici cristiani che ci siano pervenuti (manoscritto “Rabbula”, 586 circa).

Insomma, l’obiettivo non è quello di scrivere una esauriente e completa storia dell’eresia; un tale progetto – lo abbiamo detto – è forse un’utopia; ciò che ci si propone è più modesto: capire di che natura fossero gli eretici, quali pulsioni avessero, su quale umanità fosse fatto calare il pesante abito ereticale da parte di chi avvertiva in loro una diversità pericolosa e destabilizzante.

Resta tuttavia il fatto che queste sole ragioni non bastano per giustificare una delimitazione temporale così drastica. Contro i circa duemila anni del Cristianesimo può sembrare a dir poco riduttivo limitare il discorso ai secoli sia pur centrali di tale esperienza, soprattutto quando sappiamo che il termine “eresia” è testimoniato già nel Nuovo Testamento. Eppure tra quelle che generalmente vengono connotate come eresie dei primi secoli, in realtà ve ne sono alcune che rappresentano qualcosa di ben più di una scelta diversa dall’ortodossia, che sono vere e proprie religioni alternative, che dal Cristianesimo assumono alcune tematiche adattandole o stravolgendole nell’ambito di un contesto che non è ancora completamente “cristiano”.

È il caso dello Gnosticismo, “l’insidia mistico- speculativa, visionaria ed individualistica” (Concetto Marchesi) sorta, non a caso, in Alessandria, il gran calderone in cui confluivano la filosofia greca ed il misticismo religioso d’Oriente.

Bene e male, eterno dilemma umano

Servendosi del messaggio cristiano e fondendolo con miti ellenistico-orientali d’impronta l’eterno misterica, gli Gnostici distinguevano tra l’imperfezione del mondo umano visibile e la perfezione,di un Dio supremo, la conoscenza (gnosis in greco ha infatti questo significato) del quale, individuale e riservata a pochi eletti, tramite forme iniziatiche di apprendimento, avrebbe portato alla salvezza.

Al di là della questione ancor oggi non del tutto risolta, concernente una probabile – o meno -derivazione dello Gnosticismo da talune sette giudaiche (Esseni, Ebioniti, ecc.), il pensiero gnostico incominciò a manifestarsi già nel I secolo d.C., nell’area del Giordano, quando, dopo la morte del Battista, un certo Simone di Gitta, identificato con il Simon Mago degli Atti degli Apostoli, 8, 9-24, si sarebbe autodefinito la “Grande Potenza di Dio”.

Diffusosi nel mondo greco e in quello romano, lo Gnosticismo si suddivise ben presto in sette; tanto che non è facile riuscire a fornirne un quadro al tempo stesso chiaro, omogeneo ed esauriente.

orioli_qualeresia_04

Ercole e l’Idra (sopra) e Le Samaritane al pozzo (destra): questi affreschi, dall’ipogeo di via Latina, Roma, (IV secolo) mostrano una convivenza di temi pagani e temi cristiani, senza alcun intento di conciliazione. Segno, questo, dell’osmosi tra le due culture religiose nella Roma imperiale.

orioli_qualeresia_03

Tutto sembra prender l’avvio dal dilemma umano per eccellenza, quello sul significato del nostro essere e della contrapposizione tra bene e male. La conoscenza fornirà a coloro che a tal uopo sono predestinati la risposta al quesito, una risposta, tra l’altro, che parte da un presupposto di squisito stampo platonico, dall’idea cioè, che gli uomini possano, attraverso il mondo inferiore che abitano; immaginare la perfezione e la beltà di un mondo superiore. All’inizio è un Eone (che nella terminologia gnostica indica una sorta di universo a struttura temporale) perfettissimo ed eterno, un Proto-padre coesistente con il suo pensiero che è altresì il Silenzio cosmico e assoluto. Come in una specie di reazione a catena, dal Padre e dal Pensiero si generano gli Eoni del pleroma, che a loro volta originano un’immagine del Padre – diversa a seconda delle sette – svincolata dall’ isolamento primordiale e in grado di generare. Una delle emanazioni eoniche, Sophia, sprofonda nella materia:dimenticando il suo universo celeste e dando origine ad un mostro leone-serpente. Il nostro mondo, così pieno di brutture e di mali, è quindi, per così dire, un incidente cosmico. Da siffatto incidente trae origine Ialdabaoth, la potenza difforme circondata da un Eone tenebroso che sarebbe, appunto, il nostro mondo. Contro la superbia cieca del mostro il Padre Arconte manda l’uomo Adamo, a sua immagine e portatore di luce, che però, avendo suscitato la gelosia dei suoi artefici, viene da questi rinchiuso in un involucro corporeo e gettato in un Eden velenoso dal quale, con la sua compagna Eva, sarà espulso da Ialdabaoth. Ma continuerà la lotta tra il Demiurgo e i discendenti di Seth, i “perfetti”, che conservano una scintilla del Logos; e sono costoro che, mediante la gnosi, devono essere risvegliati per riprendere totale coscienza della loro natura divina. In ciò saranno aiutati dal Salvatore, alcune volte identificato con Cristo.

