Bolscevismo e cosmismo: scienza, magia e rivoluzione

di Walter Catalano

Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo
(Karl Marx, Manifesto del partito comunista)

– Phrushevsky! I successi più alti della scienza renderanno questa capace di far risorgere i corpi decomposti degli uomini?
– No – disse Prushevsky.
– Stai mentendo – obbiettò Zhachev … – Il marxismo può fare tutto. Perché credi che Lenin giaccia a Mosca perfettamente intatto? Attende la scienza, vuole risorgere dai morti[1].

catalano_bolscevismo_01Questo passo significativo tratto da Kotlovan, un romanzo dell’ingegnere e scrittore cosmista Andrei Platonov (1899/1951), rivela in modo preciso ed efficace uno dei nuclei programmatici principali del cosmismo: l’abolizione della morte. Un progetto piuttosto ambizioso ma, tutto sommato, perfettamente coerente con le ossessioni escatologiche del credo leninista che aveva incontrovertibilmente sentenziato: “La dottrina di Marx è onnipotente perché è vera”[2].

Il termine Cosmismo russo come caratterizzazione di una tradizione nazionale di pensiero affine per molti versi al New Age americano, compare nei primi anni ’70, ma espressioni più generiche come “pensiero cosmico”, “coscienza cosmica”, “storia cosmica”, “filosofia cosmica”, risalgono al misticismo e all’occultismo russo del diciannovesimo secolo[3].

Eppure definire questa dottrina, che il filosofo sovietico Vladimir Filatov descrisse come un esempio di “scienza alternativa”[4], occultismo sarebbe un’esagerazione. Il cosmismo sottolinea piuttosto la fede nell’onnipotenza della scienza e della tecnologia, radicata nell’idea del potere magico della conoscenza (occulta). Non troppo lontane dalla tradizione gnostica sono poi altre concezioni cosmiste, quali quelle dell’autoperfezionamento e dell’ autodeificazione, della realizzazione dell’immortalità e della resurrezione dei morti. La fede e la pratica della scienza come mezzo per rivelare tutto ciò che è nascosto, governando le onnipotenti energie psichiche, nervose e cosmiche, rappresenta per il cosmista una sorta di gnosi secolarizzata, sintesi del positivismo evoluzionista e del messianismo escatologico occultista: una visione olistica e antropocentrica dell’universo che vede l’uomo come fattore decisivo nell’evoluzione del cosmo. L’uomo per i cosmisti è autoconsapevolezza cosmica collettiva che deve favorire la transizione del mondo dalla “biosfera” (la sfera della materia vivente) alla “noosfera” (la sfera della ragione), sconfiggendo malattia e morte e dando origine finalmente ad una razza umana immortale.

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Un’immagine della salma di Lenin.

Come sostiene Alexandr Dugin – ideologo dell’estrema destra russa e preteso metafisico e cospirologo, nel suo saggio Le Complot idéologique du Cosmisme Russe[5] – la prima apparizione delle dottrine cosmiste risale alla seconda metà del diciannovesimo secolo, quando lo spiritismo e le dottrine neo-spiritualiste venute dai paesi anglosassoni si diffusero presso l’intellighentsia russa influenzando soprattutto i pensatori positivisti.

Il vero e proprio padre del Cosmismo è però Nikolai Fedorovic Fedorov (1828/1903), autore che influenzò profondamente la filosofia sottesa alle grandi opere di Dostoevsky, Tolstoi, Soloviev ed a quelle meno grandi dello scrittore “proletario” Gorky. Pensatore enigmatico, come lo definì Sergei Bulgakov, Fedorov lavorò nella biblioteca di un importante museo moscovita, dove la sua eccentricità e la sua erudizione erano leggendarie. Viveva asceticamente in una cameretta grande come una cella, dormendo su una panca, indossando gli stessi abiti in inverno e in estate, mangiando pochissimo, rifiutando le promozioni e donando il suo magro salario ai poveri. Venne soprannominato “il Socrate di Mosca” perché non aveva voluto pubblicare quasi niente, in vita, preferendo la diffusione orale delle sue idee presso ristrette ma devote cerchie di seguaci. I tratti generali della dottrina di Fedorov si possono ricavare dalla sua opera principale La filosofia della Causa Comune, pubblicata dopo la sua morte da due discepoli e distribuita gratuitamente a chiunque ne facesse richiesta. I punti principali sono i seguenti:

