Il prologo della repressione

di Paolo Aldo Rossi

Continua la serie di interventi a cura del prof. Paolo Aldo Rossi, sulla genesi e lo sviluppo della stregoneria in occidente. In questo e nei prossimi lavori saranno via via esaminate le caratteristiche del fenomeno e le sue ragioni di ordine culturale, giuridico, dottrinario, psicologico e socio-economico. Nel 1233, con la bolla Vox in Rama di Papa Gregorio IX, l’atteggiamento della chiesa nei confronti della stregoneria cambia: il Sabba non è più una superstizione popolare, ma un rito orgiastico e diabolico. Un secolo più tardi Giovanni XXII, uomo contemporaneamente affascinato e terrorizzato dall’occulto, lancia con un’altra bolla l’ordine di persecuzione contro magia, stregoneria e astrologia giudiziaria: il tempo della tolleranza è finito; si apre quello dei roghi.

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San Domenico presiede un tribunale dell’Inquisizione (olio di P. Berruguete, XV sec.).

 L’ordine dei domenicani fu fondato dal religioso spagnolo Domenico Guzman nel 1215, con il preciso scopo di combattere l’eresia albigese. Circa vent’anni dopo i domenicani ebbero l’incarico dell’inquisizione per l’Italia, la Spagna e il Portogallo.

Nel 1231 Gregorio IX nominò il primo della serie dei grandi inquisitori che per i secoli successivi terrorizzeranno la Germania: Corrado di Marburgo, un folle sanguinario che per un biennio trasformò la valle del Reno nel teatro di una delle più efferate “giustizie” contro una fantomatica setta di seguaci di Lucifero che, a suo dire, compiva nefandezze di ogni genere e congiurava contro la Dio e la Sua Chiesa per riportare l’Angelo Ribelle in cielo e sostituirlo al Creatore. L’assassinio del fanatico frate coincise sì con un momentaneo arresto della persecuzione, ma nel contempo convinse il papa che tale setta esisteva realmente ed aveva ampie capacità di operare, tanto che reputò necessario promulgare una Bolla per far conoscere all’intera cristianità le notizie che erano state raccolte in merito.

La Bolla di papa Gregorio IX,Vox in Rama, del 1233 dando credito alle indicazioni di Corrado di Marburgo sul Sabba suggeriva quindi alla appena istituita Inquisizione i termini di un collegamento che in seguito si sarebbe rivelato micidiale, per quanto, in questo tempo particolare, l’immane lotta contro l’eresia catara, repressa, ma non ancora completamente domata, non poteva che distogliere l’attenzione degli Inquisitori dalle forme di eterodossia minore.

Nel documento pontificio in esame la figura della strega è ormai perfettamente delineata e il rituale messo in scena alla presenza del Signore delle Tenebre è descritto in un quadro d’insieme che si replicherà per innumerevoli volte nei secoli a venire come un tema passibile di nuove riedizioni e di sempre più ingegnose varianti.

Quando si accoglie un neofita e lo si introduce per la prima volta nella assemblea dei reprobi, gli appare una specie di rana; altri dicono che è un rospo. Alcuni gli danno un ignobile bacio sul l’ano, altri sulla bocca, leccando la lingua e la bava dell’animale… Il neofita intanto avanza e si ferma di fronte a un uomo dal pallore spaventoso, dagli occhi neri, e talmente magro ed emaciato da sembrare senza carne e niente più che pelle e ossa. Il neofita lo abbraccia e s’accorge che è freddo come il ghiaccio; in quello stesso istante ogni ricordo della fede cattolica scompare dalla sua mente. Poi si siedono tutti a banchettare e e quando si alzano, dopo aver finito, da una specie di statua che di solito si erge nel luogo di queste riunioni, emerge un gatto nero, grande come un cane di media taglia, che viene avanti camminando all’indietro e con la coda eretta. Il nuovo adepto, sempre per primo, lo bacia sulle parti posteriori, poi fanno lo stesso il capo e tutti gli altri, ognuno osservando il proprio turno, ma solo quelli che lo hanno meritato … Terminata questa cerimonia si spengono le luci e i presenti si abbandonano alla lussuria più sfrenata, senza distinzione di sesso … Tutti gli anni a Pasqua essi ricevono il corpo del Signore dalla mani del sacerdote, lo portano in bocca e lo gettano fra le immondizie per recare offesa al Salvatore. Questi uomini, i più miserabili bestemmiano contro il Re dei cieli e nella loro pazzia dicono che il Signore dei cieli ha operato da malvagio gettando Lucifero nell’abisso. Gli sventurati credono nel demonio, dicono che egli è il creatore di tutti i corpi celesti e che, nei tempi futuri, dopo la caduta del Signore, ritornerà nella sua gloria.

