Prima dell’anno mille

di Raniero Orioli

I primi secoli dell’era cristiana sono caratterizzati dal fiorire di eresie cristologiche, che sorgono cioè dalla necessità di giustificare la compresenza di una natura umana e divina in Cristo. Ma per comprendere in pieno il diffondersi di alcune di queste eresie non si può prescindere, al di là dei contenuti ideologici, da una valutazione della situazione politica dell’epoca.

orioli_primannomille_01

Battesimo di Cristo, Battistero degli Ariani a Ravenna (VI secolo).

Vi sono eretici, che hanno abbandonato la Chiesa, che derivano il loro nome da quello dei loro iniziatori; altri invece dalle motivazioni che “stanno alla base delle loro scelte.

Così, sempre il nostro santo vescovo sivigliano, Isidoro, introduce un lungo elenco di circa settanta eresie, alcune delle quali risalenti ai primissimi secoli dell’era cristiana Sappiamo infatti che già nel II secolo Tertulliano, celebre apologista cartaginese, combatteva con veemente e appassionata dialettica contro Marcione, che negava la realtà corporea del Cristo e distingueva tra il Dio, giusto ma terribile, del Vecchio Testamento e quello, buono, dei Vangeli; e contro i Patripassiani, negatori del dogma trinitario, perché per essi era stato lo stesso Padre a scendere nel grembo della Vergine e a soffrire la passione; e contro i Valentiniani, sostenitori della comunione mistica dell’uomo con gli Eoni; e contro Ermogene, che rifiutava il Dio d’amore come creatore della materia, della quale riteneva invece autore il Demiurgo malvagio.

Una reazione al dilagare dello Gnosticismo, anch’essa ben presto destinata a sconfinare nell’eterodossia, fu quella dei Millenaristi, i quali, basandosi su un passo dell’Apocalisse, predicavano l’attesa della venuta di Dio in terra e dell’instaurazione del suo Regno. A sua volta Montano, un predicatore frigio scortato da profetesse estatiche ed invasate, esasperò il concetto millenaristico predicando l’imminenza dell’avvento del Paracleto, lo Spirito Santo, e dell’instaurarsi del nuovo Regno Ma oltre a questo concetto – che determinerà per secoli e secoli tutto un pensiero ed una prassi che caratterizzeranno buona parte della spiritualità occidentale e, culminati nel XII secolo con Gioacchino da Fiore, saranno ancora ben presenti nei movimenti flagellanti, negli Spirituali, negli Apostolici – dolciniani e via via fino alle sette anabattiste – oltre a ciò Montano predicava anche un’ascesi e una penitenza rigorosissime, al fine di meglio prepararsi alla venuta dello Spirito, e giungeva ad affermare una netta distinzione tra gli “animali” – gli esseri grossolani – e i “pneumatici” – gli esseri ispirati dal Pneuma, lo Spirito Santo, che, come già negli Apostoli di Cristo, scendeva ora nei Montanisti.

Ed è questo un concetto che, oltre ad avere anch’esso lunghissima vita nel pensiero eterodosso, in cui lo ritroveremo spesso, è peraltro pericolosamente suscettibile, con la sua netta ed orgogliosa demarcazione tra pneumatici ed animali, di un troppo facile accostamento alla distinzione gnostica tra eletti e non eletti.

Le eresie cristologiche

Ma i primi secoli dell’era cristiana sono altresì caratterizzati da eresie che si sogliono comunemente definire cristologiche; eresie cioè che sorgono dalla necessità di giustificare la compresenza di una natura umana e divina in Cristo. La soluzione che venne adottata – e che ancora oggi divide i cattolici dagli ortodossi – nei concili di Nicea (325) e di Costantinopoli (381) è quella di una Trinità in cui Padre, Figlio e Spirito Santo sono sia individualmente sia nell’unità un unico Dio. In so stanza, ciò che determinò la nascita di numerose eresie in un mondo quale quello orientale, economicamente e culturalmente ancora vivo, fu lo sforzo di spiegare razionalmente ciò che non poteva essere accettato se non come dogma e questo provocò le continue diatribe cui gli stessi imperatori non furono estranei.

