L’unguento per volare al sabba

di Paolo Aldo Rossi

Prosegue la serie di interventi del professor Paolo Aldo Rossi sulla genesi e lo sviluppo della stregoneria in occidente. In questo secondo articolo si analizzano i collegamenti tra il volo notturno per recarsi al sabba, di cui raccontavano le stesse “streghe”, e l’uso di unguenti dai possibili effetti allucinogeni.

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Hexensabbat, dipinto di F. Francken (1581- 1642). Le streghe vi sono rappresentate in abiti contadini, nell’atto di svestirsi per poi ungersi vicendevolmente, onde recarsi in volo al sabba. In terra, all’interno di un cerchio magico, sono disposti un rospo attraversato da una freccia e la testa di un soldato decapitato.

Unguento unguento, mandami alla noce di Benevento supra acqua e supra vento et supre ad omne maltempo.[1]

Questa formula, universalmente conosciuta ed ossessivamente ripetuta in tutte le innumerevoli versioni dei racconti sulle streghe che si davano convegno sotto il più celebre noce d’Europa, ha finito col rappresentare, nella concisione del dettato stilistico popolare, l’immagine forse di maggior potenza evocativa del rituale preparatorio al volo notturno.

Nonostante, però, che la credenza nelle streghe quali abili manipolatrici di erbe, filtri e veleni, capaci di procurare visioni o indurre eventi “innaturali”, fosse generalmente diffusa fin dall’età classica, il collegamento fra il volo magico e l’unguento appare relativamente tardi o quantomeno nei documenti cristiano-medievali sulla stregoneria si parla frequentemente del viaggio aereo, ma non si fa parola degli elementi tecnici che lo precedevano e preparavano.

…certe donne scellerate, e seguaci di Satana – recita il Canon Episcopi – ingannate dalle illusioni e dalle seduzioni del diavolo, pretendono e dichiarano di cavalcare certe bestie, nella profondità delle ore notturne, insieme con la dea pagana Diana (o Erodiade) accompagnandosi ad una innumerevole folla di altre donne, e affermano di attraversare enormi spazi di terra nel silenzio della notte.[2]

A questo, che è il più antico documento ecclesiastico sulla stregoneria ed ha rappresentato per secoli una delle principali basi dottrinali del Magistero circa tale argomento, ha contribuito, come si è già avuto modo di dire, a ritardare il periodo persecutorio in quanto il suo dettato originario recitava in merito alla illusorietà e fantasticità del fenomeno, tanto da terminare con l’avvertimento che chiunque avesse, al contrario, creduto nella realtà dell’operazione stregonesca:

…procul dubio infidelis est et pagano deterior.

In questa prospettiva era evidente che l’interesse veniva spostato sull’agente principale dell’evento: Satana, maestro di illusioni, mentre le presunte streghe venivano considerate semplicemente come sciagurate colpevoli del peccato di superstizione o, al più, come adoratrici dei demoni pagani, ma non certamente come autentiche malfattrici capaci, oltretutto, di operare eventi straordinari quali la traslazione aerea del proprio corpo attraverso enormi spazi in brevissimi tempi. Né la Chiesa, né lo Stato medievale credono che le streghe siano davvero in grado di mettere in atto quanto affermano e difatti se andiamo a vedere la legislazione in merito ci rendiamo conto che il tono generale della cultura giuridica, sia civile che religiosa, dell’Alto Medioevo è sostanzialmente conforme alla concezione che la stregoneria sia una forma perversa e ignorante della superstizione pagana e che di conseguenza vada trattata come tale, e cioé corretta dalla Chiesa tramite prescrizioni di opportune reprimende penitenziali e punita dal potere civile con pene pecuniarie e detentive, all’interno della tradizione, costituita da un magistero e da una giurisprudenza che s’erano chiaramente espressi contro la realtà del Sabba, diventava estremamente difficoltoso perseguire il delitto di stregoneria a meno di dimostrare da un lato che i “canoni”‘ andavano interpretati diversamente e dall’altro che le streghe erano davvero in grado di recarsi al congresso notturno con mezzi straordinari e, giunte colà, congiurare con l’Avversario per portare ogni sorta di delitto contro la società.