Siamo ormai molto distanti dal “gioco di Diana”, il possente costrutto mitopoietico presente e perfettamente definito nel diritto e nella morale dei secoli dal IV all’XI.

Nei punti di confluenza fra l’universo leggendario germanico e quello delle mitologie greco-romane il cristianesimo aveva trovato la coerente e costante presenza del demoniaco nella storia: le orge bacchiche, i riti della fertilità, la Wilde Jagdt o cavalcata selvaggia, i fauni e le divinità delle acque, dei boschi e dei campi, le fate, gli elfi, gli gnomi, i folletti, Pan, i Satiri, Wilda, Perchta, Diana, Ecate e tutti gli innumerevoli abitatori della notte, degli universi marginali, degli immensi spazi selvaggi, si mescolano in un unica orda infernale, un esercito disordinato che percorre un cosmo rovesciato, antitesi e destrutturazione dell’armonico. Il micropanteon agrario dove continuava a vivere, in termini di persistenti polimorfe miscellanee, quell’immaginario contadino-pastorale nuovamente stanziato nello stesso ambiente (il pagus) che ne aveva segnata l’origine, non cessava di generare miti e dei che la chiesa missionaria in terra d’Europa faticava ad integrare o ad estirpare.

Ma in ogni caso questo mondo di indotta infedeltà, di ignorante superstizione, di inconsapevole peccato era tollerato in nome di una pedagogia intenzionalmente progettata sui tempi lunghi, ben diversa dall’apolegetica che s’era dovuta mettere in opera con estrema rapidità e della difesa dell’ortodossia che doveva addirittura essere effettuata in “tempo reale”.

Ancora cinquant’anni prima della Vox in Rama, il teologo Giovanni di Salisbury aveva raccolto e sintetizzato nel Polycraticus le più varie versioni del Sabba riportate dalle diverse voci dei teologi, dei predicatori, dei giuristi e, fondamentalmente, dalla tradizione popolare quale s’era venuta a sistematizzare lungo i secoli precedenti. Il volo e il congresso notturno, il culto di Diana ed Erodiade, le magie d’amore e i culti pagani, il cannibalismo rituale e i sortilegi ne erano le principali componenti:

Alcuni affermano di convocare di notte conciliaboli o congressi, diretti da una qualche dea lunare, o da Erodiade o da una Signora della notte, dove celebrano banchetti, svolgono diversi uffici ricoprendo differenti mansioni: a volte giudicano, condannano e puniscono per le loro colpe, altre volte li premiano. Essi offrono bambini alle Lamie e addirittura li fanno a brandelli e con vorace ingordigia li divorano e se ne cibano, ma spesse volte li riportano nelle culle perchè Colei che dirige ne prova compassione [Polycraticus, ed. C.I. Webb, Oxford 1909, pag.17].

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Gli orrori delle Streghe, incisione di Jaspar Isac, XVI sec.

Ma in merito alla interpretazione di queste voci, verso le quali non nasconde una profonda diffidenza, Giovanni di Salisbury aderisce completamente alle indicazioni del Canone o in altre parole, voli e concilii notturni, banchetti e congressi carnali, infanticidi e cannibalismo altro non sono che sogni indotti dallo Spirito Maligno negli sventurati che ne cadono preda.