Tra le diverse sette troviamo così i Monarchiani di Paolo di Samosata, per i quali Cristo è soltanto un uomo animato dalla forza di Dio, dell’unico (monos) Dio; gli Adozionisti, che vogliono Gesù adottato da Dio e quindi come lui divino ma non coeterno; i Modalisti, che considerano la seconda persona della Trinità un modo di manifestarsi di Dio; infine, i Subordinaziani, che relegano Cristo in posizione subordinata rispetto al Padre. Ma il richiamo, operato in apertura, al lungo elenco di Isidoro ha una duplice funzione. Se da una parte sembrerebbe mitigare quanto nella nostra premessa poteva apparire troppo drasticamente riduttivo nel limitare il numero delle eresie, per quanto riguarda i primi secoli, dall’altra, invero, ci lascia perplessi non tanto sulla realtà di alcune sette descritte quanto sulla loro consistenza e, quindi, sul peso e influsso esercitato sulla comunità dei fedeli:

Adamiani sono così chiamati perché imitano la nudità di Adamo, per cui pregano nudi e nudi, uomini e donne, si radunano. Cainani: così detti perché adorano Caino. Sethiani: presero il nome dal figlio di Adamo, che è appunto chiamato Seth, e affermano che egli e Cristo son la medesima persona. Melchisediani: così detti perché pensano che Melchisedec, sacerdote di Dio, non sia stato un uomo, ma la stessa potenza divina. Angelici: si chiamano in tal modo perché venerano gli angeli. Apostolici: si appropriano di questo nome perché non possiedono nulla né accolgono tra loro chi possiede qualcosa in questo mondo…

E si potrebbe così continuare questa lunga litania, di fronte alla quale spesso non possiamo che limitarci passivamente ad una presa d’atto, senza poter avvicinarci alle realtà sottese da alcuni nomi. Quanti erano gli Adamiani? qual era il ceto sociale degli Angelici? che influsso esercitarono sulla comunità ortodossa i Cainani? Sono domande, queste, alle quali per molte delle eresie ricordate da Isidoro non è possibile allo stato attuale degli studi – e forse non lo sarà mai – dare una risposta. Ma se la presenza di alcune di esse in Isidoro ci lascia perplessi per la mancanza di riscontri, questo non vale per l’Arianesimo, un’eresia diffusissima non soltanto nell’area dell’Impero d’Oriente, ma altresì presso la stragrande maggioranza delle popolazioni barbare, vuoi per i loro contatti, in qualità di truppe federate o mercenarie, con Bisanzio, vuoi perché i loro evangelizzatori ed autori delle prime conversioni al Cristianesimo erano stati missionari di fede ariana.

Scheda 1
Il Concetto di Auctoritas

Isidoro di Siviglia consente di accennare a un aspetto che per la mentalità medievale ha una particolare pregnanza. Ci riferiamo al concetto di “auctoritas”, al concetto cioè di affermazione che ha valore quasi assoluto non tanto o non solo per la verità intrinseca quanto per l’autorevolezza dell’autore.

Se si considera che Isidoro è reputato l’ultimo Padre della Chiesa e che è l’autore di uno dei testi fondamentali per la cultura e il pensiero medievali, una specie di enciclopedia dello scibile improntata in un ottica cristiana,si capisce perché molte delle sue “etimologie”siano passate pari pari nel diritto canonico e tra queste anche quella lunga litania d’eresie cui si accennava all’inizio. E si capisce anche quale significato possa aver assunto questo tipo di processo culturale. Quelle eresie che per noi sono destinate a rimanere soltanto dei nomi e nulla più, nella cultura medievale assumono invece il ruolo di illustre “precedente”, di parametri di raffronto; e assisteremo costantemente al tentativo di ricondurre qualsiasi movimento eterodosso ad un qualcosa di già definito, di deja vu, con lo scopo di più facilmente etichettarlo e conseguentemente emarginarlo e colpirlo.

All’inizio del IV secolo

Per comprendere il successo di questa eresia – un successo, lo diciamo subito, che va ben al di là dei contenuti ideologici, che non si distaccano dalle tematiche cristologiche caratterizzanti la quasi totalità delle eresie dei primi secoli – occorre aver presente quella che era la situazione politica dell’ inizio del IV secolo.

