Il giardino zen in stile Karesansui

a cura del C.S. S.I.A.

Né un fiore, né un’ombra
Dov’è l’uomo?
Nel trasporto di rocce,
nella traccia del rastrello,
nel lavoro della scrittura
(poesia Zen)

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È difficile, se non impossibile, praticare la via della Comprensione e dell’Amore senza un sangha, e cioè senza una comunità di amici che praticano nello stesso modo. Nel mio paese diciamo che una tigre che lascia le montagne per scendere in pianura sarà catturata dagli uomini e uccisa. Praticare al di fuori di una comunità di pratica è la stessa cosa. Nella nostra società la spinta verso l’indifferenza è talmente forte che abbiamo bisogno del sostegno di amici che ci aiutino a essere in contatto con il nostro desiderio più profondo: amare e aiutare tutti gli esseri.
Abbiamo tutti un gran bisogno di un sangha: la nostra pratica dovrebbe essere sostenuta dalle persone che ci sono vicine, e noi possiamo imparare a sostenerle a nostra volta. Possiamo sostenerle guardando in profondità in modo da riconoscere i semi di pace, gioia e gentilezza amorevole in loro. Entriamo in contatto con quei semi, li innaffiamo ogni giorno in modo che gli altri possano sbocciare come fiori, e quando questo accade noi tutti saremo più felici. Dobbiamo aiutarci l’un l’altro nella pratica, la pratica della meditazione non è una questione individuale.
Dobbiamo pensare agli amici e alla comunità come a un investimento, come alla nostra proprietà più preziosa. Essi possono darci conforto, aiutarci nei momenti difficili e condividere le nostre gioie. È facile morire in seguito ad una grande sofferenza anche se si ha molto denaro in banca. Investire su un amico, fare di un amico un vero amico, costruire una comunità di amici è una fonte di sicurezza di gran lunga maggiore.
(Thich Nhat Hanh)

…quando questi singoli elementi (nomi, definizioni, vista ed altre sensazioni) vengono con sforzo sfregati gli uni contro gli altri e sottoposti a confutazione in dispute benevole e in scambi di domande e risposte fatti senza animosità, allora, a chi compie ogni sforzo consentito alle possibilità umane, riluce d’un tratto intorno a ciascun problema comprensione e intuizione…
(Platone, VII Lettera)

Forse Empedocle, che usò anche la musica per guarire i mali del corpo e che disse l’amore unisce tutti gli elementi dell’esistere, voleva scoprire il giardino incantato della natura intima della vita quando si tuffò nelle budella della montagna; mai immaginando, lui che di creatività ne aveva grandi bisacce, che la teneva stretta in pugno. Non la seppe intravedere. E comunque morì nel suo letto deluso di non ulteriori scoperte ma il mito serve, è didattico
(Chan Phap Y)

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Il giardino fu, per lungo tempo, nella tradizione Zen del Giappone, un centro di espressione e di culto della bellezza essenziale, quella del pensiero intuitivo, spesso simbolizzata da pietre levigate poste fra cespugli quasi fiori silenziosi, dall’aspetto metallizzato, scivolante, sottile, pregno di significati e testimoni di lunghe contemplazioni . Il giardino Zen è una forma continuamente variabile, che si trasforma quotidianamente, che segue e riflette il costante mutamento dell’universo, creando uno spazio di pace tranquilla, di silenzio arcano e di grande armonia. Il giardino Zen crea un senso di tranquillità, immobilità e calma; la mente può espandersi e liberare l’ immaginazione. Fra i vari stili il più semplice e tradizionale è quello definito Karesansui, molto legato al Feng Shui e all’arte del giardinaggio cinese tradizionale. Il giardino Zen (in stile Karesansui) è composto da 2 elementi :

  • grani di sabbia bianca rastrellata che rappresentano l’oceano;
  • pietre e rocce che rappresentano le montagne e gli animali marini sacri.

Il giardino “Karesansui”, detto anche giardino giapponese in stile “paesaggio secco” esiste da molti secoli. È nel sesto secolo d.C., con l’avvento del Buddhismo Zen che il “giardino” ha cominciato ad evolversi. Innanzitutto sono stati creati paesaggi con dimensioni maggiori per permetterne l’accesso all’interno, così da passeggiare e meditare senza rimanere all’esterno, sui bordi come nei primi Karesansui. I sacerdoti Zen hanno adottato poi il “Karesansui” assegnando alla sua costruzione uno scopo differente: aiutare alla comprensione più profonda dello Zen e dei suoi concetti. I principi base che oggi ci vengono tramandati risalgono al tardo 1200 e sono quelli che hanno creato i “kansho-niwa” o giardini della contemplazione dei più recenti sacerdoti Zen. Per costruire un autentico giardino Karensansui occorre tenere presente alcune regole. Aggiungere un elemento o modificate l’orientamento della sabbia in grani è un’importante occasione per rilassarsi e meditare, pensando alla tranquillità e alla vastità dell’oceano. Il giardino Zen può essere creato ovunque, in piccoli spazi o in più ampie aree che aiutano a drenare il vostro giardino di casa. I due elementi principali sono rocce per formare isole montuose e sabbia speciale per creare le onde e le correnti del mare. La sabbia utilizzata non è quella delle spiagge bensì granito o marmo schiacciato e di tonalità uniformi: bianco, bianco sporco, beige, di circa 2 millimetri di diametro.