orioli_qualeresia_05

L’imperatrice Teodora (Ravenna, S. Vitale, VI secolo). Teodora aderiva all’eresia monofisita, che negava l’esistenza in Cristo delle due nature, umana e divina, affermandone la sola natura divina.

Il conseguimento della gnosi porterà alla liberazione dalla materia e dall’asservimento carnale; un’ascesa senza ritorno ai cieli, anche se, per taluni particolarmente eletti, il viaggio potrà essere possibile anche restando in vita. Per quanto riguarda la ritualità gnostica, si suppone che esistessero la pratica della confessione, anche se probabilmente compiuta in sede d’iniziazione, quella del battesimo, praticata in diversi modi, quella di una specie d’eucarestia, compiuta in genere col “sangue” della Madre celeste – una coppa di vino – o, come presso la setta degli Ofiti, con pani messi a contatto d’un serpente, da essi venerato, probabilmente, quale simbolo di una costellazione.

Altre sette, invece, celebravano, non sappiamo quanto o meno simbolicamente, le “nozze spirituali” che avrebbero dovuto riprodurre i raggruppamenti eonici celesti.

Come si vède, anche se presenti in maniera cospicua, gli imprestiti cristiani non sembrano essenziali né determinanti; vi sono indubbie analogie tra Gnosticismo e Cristianesimo, ma non è possibile ne corretto spiegare riduttivamente il primo come una “deviazione” del secondo. Val tuttavia la pena di ricordare come risalgano a sant’Epifanio, nel IV secolo, autore di un’opera fortemente polemica e denigratrice nei confronti dello Gnosticismo, le informazioni, per altro di seconda mano, secondo cui orge e riti immondi avrebbero caratterizzato certe forme di Gnosticismo, dando così l’abbrivio al formarsi di un ‘topos’ che con grande frequenza e con costanza ossessiva ritroveremo applicato per tutto il Medioevo e che sarà ereditato dalla polemica antistregonica.

Ed allo stesso modo dello Gnosticismo non è possibile ricondurre tout court al Cristianesimo il Manicheismo.

Anche in questo caso indubbi elementi consimili, cui si aggiunge il fatto che di Manicheismo si dovrà parlare fino al XIII secolo, hanno spesso indotto a considerare questa religione una “eresia” cristiana, negandole una autonoma dignità di pensiero. In realtà l’insegnamento di Mani opera una sintesi di varie istanze presenti sia nel Cristianesimo, sia nello Gnosticismo, sia nel Mazdeismo, ma ha nello stesso tempo una propria ragion d’essere non necessariamente collegata al Cristianesimo.

Mani, nato nel 216 da nobilissima famiglia persiana, imparentata con la stirpe degli Arsacidi, ebbe, a soli 12 anni, la rivelazione del Paracleto che gli aprì il mistero della luce e della tenebra.