  • La Morte è il Male Assoluto. Essa deve essere vinta per l’evoluzione generale dell’umanità.
  • La resurrezione sarà operata non da Dio ma dall’Uomo: l'”Uomo Nuovo” teurgico.
  • La resurrezione sarà compiuta per mezzo di processi scientifici e psichici. Tutta l’Umanità dovrà partecipare a questo Atto Supremo.
  • L’Uomo Nuovo dovrà acquisire potere assoluto sulla Natura, controllando anche i fenomeni atmosferici.
  • Il Tempio come spazio del Sacro per eccellenza dovrà trasformarsi in Museo (ove Sacro e Scienza saranno alleati).
  • L’evoluzione dell’Umanità ha raggiunto il suo acme. Gli uomini dovranno iniziare l’opera di resurrezione dei propri antenati qui e ora.
  • La Cristianità dovrà allearsi con l’Arianità degli antenati per creare una Umanità Nuova, unita, teurgica, comunitaria.
  • La Causa Comune è la lotta scientifica, sociale, economica, culturale, psicologica, spirituale, industriale, cosmica contro la Morte e per la Vita Assoluta e Infinita. Fedorov chiama la strategia di questa lotta Il Progetto e se ne considera il profeta (ne avrebbe ricevuto l’Illuminazione nel 1851).

Dal suo posto di bibliotecario presso una delle istituzioni culturali più importanti della Russia, Fedorov intrattenne contatti con tutti i maggiori intellettuali del suo tempo: i socialdemocratici, i socialisti rivoluzionari e infine i bolscevichi videro nel Progetto, il sinonimo della Rivoluzione Mondiale. La forte tendenza dualistica che Fedorov riprese dallo zoroastrismo – l’antica religione iranica da lui considerata l’anticipatrice del cristianesimo ed ammirata per la netta contrapposizione fra bene e male, luce e tenebra, enfatizzando l’idea di immortalità e risurrezione – ben si sposava con la dialettica marxista tra proletariato e borghesia.

Dugin segnala anche una singolare analogia fra il Cosmismo Russo di Fedorov e le concezioni di tipo cosmista in Occidente: seguendo René Guénon, nota che il termine “dottrina cosmica” viene usato in Occidente dalla Hermetic Brotherhood of Luxor – gruppo esoterico che sta alla base di tutti i movimenti spiritualisti moderni, dalla Società Teosofica fino ai seguaci di Aurobindo[6] – e rileva notevoli affinità filosofiche – come il panteismo, l’evoluzionismo, lo sperimentalismo scientista, l’attenzione per i livelli “psichici” e “atmosferici” del mondo sottile, ecc. – tra le due concezioni. Esisterebbe inoltre attualmente un luogo geografico di incontro tra le tendenze occultistiche di scuola occidentale e quelle cosmiste: la città di Kaluga, contemporaneamente centro storico di diffusione della Società Teosofica in Russia e capitale del pensiero cosmista.

L’influenza di Fedorov segna profondamente ideologi importanti del bolscevismo come Aleksandr Bogdanov (1873/1928) e Anatoly Lunacharsky (1875/1933). Soprattutto Bogdanov – considerato da Lenin il “cervello numero uno” del Partito Bolscevico; fondatore, già prima della Rivoluzione di Ottobre, del Proletkult (Cultura Proletaria), organizzazione esterna al partito volta alla liberazione culturale e spirituale del proletariato, e membro del movimento intellettuale bolscevico dei bogostroitely o costruttori di dio[7] – identifica nella società comunista quella Vita Cosmica Assoluta che avrebbe segnato la vittoria sociale sulla morte.

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Maxim Gorky.