Bisogna, però, attendere fino alla prima metà del XV secolo per trovare una trattazione completa ed articolata di tale tematica. Il teologo spagnolo Alfonso Tostado, nella Quaestio XLVII dei Comentaria in Primam Partem Metthaei, riesce a mettere a fuoco il tema basilare su cui incentrare la dimostrazione della realtà della stregoneria: il Canon Episcopi, se rettamente interpretato, dichiara la falsità della demonolatria delle streghe, ma non quella del volo notturno o in altre parole le streghe seguono una falsa fede, ma operano autentici malefici, per cui conclude che:

…Le malefiche donne, come anche gli uomini, compiute alcune nefande pratiche superstiziose e unzioni, vengono presi dai diavoli e trasportati attraverso luoghi diversi…[3]

Rivoltata dunque, a favore della propria tesi la fonte più autorevole del magistero, grazie anche a tutta una serie di citazioni testuali presenti nella Tradizione e nella Rivelazione: Gesù trasferito da Satana sul più alto pinnacolo del tempio, il volo del profeta Abacuc, Simon Mago trasportato per l’aria dai demoni e, naturalmente, tutta una serie di exempla tratti dalle Vite dei Santi, Tostado può tranquillamente affermare che non esistono più controindicazioni canoniche a parlare di trasporto aereo delle streghe, mentre vi sono testimonianze dirette e ben documentate che lo confermano.

In questa nuova dimensione ideologica egli è anche il primo a parlare specificatamente dell’unguento:

Ci sono delle donne, quelle che noi chiamiamo streghe, che spergiurano di potersi recare in qualsivoglia luogo … una volta cosparse con uno speciale unguento … E là si permettono ogni sorta di piacere[4].

Il fatto interessante è che la maggior parte degli assertori della realtà del volo, Tostado compreso, dichiarano anche di aver assistito personalmente all’unzione e di aver potuto accertarsi che la strega rimaneva nello stesso luogo dove s’era unta, cadendo in una sorta di deliquio, seguito da un sonno profondo, e svegliatasi avrebbe raccontato di aver percorso spazi inimmaginabili.

Questo, comunque, non smuove minimamente la loro convinzione nella realtà dell’evento dato che spiegano il tutto con la teoria che le streghe si recano al Sabba lasciando a casa un corpo (alcuni dichiarano che vanno al “gioco” in ispirito ed altri, invece, ipotizzano la sostituzione del corpo fisico con un fantasma, creato per ingannare i presenti).

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Il pasto delle streghe (da U. Molitor, De lamiis phitonicis mulieribus, Costanza 1489).

Vi è anche chi attribuisce il volo al parto di fantasie malate (umori melanconici, debolezza propria del cervello femminile, follia…), ma costoro si sentono rispondere, e questa volta con una certa ragione, che le alterazioni mentali sono rigorosamente soggettive, mentre la presunta “fantasia” in questione è assolutamente omogenea in tutte le confessioni.

In ogni caso, quantomeno fino a Giovan Battista della Porta, a nessuno è mai venuto il sospetto che il tanto famigerato unguento avesse a che vedere con la costante omogeneità della descrizione del volo. Se andiamo a leggere le tante “ricette” dell ‘unguento, riportate in quasi tutti i manuali inquisitoriali o nei documenti letterari o giuridici, ci rendiamo conto di come venisse sempre messa in rilievo la serie dei componenti orridi o grandguignoleschi: grasso di bambino non battezzato, sangue di pipistrello, vipere, rospi, ossa di morti, sangue mestruale …, mentre si accenna soltanto di sfuggita ad “erbe delle streghe” non meglio identificate. Alla stessa stregua, anche i medici e gli scienziati più illuminati giungono fino a dissertare dei vari aspetti psicopatologici nel comportamento della strega, tanto che Gregory Zilboorg[5] non ha forse visto male quando ha affermato che il De prestigiis daemonum di Johan Wier può essere considerato il primo autentico manuale di psichiatria, ma, in ogni caso, nessuno è stato sfiorato dall’ipotesi che le cause andassero ricercate in ambito fisiologico (quelle che noi oggi chiameremmo patologie organiche, carenze alimentari, intossicazioni).