D’altro canto una delle massime autorità teologiche del tempo, Pietro Lombardo da Novara aveva, con rigorosa argomentazione teologico-filosofica, chiaramente sostenuto nelle sue Sentetiae che la magia non esiste, mentre Graziano poneva addirittura in discussione prima l’entità e quindi la gravità della colpa in merito al peccato di sortilegio. A questo riguardo è interessante notare come nel Decretum , che rappresenta la voce ufficiale della Chiesa in materia di diritto canonico, la questione della magia e stregoneria è discussa incidentalmente esclusivamente nella causa 26 e solo in relazione al fatto che un prete, scomunicato perché praticava sortilegi e divinazione, pentitosi in punto di morte e quindi reintegrato ai sacramenti, fosse da considerarsi validamente assolto anche senza il diretto intervento del suo vescovo. Ed è proprio a questo riguardo che Graziano, come s’è già avuto modo di dire in precedenza, riporta il dettato del Canon Episcopi per affermare la mera illusorietà dell’operazione stregonesca, pur bollandola come colpa morale in quanto induce il fedele a comunicare con Satana.

Ma ancora mancano i due ingredienti principali che permetteranno di confezionare e far detonare la bomba della persecuzione: l’assimilazione della stregoneria al delitto di eresia e la dimostrazione della realtà delle operazioni stregonesche.

Il primo dei due ingredienti è già abbastanza ben evidenziato nella Bolla di papa Gregorio: la demonolatria dei partecipanti al Sabba è sostituzione del culto dovuto a Dio con l’adorazione di Satana, mentre per il secondo degli ingredienti si dovrà attendere il terribile Malleus Maleficarum.

D’altro canto dalla prima metà del XII fino agli ultimi decenni del XIII secolo la Chiesa aveva preparato opportunamente il terreno all’enunciazione dell’equivalenza stregoneria-eresia.

Guglielmo di Malmesbury scrive una Historia Regum Anglorum nella quale il mondo magico gioca un ruolo preminente, Cesario di Heisterbach compone un Dialogus miraculorum letteralmente infarcito di eventi magico-stregonici, Guglielmo d’Auvergne nel Magisterium divinale incomincia a porre una netta differenza fra l’ignoranza superstiziosa e l’intenzionalità colpevole della stregoneria, S. Tommaso d’Aquino costruisce una monumentale demonologia in cui pone la differenza fra l’operare divino (il miracolo) e quello diabolico (il prodigio), alla base di due mondi speculari intorno ai quali la scienza di Satana risulta essere l’esatto rovesciamento della scienza di Dio e coloro che scelgono (airesis) di appartenere alla schiera satanica (maghi e streghe) operano al fine di ribaltare l’ordine divino.

Ma, come s’è detto, l’attenzione degli inquisitori verso le forme dell’eterodossia minore, nei tempi in cui ferveva la guerra contro l’eresia catara, non avrebbe potuto che essere soltanto episodica. Quando invece a cinquant’anni di distanza dal massacro degli Albigesi di Beziers la paura catara s’era, almeno momentaneamente sopita, allora i frati domenicani, accortisi della disattenzione e dell’omissione, chiesero ad Alessandro IV il diritto di inquisire anche sulle streghe. In un primo momento (1257) il Pontefice, reso dubbioso dai Penitenziali e specie dalla tradizione canonica si oppone alla richiesta, ma nell’anno successivo finisce per cedere e pubblica la Bolla: Quod super nonnullis (ampliata nel 1260 con una seconda Bolla omonima) in cui vengono condannati coloro che sono dediti a pratiche di stregoneria purché sia dimostrabile che costoro oltre che stregoni siano anche eretici. A tal scopo, fatto meritevole d’attenzione, i domenicani ottengono che sia tolta la giurisdizione ai vescovi in merito ai casi di magia e stregoneria. Si incomincia così a considerare idealmente accoppiati, anche se non lo sono ancora sul piano giuridico, i due capi di imputazione. I perseguitati sono, almeno inizialmente, i catari di Linguadoca e i Valdesi delle Alpi (si noti incidentalmente che in alcuni dialetti gli stregoni sono detti wauenses o gazarii).