Il comunismo utopico, teurgico e magico di Bogdanov esalta la sostanza vitale (e Lenin lo accusò di “approccio borghese e idealista”). Bogdanov è convinto che la nuova scienza proletaria vincerà la morte poco dopo la realizzazione della Rivoluzione Bolscevica, glorifica spesso Satana come “dio del proletariato” e scrive vari romanzi fantascientifici. Il più noto s’intitola La Stella Rossa: vi si descrive l’instaurazione del comunismo su Marte – pianeta che cabalisti e gnostici hanno identificato con Samael, figura analoga a Satana[8] – e la ripartizione e condivisione in porzioni uguali fra tutti gli abitanti, del sangue di tutta l’umanità, bene comune e sostanza della vita, essenza materiale dell’essere. Per mezzo di questa continua comunione attraverso il sangue, i “marziani” hanno sconfitto la morte “la più grande nemica del comunismo”. Il racconto ricorda le storie di vampiri e quelle di Lovecraft. Lo stesso Bogdanov, ossessionato dall’idea che il sangue potesse produrre la resurrezione dei morti, fondò e diresse a Mosca un Istituto per la trasfusione del sangue e morì in seguito ad un esperimento di trasfusione sanguigna.

Un altro cosmista bolscevico fu il già citato Andrei Platonov che, sviluppando le idee di Fedorov sul controllo assoluto dell’uomo sulla Natura, proponeva di fare esplodere le montagne del Pamir per fare strada ai venti del sud in modo che potessero sciogliere i ghiacci eterni della tundra del nord trasformando quel territorio immenso in una terra fertile. Calcolò precisamente la quantità di dinamite necessaria per realizzare l’opera, inoltre teorizzò la possibilità di una colonizzazione comunista del sottosuolo terrestre e, non contento, elaborò una dottrina mistica del “vuoto dell’anima proletaria” affine al sunnyata buddhista[9].

In realtà i tentativi pratici dei cosmisti per realizzare le loro teorie non furono molto soddisfacenti: l’ambizioso progetto della resurrezione dei morti (se si deve prestare fede ad alcuni resoconti) non andò mai oltre la rianimazione di pesci e anfibi congelati ma l’ottimismo era ancora abbastanza forte da motivare l’imbalsamazione del corpo di Lenin per preservarlo in vista di un futuro ritorno[10]. Secondo i Biocosmisti: “La coscienza dei lavoratori e degli oppressi di tutto il mondo non si riconcilierà mai con il fatto della morte di Lenin”[11]. Fu lo stesso Stalin a proporre la conservazione del corpo: Trotsky, Bukharin e Kamenev si opposero sostenendo che “trasformare le spoglie di Lenin in reliquia rappresenterebbe un insulto alla sua memoria”[12]. Ma non si trattava di creare solo un culto di stato: anche Stalin e poi Dimitrov – capo del Partito Comunista Bulgaro, Gottwald – capo del Partito Comunista Ceco, ed in tempi più recenti, Ho Chi Minh e perfino Neto, capo della Repubblica Popolare d’Angola, furono tutti mummificati nel Mausoleo Lenin.

Secondo le teorie di Nikolai Setnitsky (1888/1937) bisognava abbandonare la pratica moderna della cremazione o della sepoltura fuori città e tornare a forme più tradizionali che preservassero il cadavere in attesa della resurrezione. Setnitsky proponeva la creazione di un “cimitero mondiale” (mirovoi nekropol) situato nelle regioni gelate dell’estremo nord. Ci si accontentò del solo Mausoleo Lenin, presso il Kremlino, riservato alla nomenklatura del partito.

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Una famosa immagine di Maxim Gorky in compagnia di Anton Chekov a Yalta, nel 1900.

Furono i Biocosmisti-Immortalisti di Pietrogrado, sotto il motto di “Immortalismo e Interplanetarianismo”, a proclamare l’immediata abolizione dei limiti di tempo e spazio: ora che si era ottenuta la rivoluzione sociale, era venuto il momento di inserire nell’agenda l’immortalità fisica per tutto il genere umano, la resurrezione dei morti e la colonizzazione dello spazio. I fatti erano strettamente collegati fra loro: le moltitudini di risuscitati e di immortali avrebbero popolato i pianeti dell’universo. Lo studio scientifico della mummificazione, della tanatologia e della cosmonautica dovevano procedere in parallelo.