Incomincia da qui l’attivià missionaria di Mani, svoltasi principalmente in Iran, nell’attuale Pakistan e nella regione mesopotamica, e rivolta al fine specifico di fare del suo credo una religione di stato. Il che non poté non comportare un durissimo scontro con la classe sacerdotale zoroastriana, allora predominante; scontro che si risolse, dopo parecchi anni, con la vittoria dei magi mazdei. con l’imprigionamento di Mani. con la sua morte per inedia, nel 276 o 277, e lo scempio del suo cadavere, che, secondo alcune fonti, sarebbe stato scorticato, impagliato ed esposto al pubblico ludibrio.

I Principi della dottrina Manichea

orioli_qualeresia_06

Dea Eresia, xilografia di Anton Eisenhoit (1553-1603).

Il pensiero di Mani, che dichiarava esplicitamente di aver avuto come precursori Gesù, Budda e Zoroastro, e di essere egli l’apostolo del vero Dio nella terra babilonese, è basato sulla gnosi; pur tuttavia dallo Gnosticismo si differenzia enormemente, avvicinandosi invece al Cristianesimo, proprio perché la conoscenza non è, come nel primo, uno strumento di perfezione riservato a pochi eletti, bensì il mezzo di diramazione e proliferazione di una religione che vuole tutti toccare e di tutti essere.

Al Mazdeismo – la religione organizzata da Zoroastro nel primo millennio a.C. ed imperniata sul dualismo tra bene e male – è invece ispirato il pensiero manicheo quando considera due principi coeterni, non inferiori l’uno all’altro, egualmente potenti ed in eterna lotta. L’uno, Dio, il Padre di grandezza, è lo spirito, la luce, la pace; l’altro è il Re della tenebra, il signore della materia, del caos, della guerra, della magia malefica, della discordia perenne in cui egli stesso è coinvolto.

E questo sovrano delle tenebre, dilacerato com’è dal suo stesso regno e dal suo stesso essere, spasima d’invidia struggente ogni volta che gli si rivela un barlume della perfetta bellezza del regno della luce.

Il Padre di grandezza, buono per eccellenza e definizione, non può avere mezzi di difesa, ma solo, di fronte alla rapace invidia del nemico, offrire se stesso come olocausto.

A tal scopo emana la Madre della vita e questa, a sua volta, l’Uomo primordiale che accetta personalmente il combattimento con le forze del male e dà in pasto se stesso e le proprie emanazioni ai figli delle tenebre.

In tal modo ha origine la miscela di bene e male, di luce e tenebra, di spirito e materia che caratterizza il nostro mondo. E pur tuttavia i cinque figli dell’uomo primordiale sono vere e proprie forze nel seno del nemico e l’uomo primordiale ottiene dal Padre l’emanazione d’una triade (Amico delle Luci, Grande Architetto, Spirito Vivente), da cui sortiranno l’Ornamento dello Splendore, il Gran Re d’Onore, l’ Adamante Luce, il Re di Gloria e Colui che porta. Ed è lo Spirito Vivente ad iniziare l’opera redentrice, stabilendo un mutuo rapporto con l’uomo primordiale e liberandolo dalla materia per portarlo, nuovamente, alla luce. È questa liberazione il primo segno della vittoria del Padre di grandezza, il germe escatologico della speranza.

Però luce e materia, biologicamente, sono ancora frammiste nel mondo e per timore della vittoria di Dio le tenebre inviano due demoni che generano Adamo ed Eva, figli dell’odio e della lussuria. Da qui il concetto manicheo del corpo umano considerato quale sostanza diabolica. Ma il bene continua la sua opera redentrice e cerca di risvegliare in Adamo la coscienza della sua origine divina. Ecco allora l’arrivo di Gesù, Il Luminoso, e la conseguente liberazione di Adamo; Gesù, la cui passione e crocifissione è il dramma della luce inchiodata alla materia: “Gesù, vita e salute degli uomini, è sospeso ad ogni legno“.