Lasciamo, quindi, parlare alcuni testi particolarmente illuminanti:

Accadde che una di queste donnicciole che affermano di far parte di tale setta – scrive Tostado nei Commentaria super Genesim – non essendo creduta dai presenti in merito a questo punto [ il volo ] … fece alcuni segni particolari e si cosparse con un unguento e immantinente giacque esanime. Quando dopo molte ore si riebbe, asserì di essere stata in questo o in quel luogo … Ma i presenti la contraddirono facendole notare che per tutto quel tempo era rimasta stesa a terra e a prova di ciò le dissero che, per essere sicuri, l’avevano bastonata e le avevano procurato delle bruciature con il fuoco. Ma questa s’era svegliata senza sentire ne il dolore delle ustioni ne la sofferenza delle bastonate…[6]

e ancora, J. Nider narra nel suo Formicarius che il Padre Domenicano, avendo sentito che una certa donna si vantava di esser trasportata di notte al Sabba, le propose di acconsentire a che lui presenziasse l’evento onde poterne essere testimone:

giunto il giorno che la vecchia aveva fissato per la prova … presenziò l’avvenimento in compagnia di uomini degni di fede. La donna entrò in uno di quei recipienti in cui si suole fare la pasta e vi si accomodò, dopo aver pronunciato le formule malefiche si cosparse con un unguento e, subito, reclinato il capo si addormentò e, per opera del demonio, sognò con tanta intensità Venere e altre superstizioni sicché, con voce alterata, mandava grida di gioia e batteva le mani come per applaudire, ma nel muoversi tanto scompostamente fece cadere dall’alto sgabello il recipiente in cui sedeva…[7]

L’esilarante comicità del tutto, tipica peraltro del teatro medievale, non è minimamente rilevata dai due ecclesiastici tanto che invece di dar adito ad uno scroscio di risate, provoca dottissime e pedanti argomentazioni circa gli inganni dei demoni.

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Aguarda que te untex (Guarda che ti ungono) incisione di F. Goya: l’unguento trasforma all’istante le streghe in esseri bestiali che spiccano il volo verso il sabba.

È invece Apistio, un personaggio della Strega di Giovan Francesco Pico della Mirandola ad esprimersi nel senso del ridicolo.

…mi par cosa da ridere che fatto un circolo et untosi il corpo con esso uno unguento non so in che modo, e dette mormoran io non so che parole si mescolino co i Demoni e che quelle ribalde cavalchino ‘a notte quel legno si concia il lino o la canapa…[8]

E, appena qualche decennio più tardi, il grande giurista Andrea Alciati dopo aver celiato di un inquisitore operante nel comasco:

…costui ne aveva arse moltissime, certo più di cento, e ogni giorno le offriva, una dopo l’altra, come nuovi olocausti a Vulcano, non poche delle quali meritavano d’esser curate più con l’elleboro che con il fuoco.

E dopo aver dichiarato sarcasticamente:

…perché non supporre che il malvagio demone se ne stesse con i suoi demoni, mentre quella [la strega che si recava al gioco lasciando un fantasma nel letto] con suo marito? Perché immaginare un corpo vero in un sabba fasullo ed un corpo fasullo in un letto vero?

Termina acidamente:

…alcuni teologi, moderni si sforzano di ribattere a quel testo [il Canon Episcopi] ma, con argomentazioni che non possono stare ne in cielo ne in terra[9].

Negli stessi anni in cui fervevano tali insulse dispute Paracelso, preso atto delle conoscenze di medicina popolare (streghe erboriste, ostetriche, cerusici e boia) intuiva la composizione di quell’unguento satanico che Pietro Andrea Mattioli trascrive in una ricetta, calibrandone gli elementi: sugna, resina e fiori di canapa, rosolaccio e semi di girasole.