Anche se è risaputo che la Donazione Costantiniana, con la quale Costantino avrebbe affidato la sovranità sull’Occidente al papa di Roma, è un falso del IX secolo, resta indubbio che con Costantino e con l’Editto di tolleranza di Milano del 313 si apre un nuovo periodo per la Chiesa, ricco di conseguenze e non tutte positive. Cessano finalmente le persecuzioni, in quanto al Cristianesimo viene riconosciuta, dal punto di vista formale, pari azione dignità rispetto alle altre religioni; ma nella sostanza l’Editto è qualcosa di molto di più. Costantino, resosi conto della forza non solo morale o ideologica del Cristianesimo ma soprattutto economica ed organizzativa, Al proprio ideale di potere politico, unitario, “monarchico” e centralizzato trova quale naturale riscontro il Cristianesimo in cui avverte la presenza di un potere religioso organizzato su parametri analoghi. Ciò spiega la sua scelta e quella dei suoi successori – fatta eccezione dell’effimera esperienza di segno opposto dell’imperatore Giuliano, destinata a fallire miseramente nell’illusione di poter ridar vita ad un paganesimo culturalmente ormai spento. Una scelta, quella di Costantino e dell’Impero, volta a favorire l’unità dei cristiani anche attraverso la lotta contro gli eretici, i dissidenti, gli scismatici, coloro cioè che potevano in qualche modo creare difficoltà a tale intento. Ma per capire bene la storia dei secoli successivi è necessario tener presente che sia in Costantino sia nei suoi successori l’elemento religioso è continuamente subordinato e funzionale all’ideologia di un Impero unitario e centralizzato e non viceversa. Non a caso tra le disposizioni del Concilio di Arles del 314 è prevista la condanna di quei cristiani che abbandonano l’esercito.

Il potere politico si sentì quindi legittimato ad intervenire ogni qualvolta un’eresia rischiasse di compromettere l’unità; e ciò non significa necessariamente che a muovere l’imperatore fosse una disinteressata difesa dell’ortodossia. Anzi; alle cessate persecuzioni farà seguito una pesante se non addirittura indebita intromissione del potere civile nelle questioni religiose e queste a loro volta serviranno spesso a mascherare dissidi col potere centrale di natura politico-economica.

Scheda 2
L’Editto di Milano

A proposito dell’Editto di Milano del 313 (dal De mortibus persecutorum di Lattanzio):

“…Quando noi, Costantino Augusto e Licinio Augusto, felicemente ci incontrammo nei pressi di Milano e discutemmo di tutto ciò che attiene al bene pubblico e alla pubblica sicurezza, questo era quello che ci sembrava di maggior giovamento alla popolazione, soprattutto che si dovessero regolare le cose concernenti il culto della divinità, e di concedere anche ai cristiani, come a tutti, la libertà di seguire la religione preferita, affinché qualsivoglia sia la divinità celeste possa esser benevola e propizia nei nostri confronti e in quelli di tutti i nostri sudditi.

Ritenemmo pertanto con questa salutare decisione e corretto giudizio, che non si debba vietare a chicchessia la libera facoltà di aderire, vuoi alla fede dei cristiani, vuoi a quella religione che ciascheduno reputi la più adatta a se stesso. Così che la somma divinità, il cui culto osserviamo in piena libertà, possa darci completamente il suo favore e la sua benevolenza.

Perciò è opportuno che si sappia, Costantino, che io, Licinio, sono d’accordo col tuo editto, cosicché, abolite del tutto le precedenti disposizioni imperiali concernenti i cristiani, ora, invece, in assoluta tranquillità, tutti coloro che vogliano osservare la religione cristiana possano farlo senza alcun timore o pericolo di molestie…”.

Scheda 3
L’Editto di Teodosio del 380

“Graziano, Valentiniano e Teodosio, Imperatori Augusti. Editto per il popolo di Costantinopoli. Vogliamo che tutte le genti sottoposte alla clemenza del nostro governo aderiscano a quella religione che il santo Pietro Apostolo, come tutt’ora afferma questa stessa religione da lui introdotta, avrebbe rivelato ai romani; quella religione che, come è evidente, è praticata dal vescovo Damaso e dal vescovo di Alessandria Pietro, uomo di apostolica santità.