La perenne tensione universale, secondo la cosmogonia di Mani, rivela come il nostro mondo sia prigione della luce e nel contempo delle tenebre che non potrebbero trattenere la luce se non abbandonando il mondo stesso. Sarebbe allora opportuno evitare i concepimenti, che costituiscono ogni volta un imprigionamento della luce nella materia. Pur tuttavia, dopo una Grande guerra e dopo la fine del mondo, si avrà il definitivo trionfo della luce sulla materia e le tenebre saranno relegate per sempre nel loro mondo. Questa, molto in sintesi, la dottrina manichea che era, per di più, corredata da precetti comportamentali alquanto rigidi e da cerimoniali fastosi e suggestivi, ma il cui aspetto precipuo, quello che la separa nettamente dalla miriade di pensieri gnostici, fu il rifiuto dell’aspetto iniziatico e selettivo e l’impronta, invece, di un’interpretazione d’una storia universale “capace di appagare la mente de fedele semplice e ignaro e, insieme, dell’uomo colto e filosoficamente preparato” (Manselli).

Una religione, dunque, di indubbio fascino, contro la quale si scateneranno i polemisti cristiani del IV-V secolo, tra cui Agostino (che ben la conosceva perché ne era stato un adepto), ma di cui si continuerà a parlare – vedremo con quale fondamento -fino al XIII secolo.

Ciò non toglie che sarebbe riduttivo relegarla, almeno nelle sue origini e nei primi secoli di vita, al ruolo di “eresia”, così come, operando un salto di più di un millennio, altrettanto incongruo sarebbe insistere su tale termine per contrassegnare due distinte realtà fenomeniche quali la stregoneria e, successivamente, la Riforma protestante.

Nel primo caso infatti più che ad una scelta cosciente di contro ci troviamo di fronte ad una strumentale demistificazione di comportamenti spesso anomali, spesso ritenuti tali, spesso artatamente interpretati come tali. Qualunque sta la giustificazione o, meglio, la spiegazione che si intende dare della caccia alle streghe (follia collettiva, ricerca del diverso ad ogni costo e conseguente emarginazione, sopravvivenza popolare di riti arcaici O di culti sciamanici, creazione strumentale ex cathedra, ecc.), ciò che resta di base è la mancanza assoluta o quasi di una “teologia” alternativa o parallela, tale da giustificare l’accusa stessa di eresia. Con la stregoneria assistiamo all’ultimo ed esasperato tentativo di un mondo in crisi (si pensi alla Cattività Avignonese, prima, al Grande Scisma, poi) di compattarsi e ricompattare un’unità che si sta inesorabilmente sfaldando. La caccia alla strega è ad un tempo caccia al diverso e ragion d’essere di strutture che non riescono più ad incidere come vorrebbero nel tessuto sociale.

Non che l’Inquisizione perda potere a partire dal XV secolo, anzi semmai lo rafforza, accentuando gli aspetti deterrenti che inizialmente non le erano propri. Ma di fronte a se troverà una realtà di gran lunga diversa da quella dei secoli XI-X III. La nascita degli stati nazionali, la crisi della ierocrazia, favoriscono lo sfaldarsi di quel monolite che si era costituito a partire dal IV-V secolo dalla fusione o concomitanza di interessi tra potere civile, Regnum, da una parte e potere religioso, Sacerdotium, dall’altra.

Duplice è il fenomeno cui assistiamo con la nascita dell’età moderna: da una parte sempre più frequenti gli assertori di una libertà di pensiero che prelude al ritorno all’uomo, alla sua dignità in quanto tale, che caratterizza l’Umanesimo prima e il Rinascimento poi; dall’altra verrà spezzato drammaticamente il binomio Cristianesimo = Chiesa di Roma e in nome di un recupero delle primigenie istanze apostoliche, non nuove come vedremo, ma certamente qualitativamente e quantitativamente diverse. La Riforma, che la controparte si ostinerà a definire “eretica” e che, più correttamente si deve dire “scismatica”, in realtà prelude se non ad una pluralità di Cristianesimi, certo ad una pluralità all’interno del Cristianesimo. Parleremo dunque d’eresia, con limiti temporali e contenutistici, e accogliendo, per fiera comodità e al di là di qualsivoglia posizione soggettiva, la definizione che connota l’ eresia quale dottrina in opposizione immediata, diretta e in contrasto con la verità rivelata da Dio e proposta dalla Chiesa di Roma. Ci occuperemo della nascita delle prime eresie; esamineremo poi quei movimenti che permearono della loro azione e dei loro contenuti i secoli di mezzo. Il nostro excursus si fermerà nel momento in cui, ad una Chiesa, per la fattispecie quella universale, cattolica e apostolica, vedremo opporsi altre Chiese e quando osserveremo spezzarsi quell’unità che si era man mano costituita a partire dal IV secolo. Ci fermeremo cioè quando, con l’inizio dell’era moderna, non si potrà più parlare di un Medioevo e di un mondo cristiano; quel Cristianesimo che, appunto nel Medioevo, era il “sistema” e del quale l’eresia medievale – a prescindere da alcune cautele necessarie nei confronti dell’orgogliosa ed autonoma chiesa catara. era stata parte attivissima, vitale, sofferta e fondamentale.