Non a caso i maggiori scienziati cosmisti furono K. Ziolkovsky, padre dell’aereonautica e della cosmonautica russe, e Vladimir Vernadsky, celebre geo-chimico. Ziolkovsky sfiorò i temi dell’ufologia e tentò di elaborare apparecchi per comunicare con creature extraterresti; fondò l'”hylosoismo” – una disciplina che intendeva rivelare l’intelligenza innata della materia – e partecipò attivamente al movimento spiritico, avendo visioni incessanti di “entità di mondi paralleli”. Molte sue idee insolite e soprattutto quella che concepiva tutta la materia come vivente – concezione rigettata dalla scienza sovietica ufficiale staliniana negli anni ’30 – si radicarono profondamente fra gli studiosi che si occupavano di aereonautica e fra gli stessi cosmonauti. Perfino Yuri Gagarin – il primo uomo lanciato nello spazio – nel corso del suo volo intorno alla terra, trasmise, con grande scandalo, un saluto simbolico a Nikolai Kostantinovic Rerikh, pittore e occultista russo, le cui opere erano strettamente proibite al pubblico sovietico e che risiedeva all’epoca presso l’Hymalaya. Rerikh era teosofo e membro dell’A.M.O.R.C. (un’organizzazione neorosicruciana), studioso di yoga e vicino alla sensibilità cosmista. È assai improbabile, conoscendo le dinamiche del sistema totalitario sovietico, che Gagarin avesse compiuto quel gesto di omaggio di sua iniziativa: i suoi superiori, gli scienziati che si occupavano della cosmonautica russa, erano ben coscienti della loro missione “cosmista”, escatologica e mistica. Ancor oggi, nella città nativa di Gagarin, circola la voce che egli non sia mai morto e molti aspettano il suo ritorno (da una prigione segreta o da un manicomio dove lo hanno rinchiuso i “nemici”): la figura dell’astronauta è entrata a pieno titolo nel mito cosmista.

Il geo-chimico Vernadsky infine, è considerato il più grande scienziato sovietico: le sue idee hanno influenzato la chimica, l’ingegneria, la filosofia e soprattutto la fisica atomica; il suo concetto di “noosfera” è passato fra le nozioni degli ecologisti contemporanei oltre che nel pensiero di importanti filosofi occidentali come il discepolo di Henri Bergson, Edouard Le Roy e soprattutto il gesuita “eretico” Theillard de Chardin. Anche Vernadsky condivise i miraggi di Fedorov sul Progetto e sulla Causa Comune, fantasticò dei prossimi contatti con entità cosmiche extraterrestri nella futura epoca “noosferica” e, come molti altri cosmisti, morì pazzo.

Nell’apparente sistema ateo e materialista della Russia sovietica, il cosmismo è stato l’ideologia semi-segreta della scienza comunista[13]: la più o meno occulta dimestichezza con discipline eterodosse come la parapsicologia, la radioestesia, l’ipnosi, l’ufologia, ecc. ha caratterizzato sempre le ricerche di un gran numero di studiosi e intellettuali inseriti nelle strutture di partito e spesso in precario equilibrio fra allucinazione e raziocinio. Dagli anni della Rivoluzione fino al periodo staliniano e poi, in modo sempre meno sotterraneo, dall’epoca del disgelo kruscioviano fino alla perestroika di Gorbaciov, il cosmismo ha accompagnato indissolubilmente il pensiero sovietico[14]. Oggi che l’URSS è tornata Russia e che il comunismo sembra decisamente morto, il cosmismo, fratellastro nascosto, continua invece a godere di sempre miglior salute.


Note

[1] Citato in AA.VV., The Occult in Russian and Soviet Culture, a cura di Bernice Glatzer Rosenthal, New York, Cornell University Press, 1997, pag. 189.