Ma è solo con il Della Porta che si prende piena coscienza del rapporto fra le sostanze neuropsicoattive contenute nell’unguento e il delirio indotto.

Egli assiste, infatti, ad una esperienza “neuropsichica” analoga a quelle precedentemente citate:

Mi accadde di avere a disposizione una vecchia la quale, spontaneamente e in breve tempo, mi offrì la soluzione del problema. Comandò che venissero mandati fuori coloro che io avevo chiamato a testimoniare e mentre noi la stavamo a spiare da una apertura della porta essa si spogliò e si frizionò vigorosamente con un unguento che, a causa dei suoi succhi soporiferi, la fece cadere in un sonno profondo. Allora noi aprimmo la porta, ma essa, svegliatasi, ci cacciò a male parole, ma poi cadde completamente priva di sensi. Noi ritorniamo fuori e, piano piano, il potere del filtro perde i suoi effetti. Essa si risveglia e incomincia a delirare e dice di aver attraversato mari e montagne e risponde in modo menzognero alle mie domande. Noi affermiamo di non essere convinti di quanto ci dice e lei insiste, perdiamo la pazienza, ma lei si ostina ancora di più.[10]

E, con molto maggior buon senso dei suoi predecessori, ne conclude:

Una esagerata bramosia di sensazioni morbose ha talmente invaso lo spirito umano da trascinare all’abuso delle sostanze che la provvida natura ha messo a disposizione degli uomini. Di molte di esse riunite insieme sono composti gli unguenti delle streghe, I quali, benché siano mescolati a molte superstizioni, mostrano a chi li esamina, che la loro efficacia proviene da forze naturali. Dirò quanto ho appreso dalle streghe. Esse cuociono in un vaso di rame grasso di bambini stemperato con acqua. Cuocendo l’acqua evapora e nel vaso rimane una pasta, a cui le streghe aggiungono aconito, foglie di pioppo, sangue di pipistrello, solano sonnifero e olio. È possibile mescolarvi anche altri ingredienti non dissimili. Appena l’unguento è pronto se ne spalmano il corpo, strofinando la pelle lino ad arrossirla, in modo che si rilasci e si dilatino i pori e l’olio penetri più profondamente nei tessuti provocando una reazione più rapida e violenta.[11]

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Una strega fa sfoggio dei suoi poteri facendo apparire un mostro (da S. Munster, Cosmographia universalis, Basilea 1544).

Due degli ingredienti che compongono l’unguento, sono sicuramente interessanti: l’aconito e il solano sonnifero. L’aconitum napellus è una pianta erbacea perenne, frequente in tutta Europa, predilige i pascoli montani fertilizzati fino ad altitudini intorno ai 3000 metri. Tra i suoi principi attivi: gli alcaloidi del gruppo diterpene, napellina, aconitina e i glucosidi flavonici luteolina e apigenina. E, subito dopo, l’Aconitum ferox del Nepiù, il veleno vegetale più attivo che esista. Una dose di 2 gr. di tubero fresco (da 1 a 3 mg. di aconitina) può rappresentare la dose mortale per l’uomo. il veleno penetra attraverso la pelle (anche il semplice mazzetto, tenuto in mano, provoca intossicazioni e dermatiti).

Le preparazioni di aconito applicate sulla cute inducono parzialmente una eccitazione sensoriale, cui segue un caratteristico formicolio e l’ottundimento della sensibilità con conseguente anestesia, disturbi sensoriali, paralisi dei centri bulbari, irregolarità cardiache.