Perché, in conformità all’insegnamento degli apostoli e alla dottrina dei Vangeli, si creda che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo Dio, di pari potenza e che costituiscono la Trinità divina. Ordiniamo che solo coloro che osservano questa legge siano chiamati cristiani cattolici; gli altri saranno invece considerati dementi, folli e colpiti dall’infami di un credo ereticale e le loro adunanze non avranno diritto al titolo di chiese; ed essi saranno colpiti dapprima dalla vendetta divina e poi anche dalla nostra ira che discende dalla volontà celeste.

Dato in Tessalonica, il 3 delle calende di marzo, da Graziano e Teodosio.”

orioli_primannomille_02

Cristo fra gli apostoli, affresco del IV secolo nelle catacombe di S. Domitilla a Roma

Scheda 4
Dalla “Donazione di Costantino”

“Nel nome della Santa e indivisibile Trinità, del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo. L’imperatore Cesare Flavio Costantino … al santissimo e beatissimo padre dei padri Silvestro, vescovo di Roma e papa, e a tutti i suoi successori che siederanno come pontefici nella sede del beato Pietro fino alla fine dei tempi, ed anche a tutti i reverendissimi e cari a Dio vescovi cattolici e ai soggetti della sacrosanta Chiesa Romana in tutto il mondo, mediante questa nostra imperiale costituzione, ora e per sempre nei tempi a venire … vogliamo che voi sappiate come già esprimemmo nella nostra precedente prammatica sanzione, che noi ci siamo allontanati dal culti degli idoli, dei vuoti simulacri e dei turpi oggetti, dalle diaboliche macchinazioni e da ogni pompa di Satana e siamo giunti alla pura fede cristiana, che è vera luce e vita eterna, credendo conformemente a quanto di insegnò il nobile sommo padre e dottore nostro Silvestro papa: in dio padre, onnipotente creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili, e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, signore Dio nostro, per mezzo del quale tutte le cose furono create, e nello Spirito Santo, Signore e apportatore di vita a tutte le creature … Questa è la nostra fede ortodossa rivelataci dal beatissimo padre nostro Silvestro sommo pontefice. E dunque esorto ogni popolo e tutte le nazioni ad osservare questa fede….

Ordiniamo di onorare con venerazione la sacrosanta Chiesa Romana e di lodare, ancor più che il nostro impero e il nostro trono temporali la santissima sede del beato glorioso Pietro, e concediamo ad essa potere e dignità di gloria e forza e onori imperiali. Decretiamo altresì che essa sia superiore alle quattro principali sedi di Antiochia, di Alessandria, di Costantinopoli e di Gerusalemme e a tutte le chiese del mondo; ed ogni vescovo che sarà a capo della sacrosanta Chiesa Romana sia considerato al di sopra di tutti e il principe di tutti i sacerdoti del mondo … Al padre nostro Silvestro e ai suoi successori lasciamo il nostro palazzo lateranense e la città di Roma e le province d’Italia…”

La nascita dell’Arianesimo

Ed è in siffatto clima politico che viene ad inserirsi l’Arianesimo la cui storia avrà un andamento a dir poco anomalo, comunque significativamente espressivo delle premesse o del compromesso su cui si basava la “collaborazione” tra potere religioso e potere politico.

Nel IV secolo un prete alessandrino di nome Ario predica che, essendo il Figlio generato dal Padre e quindi non a lui coeterno, essi fossero simili per divina natura, ma non esattamente uguali, relegando quindi il Figlio ad un ruolo subordinato ed infrangendo così il dogma trinitario. Quel trinitarismo su cui la Chiesa fondava il proprio potere e la propria indipendenza.

orioli_primannomille_03

La moltiplicazione dei pani e dei pesci in S. Apollinare Nuovo (VI secolo) a Ravenna.