[2] Citato in AA.VV., The Occult in Russian and Soviet Culture, cit., pag. 189.

[3] Già con le riforme dello zar Pietro I, vengono introdotti, con l’Illuminismo, nuovi modelli filosofici e culturali di matrice occidentale. Fra le nuove suggestioni importate da Ovest, si radica in Russia anche la Frammassoneria e, all’interno di questa, si propagano le molte logge di frangia che praticano e diffondono l’occultismo. A questi elementi esogeni si intreccia sempre più strettamente un’altra antica tradizione già presente sul territorio, quella della Kabbala ebraica che va a sostenere e rafforzare l’ideale cristiano ortodosso della sobornost, la molteplicità nell’unità e l’unione fra Micro e Macrocosmo.
Soprattutto dal regno di Caterina la Grande in poi, la tradizione massonica si rafforza e si espande: l’aristocrazia e l’intellighentsia russe vengono permeate largamente da dottrine come il Rosicrucianesimo e il Martinismo. Massone sarà anche Aleksandr Pushkin, il poeta nazionale romantico russo.
Dal 1850, dopo il boom nei paesi anglosassoni, anche lo spiritismo si diffonde rapidamente nell’Impero dello zar. Da prima limitato a piccoli gruppi legati al salotto del conte Kushelev-Bezborodko – amico personale del medium Daniel Dunglas Home (1833/1886), che in seguito avrebbe sposato la cognata dell’aristocratico (il matrimonio si celebrò a Pietroburgo, testimone del medium era il celeberrimo scrittore francese Alexandre Dumas) – ebbe un’immensa fortuna presso la corte imperiale coinvolgendo anche molti membri della famiglia dello zar Alessandro II. Lo spiritismo interessò anche i fratelli Tolstoi e il teologo e filosofo Vladimir Soloviev (1853-1900).
E proprio ispirandosi alle speculazioni di Soloviev, oltre che a innumerevoli altre influenze come il buddismo, il neoplatonismo, le teorie di Boehme o di Swedemborg, l’eccentrica espatriata russa Helena Petrovna Blavatsky (1831/1891) fondò la Società Teosofica, uno dei più importanti movimenti occulti del mondo moderno. La Teosofia non ebbe una sede ufficiale in Russia fino al 1908 (a Pietroburgo), ma era ben nota e operante nel paese fino dal 1880, nonostante la forte opposizione della Chiesa. Teosofi, almeno per un certo periodo della loro vita, furono, fra i molti, gli scrittori e filosofi P.D. Ouspensky (1878/1947) – in seguito portavoce di un altro grande ierofante russo di origine greco-armena G.I. Gurdjieff (1866 – 1949) – e Nicolai Berdiaev, seguace neognostico della Sophia; il compositore Alexandr Scriabin e il pittore Vasily Kandinsky che, con il suo basilare testo Lo Spirituale nell’Arte, ribadì l’innegabile relazione fra avanguardie artistiche e congreghe esoteriche.
Con l’assassinio in un attentato dello zar Alessandro II nel 1881 e con la diffusione dell’ideologia rivoluzionaria dei nichilisti, si estese sempre più anche una notevole fascinazione per il demoniaco che ben si inserì nel fiorente contesto del Simbolismo e del Decadentismo russo. Importando i modelli maledetti dei Decadenti francesi – dai Fiori del Male di Baudelaire a Una stagione all’Inferno di Rimbaud, dalle Diaboliche di Barbey d’Aurevilly al Là-bas di Huysmans – ed aggiungendovi le copiose letture dei testi magici ed occultistici di Eliphas Levi, di Papus o di de Guaita, i Simbolisti russi produssero una letteratura densa di suggestioni arcane e di motivi faustiani.
Fra i molti autori interessanti ricorderemo: Dmitry Merezhkovsky (1865/1941) che compose una trilogia Cristo e Anticristo, piena di riferimenti ai sistemi occulti e alla magia nera e pervasa dall’ossessione dell’ambiguità della scelta fra bene e male; Aleksandr Blok (1880/1921) che usava il diabolismo come segno di rivolta all’ordine sociale; Andrei Bely (1880/1934) che amava scandalizzare i borghesi con ostentazioni estreme di satanismo e pornografia; Vasily Rozanov (1856/1919) affascinato dall’Egitto e dalla magia sessuale; Viacheslav Ivanov (1866/1949) sostenitore dell’ardita tesi che “senza opposizione alla Divinità” non può esistere alcuna vita mistica; e soprattutto Valery Briusov (1873/1924) autore dello splendido L’Angelo di Fuoco, grande romanzo sulla magia e la stregoneria, ambientato nella Germania del ‘500, che nel tempestoso e tragico amore fra il Lanzichenecco Ruprecht, reduce dal Sacco di Roma, e la strega Renata, adombra il menage a trois condotto dallo scrittore con la poetessa diciannovenne Nina Petrovskaia (1884/1928) e con il già citato Andrei Bely, relazione fatta di rituali magici, fissazioni ossessive, dedizione alla morfina e patti suicidi. La Petrovskaia dopo sette anni lascerà Briusov fuggendo a Parigi, dove si convertirà al cattolicesimo prendendo, guarda caso, il nome di Renata e infine si suiciderà.