Rifugiati sulle montagne, dispersi e disperati di un ricongiungimento, gli eretici non hanno più la forza della coesione e, quindi, non rappresentano più un gruppo politicamente temibile. Le zone dove essi si stanziano, in esigui gruppi sociali o addirittura in semplici comunità familiari, sono per tendenze etniche e per condizioni geografiche, regioni in cui le culture spirituali, cosi come le vegetazioni originarie, mal si lasciano bonificare per “razionale colonizzazione”; agli esiti favorevoli ottenuti con la forza corrisponde spesso una lenta, costante e quasi sempre vincente riconquista delle antiche forme della cultura autoctona, così come il bosco ritorna foresta e si riprende lo spazio occupato dalle terre coltivate. L’ortodossia importata dalle religioni delle pianure ha sempre trovato sui monti strenue barriere e indomite resistenze: le antiche credenze pagane, i riti di propiziazione della fertilità, i particolari costumi morali e sociali, le concezioni magico demoniche di un mondo marginale sommerso dai sussurri e dalla grida del panteismo naturalistico, non si sono mai lasciati conformare alle ideologie vincenti. Sono questi i luoghi in cui, come si vedrà in seguito, la stregoneria ha da sempre convissuto con l’evolversi del quotidiano, sono queste le regioni dell’individualismo e della fierezza anticonformista, lo spazio dove possono coesistere, senza scontrarsi fra loro, le più diverse eterodossie, o per meglio dire dove l’ortodossia non può affermarsi senza essersi prima adeguata alle polimorfe caratteristiche dei paesaggi umani e naturali che a vicenda si condizionano. E’ qui che i nuclei degli eretici superstiti trovano momentanea pace. E’ qui che i frati difensori della più ottusa ortodossia li inseguirono portando loro nuova guerra. Fu infine nel corso di questa che s’accorsero di come il nemico eretico, il cataro manicheo che equamente aveva diviso il mondo fra il principe delle tenebre ed il principe della luce, s’era alleato con una pericolosissima progenie di Satana, abilissima nella latitanza: la strega.

Non è un caso che la concessione di inquisire la stregoneria, strappata a fatica ad Alessandro IV, divenga, a sessant’anni di distanza, il preciso ordine di un ex inquisitore, vescovo di Linguadoca, e cioè il papa avignonese Giovanni XXII , uomo affascinato morbosamente dalle pratiche magiche che temeva oltre ogni dire e reputava efficacissime.

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Satana impartisce il suo battesimo ad un giovane stregone (dal Compendium maleficarum di R.P. Guaccius, Milano 1626).

Ha inizio quindi la prova generale del dramma persecutorio al quale manca ancora un preciso copione. Alla stesura di tale copione, solo abbozzato da Giacomo di Cahors, e al quale verrà data forma definitiva con il Malleus Maleficarum, si dedicheranno per circa un secolo e mezzo teologi, giuristi e filosofi, in un inimmaginabile crescendo di teorie fantasiose costruite con logiche perverse ed approssimative ermeneutiche e corredate da un contorto impianto epistemologico e metodologico.

Posti all’altezza di Colui che per primo formò il genere umano … abbiamo percepito con dolore che vi sono cristiani solo di nome. Essi, abbandonato la primigenia luce della verità si sono ricoperti da una gran caligine di errore tanto da stringere una alleanza con la morte e stipulare un patto con l’inferno. Essi sacrificano ai demoni, rendono loro atto di adorazione, costruiscono e fanno costruire immagini, anelli, specchi o vasi o altri oggetti con cui evocare e legare i diavoli; a questi chiedono responsi, li accettano e per dar sfogo ai loro desideri malvagi domandano loro aiuto dando loro in cambio l’omaggio vassallatico. Quale sofferenza! Una tal peste si va sempre più diffondendo per il mondo e più del solito contagia il gregge di Cristo.