Infatti con la concezione ariana di Dio emerso dalla solitudine con la creazione, del Verbo all’origine delle cose create e del Figlio generato nel tempo, la Chiesa, in quanto voluta da Cristo, veniva a perdere uno dei suoi maggiori punti di forza carismatica.

La fortuna di Ario la dice lunga sul reale significato sotteso al movimento. È indubbio che esso, attaccando il trinitarismo, tendesse ad indebolire il primato già in parte riconosciuto della Chiesa di Roma e nello stesso tempo si allineasse a quell’esasperato teologizzare che contraddistingueva la pars orientale dell’Impero.

Inutilmente un Tertulliano aveva gettato, nei suoi scritti, le più salde basi per la formulazione del dogma trinitario, quasi preveggente difesa contro il successivo pericolo ariano; inutilmente un Ilario di Poitiers leverà la sua voce in difesa dell’ortodossia, sopportando sconfitte ed esili ad opera dell’imperatore Costanzo “nuovo nemico di Cristo”; inutilmente, nel 325, nel concilio convocato a Nicea, il vescovo Atanasio difenderà l’ortodossia contro le tesi ariane: anche se formalmente condannato, l’ Arianesimo continuerà ad esistere, spesso tutelato dallo stesso potere civile in opposizione alla Chiesa di Roma. Il fatto che Costantino, il promulgatore dell’Editto di Milano, il mitizzato protettore della Chiesa, abbia, solo in punto di morte, ricevuto il battesimo da un vescovo ariano, è sufficientemente significativo. Non solo, ma mentre dopo la morte di Costantino i suoi successori nella parte occidentale si manterranno sostanzialmente fedeli al credo niceno, in Oriente la simpatia Continuerà a giocare indubbiamente a favore degli Ariani e ariano, significativamente, sarà Ulfila, l’apostolo dei Goti

orioli_primannomille_04

Particolare da La trasfigurazione di Cristo, mosaico absidale di S. Apollinare in Classe (VI secolo). Nel mosaico Cristo scompare innanzi agli Apostoli (posti ai lati della grande croce centrale). Rimane visibile, in posizione apicale, solo la mano del Redentore.

Il ruolo del potere civile

Come si vede, siamo ben lontani dall’indeterminatezza che caratterizza alcune delle eresie isidoriane. Per la prima volta vediamo schierato a fianco della Chiesa, o addirittura pronto ad assumersi un ruolo di promotore, il potere civile; un potere civile che, se con Costantino ha colto il significato assunto all’interno dell’Impero da parte del Cristianesimo, tanto da volerlo salvaguardare alla stessa stregua delle altre religioni pagane, soltanto poco più di mezzo secolo dopo, con Teodosio, ne riconoscerà la supremazia e lo eleggerà religione di stato, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili sia per le reliquie di culti pagani, sia per le eresie, cioè per tutto ciò che poteva costituire un ostacolo alla compattezza della popolazione.

E quale sia il ruolo che in tal senso giocano imperatori d’Oriente e d’Occidente lo rivelano i numerosi concili da essi convocati; ma soprattutto lo dimostrano le diverse esperienze ereticali del Priscillianismo da una parte e del Monofisismo e del Monotelismo dall’altra.

Il primo deriva il proprio nome da Priscilliano, un predicatore spagnolo della fine del IV secolo, che attirò su di sé le ire del clero contemporaneo nonché la polemica di un santo Agostino e di un Paolo Orosio. Considerato autore di diverse opere, dalla maggior parte delle quali, in realtà, non traspare punto alcuna forma di eterodossia, Priscilliano, costretto anche dal Concilio di Saragozza, in cui, tra l’altro, si condannava l’uso di riunirsi, uomini e donne, per leggere e commentare i testi biblici, emigrò con alcuni suoi fedeli in Aquitania e in Italia, nel tentativo di parlare con il pontefice Damaso.

Ma quando, nel 383, le regioni bretoni proclamarono imperatore Magno Massimo, questi, al fine di garantirsi l’appoggio economico della parte cattolica, fece processare Priscilliano in Treviri, lo giudicò colpevole di maleficium e lo fece mettere a morte nel 385.

Alla caduta dell’usurpatore Massimo, però, la traslazione in Spagna del corpo di Priscilliano si trasformò in un’apoteosi di entusiasmo popolare che portò all’elezione di numerosi vescovi priscillianisti.

