Le donne e le piante

di Anna Vigoni Marciani

L’universo femminile ha sempre avuto legami particolari col mondo delle piante. Il primo incontro donna-piante, purtroppo infausto per l’umanità, è quello di Eva che, attratta dall’albero della conoscenza, volle staccarne ed assaggiarne il frutto coinvolgendo anche l’uomo, con le conseguenze che tutti conosciamo. Ma altri, e forse più poetici, sono i collegamenti che possiamo ricordare. Ad esempio i rapporti donna-fiore (il fiore è la manifestazione più appariscente e più godibile di molte piante).

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Già nella vita quotidiana la donna si sente gratificata dal dono di un fiore: la tradizionale rosa della giornata della mamma o il tralcio di mimosa della giornata della donna- l’omaggio di un mazzo fiorito per ricordare una ricorrenza o per ringraziare la padrona di casa per l’ospitalità. O la classica “dozzina di rose scarlatte” messaggere di pensieri amorosi, che, nonostante il disincanto dei tempi odierni, ancor si usa. C’è poi il bouquet della sposa, ornamento indispensabile sia del più sontuoso abito da sposa che del più pratico tailleur e che vediamo sia nei matrimoni celebrati in chiesa che in quelli ufficializzati davanti al Sindaco. Lo stesso bouquet, lanciato dalla sposa, diventa predittivo di prossima unione per la ragazza che lo afferra.

Inoltre, da Saffo a Tagore, da Guinizzelli a Dante, da Leopardi a Dannunzio, l’immagine poetica della donna è sempre stata accostata ai fiori.

Ma il feeling donna-piante si può allargare ancora. Pensiamo all’arte culinaria. Anche gli uomini cucinano, e spesso anche molto bene, infatti i grandi chef in genere sono uomini, ma per tradizione ed inclinazione la regina della cucina è la donna. E lì lei manipola foglie, fiori, frutti, radici, piante intere. La donna dispone dei doni vegetali della natura per esaltare il gusto delle sue preparazioni quotidiane mettendo in atto inventiva ed abilità femminili per i propri familiari ed amici. Anche se, poi, mito e storia ricordano donne che hanno nefastamente usato le piante, come Lucrezia Borgia o Circe, che proprio con le piante (velenose!) sistemavano rivali, incomodi servi, amanti, delatori, o come le streghe del Medioevo che fabbricavano fatture e pozioni allucinatorie.

Ma oggi si delinea una nuova possibilità nel rapporto donna-piante: quello delle piante medicinali. Un capitolo vastissimo, affascinante.

Oggi parlare di terapie con le piante, Fitoterapia, non è più “un discorso all’antica”, “la medicina della nonna”, ma è parlare di una branca della Medicina.

Nella storia della Medicina, per secoli le piante sono state per Medici e Speziali “il medicamento”, con un risvolto più o meno scientifico legato all’evolversi delle conoscenze, e solo alle soglie del 1800 la Fitoterapia conoscerà un declino, e un successivo lungo periodo d’oblio, con l’esaltante progresso tecnologico che consente di isolare dapprima i principi attivi delle piante e poi di riprodurli in laboratorio. E da lì produrre poi molecole nuove, inesistenti in natura.

Certamente la chimica farmaceutica ha aperto via via la possibilità di curare malattie, soprattutto infettive, prima incurabili.Recentemente si è ritornati alla Fitoterapia sia per la constatazione dei numerosi effetti collaterali dei farmaci di sintesi, anche di libera vendita, sia per una più approfondita comprensione del valore dell’ecologia, sia per una maggiore sensibilizzazione all’utilità della prevenzione nella tutela della salute. E le piante medicinali forniscono sicuramente preparati molto utili per la cura e la prevenzione di quei disturbi che possono rientrare nell’automedicazione.

Si torna così a prendere in considerazione la pianta nella sua interezza: le moderne metodiche di indagine scientifica e clinica ci consentono di identificare le piante valide, sicure, efficaci.

I principi attivi in esse contenuti, il cosiddetto “fitocomplesso”, oggi individuati qualitativamente e quantitativamente, somministrati in estratto (acquoso, alcoolico, secco ecc.) vengono generalmente rilasciati in modo graduale, e quindi anche assorbiti in modo graduale, per la contemporanea presenza di mucillagini, fibre, tannini, agendo certamente più dolcemente di un monocomposto chimico. Per l’impatto benefico che si riscontra si potrebbe anche ipotizzare che le molecole naturali dei vegetali abbiano una struttura con la quale gli organismi viventi, uomini ed anche animali, sono entrati in contatto sin dall’inizio della loro contemporanea evoluzione, sviluppando quindi una maggiore tollerabilità nei loro confronti. Molte piante, poi, contengono, accanto ai principi attivi che le caratterizzano specifiche per determinate patologie, anche sostanze capaci di influenzare il sistema immunitario, aiutando così prevenzione e cura in molte situazioni.