Il fascino sulfureo dell’Angelo Nero si estenderà dalla letteratura alla musica ispirando La notte sul Monte Calvo di Musorgsky; L’Angelo di Fuoco (dall’omonimo romanzo di Briusov) di Prokofiev o la Sonata n. 9 (detta “La Messa Nera”) di Scriabin.
L’attuazione non estetica ma operativa del diabolismo è rappresentata però da Maria de Naglowska (1883/1936), aristocratica pietroburghese, cresciuta in quell’ambiente culturale decadente e “satanico”, che dopo aver avuto contatti con la setta dei khlisty (gruppo mistico messianico che praticava riti sessuali orgiastici), avrebbe portato con sé nel suo esilio occidentale (prima a Roma, dove frequentò Julius Evola, poi a Parigi) una curiosa forma di “luciferismo” basato sulla magia sessuale.
Anche la corte dello zar in quegli anni subirà forti influssi da parte di personaggi legati al mondo dell’occulto. Maitre Philippe de Lyon (1849/1905) prima e Gerard Encausse in arte Papus (1865/1916) poi, si stabilirono a Pietroburgo fondandovi logge martiniste e ottenendo grande considerazione da parte di Nicola II e della zarina; aprirono la strada a colui che sarebbe divenuto per molti anni il vero e proprio consigliere della famiglia reale, lo staretz (santone, monaco errante) siberiano Grigorij Efimovic Rasputin (cioè “crapulone”) (1871/1916). Il “Monaco Nero” è stato grandemente diffamato: l’eccezionale influenza sull’isterica zarina e sull’irresoluto zar, gli derivava dalla riconoscenza che i due regnanti gli serbavano per le effettive facoltà taumaturgiche esercitate per curare le crisi di emofilia dello Zarevich Alessio. Se Rasputin non fosse stato assassinato (con estrema difficoltà vista la sua resistenza quasi sovrannaturale a veleni e revolverate) da un gruppo di aristocratici invidiosi – questa è l’ardita ma non impossibile teoria di alcuni storici attendibili – avrebbe probabilmente ottenuto il ritiro della Russia dall’impegno bellico a fianco delle Potenze Alleate (esisteva un preciso progetto in proposito), evitando così le condizioni per lo scoppio della Rivoluzione del 1917 e risparmiando ai Romanov il loro tragico destino.
Anche dopo la Rivoluzione Bolscevica la Russia Sovietica non viene meno alle sue tradizioni esoteriche e spiritualistiche. Il preteso materialismo storico e dialettico del marxismo ed il dichiarato ateismo dei nuovi governanti non impedisce la prosecuzione sotto altro nome di quelle stesse dottrine che avevano caratterizzato il precedente periodo. Molti uomini di cultura, artisti ed intellettuali esteriormente bolscevichi nascondono in realtà altri interessi: il grande regista Sergei Eisenstein (1898/1948) era profondamente e attivamente coinvolto nello studio dell’alchimia e della tradizione rosicruciana e gnostica; lo scrittore Vsevolod Ivanov (1895/1963), cantore della Guerra Civile in Siberia, sosteneva di preferire alle sue opere militanti il suo romanzo semiautobiografico Avventure di un Fakiro, infarcito di magia, ipnosi, misticismo orientale e sistemi di pensiero esoterici; il grande Michail Bulgakov (1891/1940), che ne La Guardia Bianca si era permesso di guardare con affetto e nostalgia agli uomini del vecchio regime, percorreva temi faustiani e demonologici nel suo capolavoro Il Maestro e Margherita e ne La Diavoleide, oltre a inserire in tutte le sue opere enigmatici riferimenti ai codici numerologici e alla gematria cabalistica; perfino il Realismo Socialista di Maxim Gorky (1868/1936), era debitore per molti aspetti di una sorta di occultismo positivista basato sugli studi moderni sul trasferimento del pensiero, sulla suggestione ipnotica, sulla teoria delle emanazioni energetiche psicofisiche e sulla parapsicologia.