Confutazione della gnosi valentiniana dall’Adversus baereses di sant’Ireneo

“…Dicon che nelle invisibili e indescrivibili altezze c’è un Eone perfettissimo ed eterno… che è invisibile e che non può – esser circoscritto da nulla. E così, essendo Egli sempieterno e non creato, stava negli spazi temporali eonici in silenzio e quiete…
Il Pleroma, secondo essi invisibile e puro spirito; è suddiviso in tre parti, una di otto elementi, una di dieci e una di dodici; e per questo motivo affermano che il Salvatore (che rifiutano di chiamare Dio) in trent’anni non ha fatto nulla di manifesto se non rivelare il mistero di questi Eoni. E affermano che la parabola dei lavoratori mandati nella vigna è un’evidentissima dimostrazione dei trenta Eoni…
Affermano che ci sono quattro elementi, il fuoco, l’acqua, la terra e l’aria… Enumerano dieci virtù: sette, che chiamano anche Cieli; un’altra, detta l’ottavo Cielo; e poi il Sole e la Luna…”

I testi del Manicheismo

Le fonti in nostro possesso per il Manicheismo sono opere, a partire dal IV secolo, di autori greci, latini e siriaci, neoplatonici o cristiani ed altre, dal V al XV secolo, armene, persiane musulmane.
Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo in Asia, soprattutto nel Turkestan cinese, e, nel 1918, in Algeria, sono stati ritrovati i primi testi autenticamente manichei, i talora ricchi di belle miniature. Soltanto nel 1932, grazie allo studioso tedesco Carl Schmidt, si sono potute conoscere le opere più antiche del pensiero manicheo, rinvenute in Egitto e risalenti al IV-V secolo: i Kephalaia (dialoghi tra Mani e i discepoli), le Lettere di Mani, il commentario all’Evengelo vivente – l’opera principale di Mani – ed altre. L’importanza di siffatto rinvenimento è stata quella di permettere di sfrondare il Manicheismo di tutti i filtri e le sovrastrutture mediante i quali c’era stato tramandato dalle opere di parte avversa che, tra l’altro, avevan fatto sì che, nel corso dei secoli, fossero identificati con il Manicheismo movimenti religiosi fondamentalmente diversi da esso e, limitando la portata del pensiero di Mani – quella di una vera e propria religione universale a tutti destinata e da tutti fruibile – avevan creduto e fatto credere questa religione nient’altro che una deviazione, una setta, un’eresia cristiana.

Il Manifesto Ideologico di Mani

 “Le Scritture, i testi di Sapienza, le Apocalissi, le parabole e i salmi delle chiese precedenti sono convenuti, da ogni luogo, nella mia Chiesa, compenetrandosi con la Saggezza che io ho rivelato. Come due fiumi confluiscono l’un con l’altro, dando origine ad una potente fiumana, così gli antichi testi sono confluiti nei miei Scritti; e questi costituiscono il massimo della Sapienza, quale mai esistette precedentemente”.

Carme manicheo

Originato dalla Luce e dagli dei,
eccomi in esilio e separato da essi.
I nemici, levandosi su di me,
m’hanno trascinato in mezzo ai morti.
Che sia benedetto e trovi la propria salvezza
colui che libererà ‘anima mia dall’angoscia
lo sono un dio, nato da dei,
splendente, scintillante, luminoso,
radioso, profumato e bello,
ma adesso ridotto alla sofferenza.
Schifosi demoni delle tenebre m’hanno ghermito
e m’hanno levato il mio potere.
La mia anima ha perso la conoscenza.
I demoni m’hanno morso, lacerato, divorato.
Demoni d’ogni tipo,
scuri draghi spietati,
repugnanti, mefitici e neri,
m’hanno fatto provare il dolore e la morte.
Urlano e si slanciano contro di me,
mi perseguitano e mi tormentano….