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Non vanno utilizzati grani multicolori. Il granito bianco e uniforme crea la giusta atmosfera e illumina con il proprio riflesso anche le aree vicine. Vanno scelte molto accuratamente le rocce da posizionare nel giardino Zen. Le isole sono il fulcro della meditazione e ciò che rappresentano riveste una particolare importanza per lo Zen. Le isole rappresentano l’immortalità, la longevità e la salute. Molti giapponesi hanno nei loro giardini singole rocce che rappresentano le immutabili montagne e anche gruppi di rocce a forma di testuggini e gru : due simboli importanti di longevità. Dopo aver posizionato le rocce secondo la propria sensibilità, occorre rastrellate la graniglia di sabbia in modo continuo senza mai fermare il “rastrello”. Lo stesso deve essere sempre spinto in avanti e mai tirato indietro. Si dovranno creare percorsi visivi unifomi e senza interruzioni, che percorrono per la sua lunghezza il giardino e ruotano armoniosamente intorno alle isole. Spesso vengono aggiunti dei ponticelli che simboleggiano il passaggio attraverso il mare per raggiungere un punto di vista alternativo che altrimenti non sarebbe visibile.

È un modo diverso per meditare, contemplare la vita e i suoi misteri, che si ottiene solo se si attraversa quel ponte. L’attraversamento è di buon auspicio all’inizio delle diverse stagioni, per operare profondi cambiamenti, secondo un’idea originaria della Cina classica. In alcuni casi vengono aggiunti ornamenti monocromatici come rocce contenenti acqua la cui funzione è quella di creare nuovi punti di contemplazione e un maggior senso di profondità del paesaggio. Vediamo di seguito il significato di alcuni ornamenti del giardino ed altri consigli utili (derivanti dal Feng Shui cinese).

  • Piccole fontanelle e stagni nel giardino portano grandissima fortuna economica se sistemati negli angoli a nord o a sud-est.
  • Se si hanno ruscelli o stagni d’acqua davanti a casa dovrebbero essere a sinistra guardando fuori dalla porta d’ingresso. Così è assicurata la stabilità di coppia. Se l’acqua è invece a destra, il marito probabilmente guarderà con interesse le altre donne. Occorre però ricordare di non esagerare con bacini d’acqua: troppa acqua fa versare lacrime.
  • Qualsiasi vialetto conduca alla vostra porta d’ingresso dovrebbe fare alcune curve, rallentando così il Ki e ricavandone fortuna.
  • Non lasciate che l’ingresso della vostra casa si affacci su una strada dritta. Bloccate l’energia negativa che ne deriva con un gruppo d’alberi, una staccionata di legno, una siepe.
  • Nel retro della casa dovrebbero esserci alberi e una collinetta. Si godrà così della protezione della tartaruga celeste.
  • Se il terreno intorno a casa è ondulato o mosso, ospita i draghi portafortuna. Se è piatto e privo di movimento allora non c’è alcun drago e la terra è meno fortunata.
  • I pendii e le colline devono essere dolci , non ripide; solo così il Ki che affluisce è benigno e carico di prosperità. Mai costruite la casa sul cucuzzolo di una collina, scegliere invece la mezzacosta, in modo da non avere forti venti che portano i fattori climatici perversi.
  • Le piante sono di ottimo auspicio, il legno significa crescita e sviluppo specialmente se posto a est, sud-est e sud. Gli alberi non devono sopraffare però la casa ed esser quindi potati regolarmente.
  • Occorre non posizionare piante appuntite e cespugli spinosi vicino a casa, eliminate l’acqua stagnante, le foglie o le piante secche poichè sono tutti elementi portatori di energia Inn negativa.

In conclusione, il giardino Zen (come gli antichi giardini di Creta, come quelli pensili di Babilonia, come il “sito degli aranci” – detti, appunto, giardini – dei siciliani) ci aiuta a guardare; il giardino ci segna i viali, l’erbe mediche, le gramigne. Gli occhi dello Zen ci sono strumenti per comprendere le stagioni delle erbe, la maturazione dei frutti, il gesto consapevole della raccolta, la responsabile azione del dare, l’espansione della coscienza di compassione.

Vogliamo concludere questo breve excursus con una storia Zen. Un monaco Zen viveva solitario sulla cima di una collina dove aveva trasformato l’esiguo spazio intorno alla sua capanna in un giardino di crisantemi. Ogni giorno all’alba e al calar del sole incrociava le gambe in zazen e dialogava con i fiori da mente a mente. La sua mente e quella dei crisantemi. Un giorno l’anziana donna del villaggio in basso che gli arrancava il cibo delle offerte gli chiese con curiosità e irritazione perché al posto di inutili fiori non coltivasse cavoli e carote. Il monaco non rispose. Guardava le api che ciondolavano da un fiore all’altro. Poi si chinò verso il più vicino dei crisantemi, lo raccolse e, con un ampio sorriso di felicità, l’offrì alla vecchia contadina che si vide svelato il segreto dello Zen.

cssia_giardinozen_05aGui. Simbolo di fermezza e immutabilità.
Nella tradizione cinese è usata per scopi divinatori
Il guscio è paragonato alla volta celeste, la parte inferiore della corazza al piatto disco terrestre.

cssia_giardinozen_05b. Simbolo di longevità, spesso associato al pino.
Simbolo di saggezza. La morte di un monaco taoista viene chiamata “trasformarsi in una gru”.

Gli ideogrammi cinesi delle Quattro Stagioni:

cssia_giardinozen_05cPrimavera (ch_n)

cssia_giardinozen_05dEstate (xià)

cssia_giardinozen_05eAutunno (qi_)

cssia_giardinozen_05fInverno (d_ng)

cssia_giardinozen_05gLong. Simbolo del potere imperiale, dell’eternità, della forza e della fertilità maschile.

cssia_giardinozen_05hFu, Fortuna. Ideogramma classico cinese.

cssia_giardinozen_05iIdeogramma di Crisantemo (Ju) in stile cinese Kai.


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