[4] Citato in AA.VV., The Occult in Russian and Soviet Culture, cit., pag. 187.

[5] Il saggio è scaricabile, in traduzione francese, su internet al sito Arktogaia di Dugin e accoliti. Ampi stralci ne sono comunque riportati in: Giorgio Galli, La politica e i maghi, Milano, Rizzoli 1995, pagg. 183-189. Anche noi seguiremo i punti principali del testo parafrasandolo.

[6] Per uno studio obbiettivo della H.B. of Luxor, superando le opinioni preconcette e talvolta erronee di Guénon, si può leggere: Joscelyn Godwin, Christian Chanel, John P. Deveney, The Hermetic Brotherhood of Luxor: Initiatic and Historical Documents of an Order of Practical Occultism, York Beach, Samuel Weiser, 1995. Su uno dei probabili fondatori e ispiratori dell’Ordine, in particolare, è assai interessante: John Patrick Deveney, Paschal Beverly Randolph: A Nineteenth-Century Black American Spiritualist, Rosicrucian, and Sex Magician, Albany, State University of New York Press, 1997. Più in generale anche: Joscelyn Godwin, The Theosophical Enlightenment, Albany, State University of New York Press, 1994, pagg. 199-200; 282-283; 291-292; 346-350; 358-359.

[7] Bogdanov, Lunacharsky e Gorky, influenzati dalla Teosofia, praticavano un surrogato di religione marxista basato su un’interpretazione para-occultista dell’empiriocriticismo e dell’energetismo. I “costruttori di dio” credevano nell’umanità collettivizzata, considerata un dio vivente; il loro energetismo, derivato da una singolare interpretazione del dionisismo nietzschiano, attribuiva alle masse la capacità di canalizzare energia e passione. Questa energia comune delle masse assicurava un’immortalità collettiva piuttosto che personale, giustificando l’auto-sacrificio per il bene della Rivoluzione.

[8] Insospettabili interessi astrologici non sono estranei a Lev Trotsky che in Materialismo dialettico e scienza (1925), traccia un’ellittica analisi oroscopica della nascita del marxismo e delle rivoluzioni del 1848, collegandole entrambe alla scoperta di Nettuno sull’orbita di Urano. Urano è il pianeta della rivoluzione e Nettuno è associato con gli ideali e le ispirazioni nate dall’inconscio.

[9] La mistura di retorica comunista e immaginazione religiosa operata da Platonov è evidente in questo passo citato in AA.VV., The Occult in Russian and Soviet Culture, cit., pag. 209: “Compagni e cittadini, non sprecate fiato seguendo il corso impoverito della noia universale. Il potere della scienza si staglia come una torre e la Babilonia degli antichi con le sue lucertole e siccità sarà distrutta dalla mano esperta dell’uomo. Non siamo stati noi ad aver creato l’infelice mondo di Dio, ma noi finiremo di costruirlo … La ragione del comunista non dorme e nessuno disimpegnerà la propria mano. Al contrario egli soggiogherà tutt’intera la terra all’influsso della scienza”.