Preghiera Manichea a Gesù

Ti prego, Gesù, dammi misericordia!
Scioglimi e liberami dal vincoli dei demoni e degli spiriti malvagi.
La mia vita attuale si svolge in una landa di fuoco,
conducimi verso il mondo puro che dona riposo.
O Grande Re, salute di ogni infermo!
O potente luce di ogni tenebra,
rifugio misericordioso di tutti colorò che han perso la strada,
di tutti coloro che si sono allontanati dalla conoscenza…
io sono, o grande Santo, un profumato seme della Luce
e fui lanciato tra ì rovi di una folta boscaglia;
concedimi la tua grande misericordia, raccoglimi,
portami nell’aia della Legge, nel deposito della Luce…
io sono, o grande Santo, una veste nuova e splendida
che è stata lordata dal sudiciume dei demoni.
Ti supplico, lavala con l’acqua della Legge, falla tornare nitida,
così che io ottenga un corpo pieno di gioie trascendenti e pure membra…
Tu sei, o grande Santo, la vita eterna che speriamo,
l’albero sempre in fiore che può dar vita all’anima nostra,
sei la saggezza, il puro spazio, colui che è eterno, colui che veglia;
tu sei il re della conoscenza e sai distinguere.
O potente, io ti supplico col mio pianto e in sincerità.
Tu che tutto conosci, Sjgnore della Legge, Dio Gesù,
dona il riposo e la gioia al mio corpo carnale e rendi il mio io divino incontaminato.

orioli_qualeresia_07

L’eresiarca Ario (280-336), affresco di area fiorentina. Le sue tesi furono condannate dal Concilio di Nicea (325).


Cenni bibliografici

Per una visione generale dell’eresia nel Medioevo e per un primo approccio al tema:
R. Morghen, Medioevo cristiano, Laterza, Bari 1951. E. Dupré Theseider, Introduzione alle eresie medievali, Pàtron; Bologna 1953. R. Manselli, Studi sulle eresie del secolo XII, in Studi Storici, 5, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, Roma 1953 (19752). Ilarino da Milano, Le eresie medioevali (sec. XI-XV), in Un pensiero cristiano. La Scolastica, in Grande Antologia Filosofica, IV, Marzorati, Milano 1954, pp. 1599-1689, L ‘eresia medievale, a cura di O. Capitani, Il Mulino, Bologna 1971, H. Grundmann, Movimenti religiosi nel Medioevo, Il Mulino, Bologna 1974, G. Miccoli, La storia religiosa, in Storia d’Italia, II/1 , Einaudi, Torino 1974, pp, 431-1079 (Fabbri, Milano 1985 seconda ediz.). Medioevo ereticale, a cura di O. Capitani, Il Mulino, Bologna 1977. G.G. Merlo, Eretici ed eresie medievali, Il Mulino, Bologna 1989.

Per lo Gnosticismo:
Storia delle religioni, a cura di H.C. Puech, VIII: Gnosticismo e Manicbeismo, Laterza, Roma-Bari 1977. M. Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose, II, Sansoni, Firenze 1980; 111, 1983.

Per la religione mazdea e zarathustriana:
G. Messina, La religione persiana, in Storia delle religioni diretta da P. Tacchi Ventura, I UTET, Torino 1954, pp. 917-961; F. Cumont, Le religioni orientali nel paganesimo romano, Laterza, Roma-Bari 1967. Elide, Storia delle credenze… cit., I, 1979.

Per il Manicheismo:
G. Messina Il Manicheismo, in Storia delle religioni, cit., II, pp. 287-302. R. Manselli, L’eresia del male, Morano, Napoli 1963. Storia delle religioni a cura di H.C. Puech, cit.


 

Annunci