Soltanto nel 563, con il concilio di Braga, il Priscillianismo verrà definitivamente condannato e si estinguerà.

orioli_primannomille_05

Ricostruzione fantasiosa dei costumi dei cristiani dei primi secoli da una stampa ottocentesca di Andreas Müller (fine ottocento).

Priscillanismo e Monofisismo

Ma quale, in sostanza, il pensiero dell’asceta e predicatore spagnolo? La maggioranza e delle opere attribuitegli non consente affatto, come s’è detto, di ravvisare germi eterodossi né, tantomeno, quel permixtum dogma di Gnosticismo e Manicheismo di cui verrà accusato da Isidoro di Siviglia. Paolo Orosio, dal canto suo, sosterrà che Priscilliano, nella definizione della Trinità avrebbe eliminato l’et tra le Persone, finendo col ricondurre il tutto al solo Dio Cristo. Non è da escludersi che il pensiero priscillianista, in origine precipuamente rigoristico ed ascetico, possa esser stato toccato da influenze dualistiche atte a giustificare la paura ch’esso suscitò e la taccia di Manicheismo che lo accompagnò. Ciò che resta è il fatto che con Priscilliano assistiamo al primo episodio di intervento del braccio secolare comportante una pena capitale, mentre fino ad allora le varie pronunce conciliari si erano limitate ad infliggere deposizioni o tutt’al più l’esilio o l’allontanamento dalla sede episcopale.

L’esperienza priscillanista ben rivela come potere religioso e potere civile puntino uno sull’altro con fini puramente strumentali, tanto che gli interessi di parte prevalgono fino a fare obliterare le istanze religiose che informano l’eresia stessa. La diversità o divergenza conclamata e difesa sono spesso funzionali e subordinate ad un disegno politico teso a controllare e determinare il potere religioso.

È questo il caso del Monofisismo, un’eresia assai diffusa in area bizantina tra il V e il VI secolo, che attribuiva al Figlio la sola natura divina, e in tal senso, pregiudicando l’incarnazione e la passione del Cristo, colpiva, come già l’arianesimo, la Chiesa di Roma in uno dei suoi capisaldi.

Invano nel concilio di Efeso del 431, convocato dall’imperatore Teodosio II, era stata proclamata la dottrina di Maria Madre di Dio, dottrina che, ovviamente, sembrava annullare le tesi monofisite. Invano, nel concilio di Calcedonia del 451, il monofisismo verrà pubblicamente condannato. L’importanza di questo pensiero e le implicazioni politiche ch’esso comportava erano troppo grandi: pur tra dispute e polemiche il Monofisismo sopravvisse. Nel 4812 l’imperatore Zenone pubblicò l’Hemotikon o “Editto d’Unione”, in cui cercava di porre termine alla diatriba. Servirà poco anche perché, nel 544, Giustiniano, spalleggiato da una corte tutta monofisita, prima fra tutte l’imperatrice Teodora, con l'”Editto dei tre capitoli” arriverà a condannare gli scritti antimonofisiti di tre vescovi ligi alle decisioni di Calcedonia e ad obbligare il papa Vigilio a sottoscrivere l’editto.

orioli_primannomille_06

Ancora una ricostruzione di Andreas Müller.


Cenni bibliografici

Per la letteratura apologetica cristiana dei primi secoli si vedano i classici di C. Marchesi, Disegno storico della letteratura latina, Principato, Milano-Messina 1962; E. Paratore, Storia della letteratura latina, Sansoni, Firenze 1961; ed anche F. Bolgiani e R. Manselli, Antologia di Testi di Teologia della storia, I: Cristianesimo antico e medievale, Torino 1965. Per quanto attiene alla storia politica ed economica di questi secoli si vedano, oltre alle indicazioni fornite nella precedente puntata, S. Mazzarino, L’impero romano, in G. Giannelli, S. Mazzarino, Trattato di storia romana, II, Tumminelli, Roma 1962; O. Capitani, Storia dell’Italia medievale, Laterza, Roma-Bari 1986.


 

Annunci