Di conseguenza, in seguito al dovere proveniente dal compito pastorale da noi assunto, è necessario ricondurre le pecore che vagano sviate all’ovile di Cristo e separare dal gregge quelle infette perché non appestino le altre. Con la presente costituzione valida in perpetuo, dopo aver sentito i nostri fratelli, ammoniamo tutti coloro che sono rinati in virtù del battesimo, in nome della santa obbedienza e sotto la minaccia di scomunica, e prescriviamo loro che nessuno osi insegnare o, ancor peggio, mettere in atto tali empie dottrine.

E poiché è giusto che costoro, che con le loro perverse azioni disprezzano l’Altissimo, siano colpiti con le debite pene per le loro colpe, noi scomunichiamo immediatamente, sia in singolare che in collettivo coloro che abbiano avuto l’ardire di mettere in atto qualcuna delle predette cose contro i nostri ordini e moniti salutarissimi, sicché incorrano nella scomunica ipso facto.

Stabiliamo con fermezza che, oltre le pene sopra esposte, contro coloro che, ammoniti delle predette cose o di qualche aspetto di esse, non si siano corretti entro otto giorni da contarsi dal momento dell’ammonizione, si procederà attraverso i giudici competenti ad infliggere quelle pene, tutte e singole, oltre la confisca dei beni, che per legge meritano gli eretici.

Con questi intenti, dalla sua sede di Avignone, egli lanciò l’ordine di persecuzione contro la magia, la stregoneria e principalmente contro l’astrologia divinatrice (la quale ebbe il suo primo martire nel rogo fiorentino del 1327 in cui morì Cecco d’Ascoli). Personalmente guidò la crociata contro le sacerdotesse di Satana delle regioni alpine e pirenaiche, usando lo stesso rigore con il quale andava a caccia e condannava gli eretici. Fu proprio con questo Pontefice, ossessionato dalla nevrosi dei valdesi non meno che da quella delle streghe, che la persecuzione prese una forma meno discontinua, anche se restò confinata geograficamente alle regioni montane del sud della Francia e fu limitata socialmente ai nuclei ereticali classici e ai gruppi di pericolosa opposizione politica. Pur prese con la dovuta cautela le cifre fornite da E.W. Monter [Witchcraft in Geneva, in J. of Modern History, XLIII, 1971] circa il numero di processi celebrati in Europa fra il 1320 e il 1420, sono ben lontane dalle decine o centinaia di migliaia di roghi su cui, dopo il Michelet, ha favoleggiato una certa storiografia. Stando ai documenti abbiamo in questo secolo 12 processi celebrati dall’Inquisizione contro 24 tenutisi presso i tribunali civili.

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Andrea da Firenze, Allegoria Domenicana (1355), Cappella degli Spagnoli, S. Maria Novella, Firenze. Dal centro verso destra si possono vedere l’Imperatore ed il Papa, i due vicari di Cristo in terra.

Il fatto è che il nesso fra stregoneria ed eresia non è ancora riconosciuto come automatico in questo periodo, per quanto si tenda sempre più a riconoscere che le zone di Narbonne, Beziers, Carcassone, Avignon, Arles, Embrun e Aix, rappresentano non solo sacche di eresia, ma anche di stregoneria. In altre parole: dal Rossiglione alla Linguadoca, dal bacino del Rodano fino alle Alpi, il connubio fra le credenze contadine e la ribellione manichea convince sempre più gli Inquisitori che lo stregone e l’eretico altro non sono che le due facce della medesima medaglia. Ma per giungere alla piena consapevolezza di questo fatto dovranno passare ancora molti anni. Nei 150 anni che infatti intercorrono fra il preludio scatenato da Giovanni XXII e l’inizio della vera e propria “caccia alle streghe” voluta e benedetta da Innocenzo VIII, il fenomeno mantiene una andamento irregolare, disordinato ed episodico. A momenti in cui l’imputazione accoppiata di eresia e stregoneria viene utilizzata contro le più svariate forme di non conformismo sociale e di ribelle eterodossia ( gruppi ereticali, avversari politici, ebrei, streghe, ecc..) si alternano pause di tolleranza nei confronti delle varie forme di sorçellerie.