Il solano sonnifero o atropa belladonna è una pianta perenne. diffusa in tutta Europa, specie nelle radure e nelle macchie e lungo le strade boschive. Il frutto è una bacca nera lucida grande quasi quanto una ciliegia. (la dose letale va da 10 a 15 bacche, mentre a medi dosaggi provano modificazioni neuropsicologiche ed esperienziali) La pianta intera contiene vari alcaloidi fra cui la scopolamina, l’iosciamina e l’atropina. Nel processo di disidratazione la iosciamina si trasforma, a causa di un processo enzimatico, in atropina. Fra le sostanze delirio-inducenti, l’atropina e gli atropino-simili rappresentano la classe di farmaci più interessanti ai nostri scopi. La maggior parte delle erbe delle streghe (gli ingredienti non dissimili di cui parla il Della Porta e che troviamo spesso qua e là citati nella maggior parte dei verbali giudiziari) appartengono a questo gruppo. Giusquiamo, datura stramonio, atropa mandragora sono tutti farmaci dose-dipendenti: a bassi dosaggi danno euforia, benessere, disturbi della memoria, alterazioni spazio-temporali e vividezza nelle percezioni sensoriali, mentre ad alte dosi compaiono midriasi, allucinazioni e delirio. (La sintomatologia e il vissuto neuro-psichico sono simili a quello degli allucinogeni)

Esistono poi, numerosissime testimonianze circa l’uso da parte dell’erboristeria delle streghe di varie piante spontanee quali la cicuta, il verbasco, la valeriana, l’erba morella, la dulcamara, la digitale, il salice. La cicuta induce paralisi motoria graduale, rallentamento cardiaco, ipossia (insufficiente ossigenazione), delirio e eccitazione convulsiva, il verbasco e la valeriana sono sedativi, la morella e la dulcamara (contenenti solanina) danno nausea, allucinazioni visive, diafonia, vertigine, paralisi dell’attività motoria e respiratoria, sono anche narcotici e analgesici, la digitale (in caso di intossicazione acuta o cronica) provoca disorientamento spazio-temporale, confusione, afasia, delirio. allucinazioni ed infine i salicilati sono responsabili di confusione, delirio, psicosi, forme stuporose, sindromi maniacali, allucinazioni.

Da ultimo vanno menzionati due ulteriori ingredienti dell’unguento di cui parleremo comunque, ancora in seguito: il rospo e la canapa. Le ghiandole cutanee dei rospi contengono la bufotenina (dimetil-5-idrossi-triptamina) una sostanza indolica simile per struttura alla serotonina e alla dietilamide dell’acido lisergico, ancor oggi usato ritualmente, in alcune culture primitive, per indurre stati allucinatori (è appena il caso di ricordare che la fustigazione del rospo, onde ottenerne il veleno, è uno degli elementi centrali del Sabba). Per quanto riguarda la canapa è evidente che, quando se ne parla, si tratta di cannabis sativa e non della cannabis indica, ma è ormai chiarito che la percentuale dei cannabinoidi attivi della pianta europea non è dissimile da quella della canapa indiana, dipendendo ciò dalle condizioni di coltura.

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Le tre streghe, olio di J. Fusely (1714-1825) ispirato al Machbet di Shakespeare.

Una delle obiezioni fondamentali contro l’ipotesi dell’induzione farmacologica di esperienze psichiche a causa dell’uso di tali unguenti e che questi, dovendo essere ovviamente spalmati sulla pelle, non potevano essere assorbiti in manie!a apprezzabile dall’organismo. È vero che le sostanze attive non attraversano la cute, ma fanno eccezione proprio i composti liposolubili veicolati su eccipienti lipidici (in parole povere l’unguento delle streghe). Se si tien conto poi che queste venivano strofinate sulla pella lacera, su piaghe o sulla carne viva, si capisce come potevano funzionare più rapidamente che per ingestione o inalazione. L’igiene dell’epoca, specie nelle classi più povere (si pensi, però, anche alla scarsa pulizia delle classi abbienti) era del tutto approssimativa, le malattie scrofolose sono patologie normali, i parassiti sono ospiti fissi, le carenze vitaminiche naturale prodotto di squilibri alimentari e l’ignoranza di ogni elementare cautela antisettica porta con se il prurito e l’infezione, Gli unguenti delle streghe calmano il dolore e spesso lo guariscono, ma sovente danno reazioni tossiche. Molti degli ingredienti visti sopra entrano nella pomata con funzione vulneraria (es. le foglie di pioppo), sedativa (es. le solanacee ), antiflogistica ed antibatterica (es. l’olio di iperico) e quindi non solo leniscono i dolori, ma curano anche i mali dando in aggiunta “sogni dilettevoli” che soddisfano le “bramosie esagerate di sensazioni morbose”.