I riconoscimenti di alto livello della Fitoterapia confortano quanto prima affermato.

Già dal 1978 in Germania il Ministero della Sanità ha istituito una speciale Commissione che pubblica periodicamente monografie sulle piante medicinali che riportano la composizione, le indicazioni, le controindicazioni, gli effetti indesiderati, le interazioni, la posologia, le modalità di somministrazione.

Nell’ultima edizione della Farmacopea Ufficiale Italiana sono comparse 101 monografie di piante medicinali più 16 formulazioni di tisane. L’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, esorta continuamente allo studio e alla ricerca sulle piante medicinali- l’EMEA, European Medicines Evaluetion Agengy, ha istituito un apposito gruppo di lavoro per valutare i farmaci vegetali in ambito comunitario; a Genova è stato tenuto alla Facoltà di Farmacia nel 1998 ( e si ripeterà nell’Anno Accademico 99/2000 ) un Corso di Perfezionamento in Fitoterapia per laureati in Farmacia e Medicina. Corsi analoghi si tengono all’Università di Siena e di Napoli. A Empoli è stato aperto un ambulatorio di Fitoterapia riconosciuto dal Servizio Sanitario Nazionale, cioè vi si accede col solo pagamento del ticket. Si vanno quindi sempre più allargando e rafforzando le attenzioni finalizzate a definire l’uso razionale dei farmaci vegetali con requisiti di sicurezza ed efficacia secondo criteri scientifici aggiornati.

Questa digressione conforta l’affermazione “piante medicinali = amiche delle donne”, perché le piante medicinali sono veramente un’arma in più del repertorio terapeutico disponibile. Ma perché e come in particolare “Alle donne”.

Perchè? Perchè le donne presentano tappe fisiologiche sconosciute dal sesso maschile: le mestruazioni, il periodo premestruale, la gravidanza, il parto, l’allattamento, il climaterio, la menopausa. Tutti momenti certo non di malattia, ma momenti delicati, che spesso comportano fastidiosi disturbi.

Intervenire, anche come autocura o come prevenzione, in queste situazioni con le piante medicinali si è rivelato valido, efficace, sicuro.

Come. Per citare degli esempi, nella sindrome premestruale un’associazione di Agnocasto, per sedare l’ansia e l’irritabilità spesso presenti, di Eleuterococco, per eliminare depressione e mancanza di forze, di Betulla per evitare ritenzione idrica, di Peonia in caso di emicrania, costruisce un valido protocollo terapeutico. Nel prurito gravidico, disturbo che insorge intorno alla 18-ma/ 20-ma settimana e che non trova giovamento dai farmaci tradizionali, ottimi risultati si ottengono invece col Tarassaco associato all’Elicriso.

vigoni_donnepiante_02Sempre in gravidanza, la stipsi che si presenta o peggiora specialmente dopo il quinto mese, per la riduzione della motilità intestinale per azione progestinica e per compressione delle anse intestinali per l’aumentato volume dell’utero, trova negli interventi fitoterapici aiuto validissimo: Manna, Psillio, Malva.

Anche la nutrice con scarsità di latte, o che vuole prolungare la lattazione, trova uno stimolo efficace e sicuro nell’assunzione di alcune delle molte piante lattagoghe: Galega, Finocchio, Basilico, Ortica, Anice, Sambuco ecc.

Nel climaterio e nella menopausa, poi, la donna si trova ad affrontare, per le naturali modificazioni ormonali, una serie di disturbi che investono l’apparato cardiovascolare, genito-urinario, nervoso, osseo. Anche per tutte queste problematiche c’è una risposta valida e sicura da parte delle piante medicinali. Dal Biancospino, per la tachicardia e le palpitazioni, al Ginseng per l’astenia; dal Meliloto, per le distonie neurovegetative e per un’azione spasmolitica nonchè anticoagulante, alla Salvia, che con la sua ricchezza di sostanze ormono-simili ad azione estrogenica è preziosa su più ftonti, si annoverano piante straordinariamente adatte alla donna che ha chiuso l’età fertile.

Donne e piante, allora, sono veramente un binomio felice, dalla nascita alla senescenza: piante foriere d’amore, di auguri, di riconoscenza, di ammirazione, di gioia, di salute.


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