Vedremo in seguito come le rigogliose fioriture che dal XIII al XV secolo ebbero l’astrologia divinatrice, le dottrine misteriosofiche, la magia naturale e, in definitiva, le varie forme della cultura magico-demonica, furono indotte anche da fattori quali le complici acquiescenze del potere politico che, specie in Italia, non seppe resistere al fascino dell’astromantica, le spesso ambigue posizioni dei Pontefici umanisti nei confronti delle suggestive riscoperte dell’antica sapienza pagana, le defezioni di alcuni parti del clero, dotto e raffinato, in favore del misticismo neoplatonico. Inoltre le immani tragedie sociali (peste, guerre, carestie…), se da un lato esigevano una ragiona apocalittica ed un capro espiatorio (gli ebrei e gli eretici di solito, molto più raramente le streghe), dall’altro lato permettevano che si scrutassero i signa e i portenta di cui erano prodighe le legioni dei demoni abitatori delle sfere celesti.

Troppo vaste e profonde furono le molteplici crisi che travagliarono il XIV e il XV secolo perché fosse possibile organizzare, sia da un punto di vista ideologico che logistico, la persecuzione contro una specifica e in fin dei conti non troppo pericolosa eterodossia.

Il Grande Scisma d’Occidente che aveva tripartito la Cattedra di Pietro, e la Guerra dei Cento Anni ponevano ai potenti della terra ben, altri problemi che quello di una organica persecuzione della stregoneria. Allo stesso modo, il continuo fiorire di miriadi di sette ereticali di rigorosa ispirazione evengelica e di inappuntabili costumi morali non poteva che aumentare la confusione degli spiriti verso l’ortodossia rappresentata da un clero corrotto, rapace e simoniaco; e d’altra parte questo stesso clero era già occupato a difendersi dagli eretici e dalle loro accuse per poter pensare anche alle “sacerdotesse di Satana”. Inoltre i gravi problemi di lealismo politico (che per poter essere convincente doveva passare attraverso il lealismo religioso) posti dalla presenza delle minoranze ebraiche e musulmane in Spagna, e risolti con una feroce persecuzione contro i marrani e i moriscos, rei di mancare della necessaria “limpieza de sangre” eclissarono quasi totalmente le devianze superstiziose dei montanari pirenaici e d’Aragona.

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Uno stregone scambia il vangelo con un libro di magia nera (dal Compendium Maleficarum di R.P. Guaccius, Milano 1626).

Con ciò non si vuol certo sostenere che il XIV secolo e la prima metà del XV non conobbero la persecuzione contro le streghe, ma solo che questa fu meno organica e continua di quanto per abitudine ideologica sia portati a credere e soprattutto che durante questo periodo non vennero promulgate precise norme giuridiche che permettevano l’assimilazione della superstizione di stregoneria con il delitto di eresia. Se è vero che le leggi sono lo specchio della società che le ha prodotte, allora dobbiamo anche ammettere che l’epoca in questione non conobbe l’inciviltà di ratificare in norme di diritto gli arbitrii che di fatto venivano commessi.

Affinché, quindi, l’indicazione di Giovanni XXII potesse divenire norma di legge bisognava che mutassero le premesse teologiche, filosofiche, morali e giuridiche sulle quali si era retta la dottrina della Chiesa nei secoli altomedievali o perlomeno che i Canoni, le raccolte giuridiche, le opere di filosofia e teologia venissero interpretate in maniera diversa da quanto tradizionalmente s’era fino ad allora fatto.

A questo compito si dedicherà appunto il mileu culturale che animerà il periodo che va dalla prima età umanistica a quella della Rinascenza.

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Andrea da Firenze, Allegoria Domenicana (1355), Cappella degli Spagnoli, S. Maria Novella, Firenze. Sullo sfondo, assisi sul trono, il papa e gli alti prelati. Il gregge ai loro piedi rappresenta la comunità cristiana protetta dai pericoli dell’eresia dai cani bianchi e neri, ossia dai Domenicani (domini canes, i cani del signore) il cui saio è appunto, bianco e nero.


Airesis è un progetto ideato e fondato da Paolo Aldo Rossi, Ida Li Vigni e Massimo Marra

 

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