È quindi plausibile ammettere, in generale, che gli stati tossici indotti dall’ uso di questi farmaci neuropsicoattivi provochino nell’individuo una lacerazione del tessuto connettivo coscienziale fra immagini di origine sensoriale e immagini endogene che si presentano con carattere percettivo e vengono vissute dal soggetto come autentiche percezioni e scambiate con queste, tanto che sono attribuite alla realtà esterna e ritenute immagini reali.

In definitiva si induce un feed-back positivo: coloro che sono affetti da piaghe dolorose o algie varie ricorrono alla strega erborista per avere lenimento e questa nel procurare loro un potente analgesico (ipnotici, tranquillanti, neurolettici) inizia costoro, può essere anche inconsapevolmente, ai misteri del Sabba e li lega ad una assuefacente tossicodipendenza.

Una seria valutazione di questa ipotesi (complementare, si badi bene, a quelle che già abbiamo chiamato tessere del mosaico o linee multiway) può essere fatta solo se si chiamano in causa tutta una serie di elementi interne transdisciplinari quali ad es. la storia dell’alimentazione e della salute, la psicologia sociale, la psichiatria e la farmacologia, il tutto passato attraverso la: formulazione di precise cautele metodologiche e impianti epistemologici adeguati[12], ma di questo torneremo a parlare nel corso dei prossimi interventi.


Note

[1] D. Mammoli, Processo alla strega Matteuccia di Francesco, 20 marzo 1428, Todi 1969.

[2] Il Canon Episcopi è riportato da:
a) Reginone di Prum, Libri duo de Synodalis causis, in Migne P.L. CXL, coll. 1853-1870;
b) Burcardo di Worms, Corrector et medicus (Decretorum liber XIX) in P.L. CXL, col, 976;
c) Graziano, Decretum magistri Gratiani, editio liptiensis, ed A. Freideberg, Lipsia 1922, pp. 1030-1031 e in tutte le opere di demonologia dal XIIIal XVIII secolo, commentato, annotato e interpretato a sostegno contro la realtà della stregoneria.

[3] Alfonso Tostado, Commentaria in primam partem Matthaei, Quaestio XLVII cap. IV, pag. 410, Venetiis 1615.

[4] Alfonso Tostado, Commentaria super Genesim, Quaestio CCCLIV, Venetiis 1507.

[5] Gregory Zilboorg, The medical man and the witch during the renaissance, J. Hopkins University press, Baltimore 1935.

[6] Alfonso Tostado, Commentaria super Genesim, Quaestio CCCLIV, Venetiis 1507.

[7] Johan Nider, Formicarius, Colonia 1475I, II, c4.

[8] Giovan Francesco Pico della Mirandola, Dialogo intitolato la Strega, overo de li inganni de’ Demoni tradotto dall’abate Turini, Pescia 1555 pag. 21.

[9] Andrea Alciati, Andrea Alciati iuriconsulti Mediolanensis Parergon iuris libri VIII, Lione 1544, pp. 92-94.

[10] Giovan Battista della Porta, Magia naturalis sive de miraculis rerum naturalium, Napoli 1558, I, II, 26.

[11] Ibidem, cfr. Giuseppe Bonomo, Caccia alle streghe, Palermo 1959, pp. 394-396 di cui abbiamo usato la traduzione del brano dellaportiano.

[12] Indispensabile e fondamentale per iniziare una seria disamina della questione è: Walter Sannita, Induzione farmacologica ed esperienza psichiche, medicina popolare e stregoneria in Europa agli inizi dell’età moderna, in M. Cuccu, P.A. Rossi, La strega, il teologo, lo scienziato, Genova, ECIG, 1986, pp. 119-140.


All’amico Walter Sannita va il mio ringraziamento per avermi introdotto a questa tematica e la doverosa dedica di quest’articolo.

 

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