[10] “La tomba di Lenin ebbe forma di cubo piuttosto che di piramide perché il cubo significava la quarta dimensione della vita, che, secondo i teosofi, sopravviveva alla disintegrazione del corpo. Kazimir Malevich, l’artista che propose la forma cubica, riteneva che la quarta dimensione permettesse di sfuggire alla morte. Lenin, dichiarò, era stato risuscitato dalla materia soggetta al tempo e si trovava ora nel mondo dell’arte e della religione vere, il ‘regno super-materiale dello spirito ideale’. Perciò Lenin doveva essere deposto in un cubo, il simbolo dell’eternità. Per Malevich, il cubo, significando la metamorfosi, significava non solo l’immortalità di Lenin ma una cultura interamente nuova. Davvero il cubo avrebbe creato questa cultura muovendo attraverso lo spazio, perché possedeva proprietà teurgiche. Il cubo, possiamo aggiungere, esprimeva il prometeismo e l’orientamento verso il futuro dei bolscevichi molto meglio della piramide, che rimandava alla remota antichità ed era stata costruita grazie al lavoro di schiavi…La formula triadica di Majakovskij ‘Lenin è vissuto! Lenin vive! Lenin vivrà!’ divenne un mantra del culto”. In AA.VV., The Occult in Russian and Soviet Culture, cit., pag. 406.

[11] Citato in AA.VV., The Occult in Russian and Soviet Culture, cit., pagg. 195-196.

[12] La citazione e le notizie sono riprese da Il’ja Zbarskij, Samuel Hutchinson, All’ombra del mausoleo: La storia dell’uomo che imbalsamò Lenin, Milano, Bompiani 1999.

[13] I rapporti intercorsi in Svizzera tra Lenin e Trotsky e la colonia utopista e progressista di “socialisti vegetariani” fondata nel 1899 sul Monte Verità ad Ascona, che raccoglieva, fra gli altri, personaggi come l’anarchico Kropotkin, lo scrittore Hermann Hesse, gli artisti dadaisti Hugo Ball e Hans Arp, il pittore Paul Klee, il poeta Stefan George, la ballerina Isadora Duncan ed il filosofo Martin Buber, potrebbero costituire un ulteriore fattore di prossimità fra pensiero occultista ed utopia rivoluzionaria. A questo proposito Cfr. James Webb, Il sistema occulto, Milano, Sugarco, 1989, pag. 49. Altri spunti utili possono trovarsi in: Nicola Fumagalli, Cultura politica e cultura esoterica nella Sinistra russa 1880-1917, Milano, Società Editrice Barbarossa, 1997.

[14] “Nell’attualizzare l’antico mito di Prometeo, Marx non è forse stato l’officiante di un mito saturo? Sebbene possa suonare stonato per i propugnatori del disincantamento del mondo ammettere che la peculiarità di una dottrina risieda essenzialmente nel suo potenziale simbolico, può avere qualche interesse domandarsi come mai l’edificio teorico marxiano abbia potuto, con qualche sorta di irrazionalità, motivare le masse moltiplicando a profusione le pratiche parareligiose indotte dalla teoria: pellegrinaggio a Mosca, culto della personalità di Stalin, riferimento incessante alle sacre scritture di Marx, Engels, Lenin, e alle esegesi dei padri conciliari (Plechanov, Bucharin, Riazanov, ecc.), sfilate grandiose, consegne di decorazioni, battesimi di città e di fabbriche, protocollo ieratico dei grandi capi del Cremlino … Può sembrare a prima vista contraddittorio, ma tutto sommato evidente, il fatto che una politica antireligiosa abbia potuto produrre un culto del partito … L’entrata nel Partito suppone l’adozione di una visione del mondo totalizzante con una speranza escatologica di trionfo del proletariato”. In: Claude Rivière, Liturgie politiche, Como, Red Edizioni, 1998, pagg. 80-81.


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